Nei prossimi giorni si decideranno le sorti del Veneto

Luca Zaia

Zaia alla conferenza Stato Regioni

“È chiaro che il numero assoluto dei contagiati dipende da quanti tamponi fai. Se fai tanti test, hai alte probabilità di trovare molti positivi; se ne fai zero, ne trovi zero. Un meccanismo perverso che avrebbe finito per penalizzare i virtuosi, a meno che non si fossero introdotti dei correttivi, come ad esempio l’imposizione di una soglia minima di test giornalieri per ciascuna Regione in base alla popolazione. Ho posto il problema, i colleghi presidenti lo hanno condiviso e alla fine anche Speranza si è detto d’accordo”. Queste le parole del governatore del Veneto, Luca Zaia, sulla possibile zona rossa per le regioni con più di 250 contagiati ogni 100 mila abitanti. Il Veneto si sarebbe così sicuramente trovato in una situazione di “forte lockdown” compromettendo tutti gli sforzi messi in campo finora dalle aziende e dai cittadini, intenti a rispettare le norme sempre più altalenanti e che lasciano enorme spazio all’interpretazione soggettiva o, quantomeno, non aiutano le forze dell’ordine addette ai controlli.

Almeno tre settimane in zona arancione

“Il report dell’Istituto Superiore di Sanità si basa su un monitoraggio di due settimane, arco di tempo in cui si ritiene possano fare effetto le restrizioni adottate. Da quando sono state introdotte, le fasce hanno sempre funzionato così, per cui mi attendo che il Veneto resti arancione almeno per due o tre settimane. Se abbassiamo la guardia adesso, buttiamo via tutti i sacrifici fatti fin qui”, ha commentato Zaia.

Accantonato il criterio dell’incidenza dei positivi sulla popolazione, in assenza di altre prospettive valide i tecnici in queste ore sono impegnati a trovare soluzioni alternative da adottare. Per ora, l’unica certezza è che il Veneto dovrà percorrere molta strada prima di tornare in fascia gialla.

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