Ciclismo, il punto di Andrea Pasqualon sulla stagione in chiusura

Si è svolta domenica la prima edizione della Veneto Classic, portata a casa dal ventunenne di Castelfranco Samuele Battistella, astro nascente dell’Astana. Si tratta della sua prima vittoria da professionista, ottenuta al termine di una lunga fuga che l’ha visto fare ingresso a Bassano del Grappa in solitaria, accolto da ali di folla festante.

Alle sue spalle, nelle prime fila del secondo gruppo, abbiamo visto tagliare il traguardo al tredicesimo posto Andrea Pasqualon, l’eneghese che dal 2017 corre con la maglia della squadra belga Intermarché-Wanty-Gobert.
Giusto il tempo di darsi una rinfrescata dopo i 206 chilometri appena macinati e abbiamo raggiunto Pasqualon per un’intervista esclusiva non solo sulla tappa della Veneto Classic ma, più in generale, sulla stagione ciclistica che si sta avviando alla conclusione.

Andrea, com’è stato correre sulle strade di casa? Quanto ci credevi in questa gara?

Dico la verità: ci credevo tanto. Il problema è che un paio di giorni fa sono venuto a vedere il percorso e ho visto che era un po’ difficile per le mie caratteristiche, però ho dato il massimo e abbiamo cercato come squadra di essere sempre presenti. Abbiamo fatto una buona corsa. Prima ho attaccato io sulla Tisa, nel secondo passaggio io e Trentin, poi ci siamo focalizzati sul mandare via il mio compagno Rota perché il percorso forse era più adatto alle sue caratteristiche che alle mie. Ho corso in difesa gli ultimi due giri e sicuramente se fossimo riusciti a chiudere sui dieci davanti sarei stato pronto per sprintare. Infatti col gruppo dietro ho ben sprintato arrivando nei primi quindici.

La stagione è ormai conclusa. Com’è il tuo bilancio?

Il bilancio è buono. Mi aspettavo una vittoria, soprattutto in quest’ultimo mese, ma non l’ho ancora centrata. Ho un’altra occasione domenica, quindi speriamo di riuscire a centrarla. Sarà un’altra corsa impegnativa sul pavé olandese: vediamo se riuscirò ad ottenere questo primo successo stagionale. Son venuti diversi podi, son venuti tanti piazzamenti, però manca sempre quel qualcosa per cui poter alzare le mani al cielo.

Di recente hai firmato il rinnovo con la Intermarché-Wanty-Gobert. Avevi avuto qualche altra proposta?

Sì, qualcosa in movimento c’era, qualche altra squadra world tour che mi voleva, però mi sono focalizzato sul rimanere in questa squadra perché l’ambiente è quello giusto per me. È un ambiente che mi ha fatto crescere, che mi ha dato tanto, mi ha fatto fare tre Tour de France, mi ha dato la possibilità di correre il mio primo Giro d’Italia quest’anno e tutte le classiche del Nord. Andare via da un ambiente dove si sta bene non sarebbe stato il massimo, quindi ho firmato per un altro anno.

Quali obiettivi vi siete posti per il prossimo anno con la Intermarché?

Il prossimo anno entreranno in squadra alcuni corridori molto blasonati come Kristoff e Bystrøm, quindi sarà una Intermarché tutta nuova, ancora più forte rispetto a quest’anno. Il mio obiettivo sarà probabilmente tornare a correre il Tour de France, forse in appoggio a Alexander Kristoff, e magari il Giro d’Italia con un po’ più di libertà da parte della squadra nei miei confronti.

Parliamo di nazionale. Per te era molto importante essere presente ai mondiali delle Fiandre e avevi anche finalizzato la preparazione in prospettiva di una possibile convocazione. Cosa è mancato?

È mancata la fiducia da parte del Commissario Tecnico. Io avevo detto che mi sarei fatto trovare pronto ma forse lui si era focalizzato su qualche mio risultato antecedente al mondiale. Sapevo che il mio picco di forma sarebbe arrivato in quella settimana, l’avevo preparata a puntino e non a caso la settimana prima del mondiale ho fatto un quarto posto a Francoforte in una corsa dove il livello dei partenti era molto alto, una corsa adatta alle mie caratteristiche, quindi avevo dimostrato di meritare una maglia azzurra. Purtroppo non è arrivata e probabilmente le sue scelte erano incentrate su altri corridori. Devo solamente accettarlo e cercare di farmi trovare in forma il prossimo anno, sono sicuro che con un po’ di fortuna in più o con qualche altro risultato antecedente di qualche settimana rispetto al mondiale mi lascerà la possibilità di esserci di nuovo. Non mollerò di certo ora, quindi staremo a vedere.

Cassani ha appena concluso la sua avventura come Commissario Tecnico e Bennati è dato come super favorito per sostituirlo. Tu chi vedresti bene come CT della nazionale?

Assolutamente Bennati. Tra l’altro con lui ho una grande amicizia. Penso che sia il CT per eccellenza perché sarà un commissario che arriverà dopo tanti anni di professionismo ma ancora abbastanza giovane, in grado di conoscere le esigenze di questa categoria di corridori degli ultimi dieci anni. Ha corso con noi e probabilmente sa riconoscere ancora meglio il ruolo di ogni corridore all’interno della nazionale. E poi ha una grossa esperienza perché è stato gregario di tanti campioni, tra i quali, non ultimo, Alejandro Valverde. Non a caso i prossimi mondiali saranno proprio per sprinter e lui è stato uno dei grandi sprinter, soprattutto ultimo uomo negli ultimi anni, per cui penso che sia la persona giusta per creare un gruppo buono in vista dei prossimi campionati.

Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini di Sonny Colbrelli in lacrime dopo l’incredibile vittoria alla Roubaix. Sonny come te, è un velocista “atipico”. Quando ti vedremo pedalare nella Foresta di Arenberg?

Quest’anno mi sarebbe piaciuto essere alla Roubaix, però la squadra ha voluto che mi concentrassi su un risultato alla Parigi Tour e nella corsa dello sponsor che sarebbe stata il martedì seguente alla Parigi-Roubaix, la Binche-Chimay-Binche, quindi hanno cercato di preservarmi per quei due appuntamenti. Però il prossimo anno mi hanno già promesso che sarò al via della mia prima Roubaix. Sono corse che penso siano adatte alle mie caratteristiche: sono per corridori veri, che hanno grinta e voglia di far tanta fatica e che non mollano mai. Un esempio di corridore che non molla mai è proprio Sonny Colbrelli. Io l’ho ammirato tantissimo e sono contento che sia riuscito a raggiungere questo grande obiettivo, portando a casa la sua prima corsa monumento. Se lo merita, quest’anno è andato fortissimo e sono felice per lui.

Un’ultima curiosità, patriottica stavolta: quando vieni a trovarci sull’Altopiano?

Il problema è che sono sempre in giro per il mondo, ma questo è sicuramente un periodo in cui verrò sull’Altopiano. Dalla prossima settimana avrò un po’ più di libertà e quindi cercherò di godermi qualche bella camminata e anche qualche bella battuta di caccia, dato che ho questa passione. Proprio nel mese di novembre verrò in Altopiano per andare a caccia insieme a mio padre e ad altri amici. Cercherò di vivere l’Altopiano nei mesi autunnali, sperando che il tempo rimanga bello come oggi.

Intervista in collaborazione con Samuele Dalle Ave