Ogni crisi rafforza l’Unione Europea

Ogni crisi rafforza l’Unione Europea. Questa pare essere la sintesi estrema del Discorso sullo stato dell’Unione Europea tenuto dalla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen mercoledì 14 settembre 2022.

Così come ad inizio gennaio il Presidente degli Stati Uniti d’America tiene il “Discorso sullo stato dell’Unione” sancendo l’inizio del nuovo anno solare e rinnovando il proprio primo discorso inaugurale di inizio mandato, così parimenti svolge la Presidente dell’Unione Europea, con la differenza che si tiene appunto a settembre.
E’ l’occasione speciale per fare il punto sullo stato appunto dell’Unione, per trarre bilanci così come per lanciare nuove azioni e nuove politiche pubbliche: ha funzione di chiusa finale dell’anno precedente e nuovo inizio di quello che verrà. Ha una valenza simbolica forte ed ogni anno lo si aspetta con una certa curiosità. E sì, il discorso vale sia per quello degli USA sia per quello dell’Unione Europea.

Più le crisi assalgono gli Stati dell’Unione Europea, più l’Unione si fa forte, trova nuovi margini di azione e campi su cui attivarsi e su cui acquisire competenza: questa la sintesi estrema del pensiero di Ursula von der Leyen emerso nel discorso di mercoledì 14 settembre 2022.

Così è stato per la crisi sanitaria mondiale dovuta alla epidemia da Covid-19, così è stato da gennaio-febbraio ad oggi con l’infiammarsi della crisi conseguente all’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa.
Risponde a petto in fuori, determinata e con l’ambizione di gettare nuovi ponti verso un futuro ancora più rafforzato di cooperazione tra Stati nonché di azione in prima persona dell’Unione Europea, la Presidente von der Leyen.
Non sono pochi i temi e gli ambiti toccati nonché i nuovi orizzonti tracciati. E se è vero che la prima impressione lascia sempre il segno, quale può avere lasciato il dress code della Presidente, composto da un elemento color blu ed uno giallo, con chiaro rimando alla solidarietà europea all’Ucraina?!

Il discorso non può infatti che cominciare con un chiaro e netto riferimento alla solidarietà, piena e convinta, dell’Unione Europea all’Ucraina: nel 2008 si vollero anni per creare un consenso attorno a misure comuni, nel 2020 ci vollero settimane, nel 2021 è bastata l’azione di Putin per richiamarci ad una risposta che poteva essere solo che corale.
Von der Leyen ha elevato quindi gli ucraini a eroi europei, dichiarando quella russa come una guerra all’Europa su ogni fronte, non certo solo militare, quanto anche economico, energetico e al nostro intero sistema di valori democratici.
E’ la base per confermare tutto il sistema di sanzioni contro la Russia, che non può certo fermarsi né tanto meno diminuire.

Al contrario, presente la first lady ucraina, sono garantiti al paese aggredito da subito 10 milioni di euro per finanziare il rifacimento delle scuole rimaste distrutte dalle azioni di guerra russe.
Si ricordino i già destinati 19 miliardi di euro destinati al capitolo ucraino dall’Europa.
Inoltre l’Ucraina entrerà quanto prima nello spazio europeao del roaming gratuito. Significa, in poche parole, che gli utenti ucraini potranno continuare ad utilizzare tranquillamente i loro telefoni cellulari senza vedersi applicate spese aggiuntive per il fatto di trovarsi in uno dei Paesi dell’Unione Europea. E’ una misura forse simbolica, ma davvero utile e di favore per i cittadini ucraini, ed è il grimaldello per fare entrare l’Ucraina nello Spazio Comune Europeo.
Von der Leyen è infatti intenzionata a far sì che quanto prima l’Ucraina abbia accesso al Mercato Unico Europeo, cioè al piano degli scambi commerciali biunivoci tra Stati Membri. Può suonare una fredda formula burocratica: è la dichiarazione di volontà ad aprire l’Unione Europea all’Ucraina.

Von der Leyen non si ferma qui: è chiaro e netto l’appello ad altri Stati di avvicinarsi ed entrare nell’orbita della -se non direttamente nella- Unione Europea, quando si rivolge per nome a Moldavia, Georgia, e più avanti dei Balcani.

Il primo mea culpa è sul poco peso e poco ascolto dato alle voci preoccupate che si erano già levate da tempo sul fronte orientale avverso la politica aggressiva ed espansionistica di Vladimir Putin.
Per fortuna, dice, la risposta corale è stata anche qui pronta ed efficace: dal rappresentare il gas russo il 40% delle importazioni in Europa, ora consta il 9%, migrando su altri fornitori (USA, Norvegia e Algeria soprattutto), anche prendendo lezioni dai paesi baltici, da tempo attenti e preoccupati dai movimenti di Putin, la cui azione è condannata senza alcuna esitazione.

Questa situazione è anche l’occasione per rafforzare l’azione dell’Unione anche nel campo dell’energia: von der Leyen coglie lo spunto e dichiara che si stabilirà un massimale per le le entrate delle imprese che producono energia elettrica a basso costo. Si tratta di quelli che noi abbiamo indicato per tutta l’estate come “extra profitti”. Von der Leyen dice che l’UE deve definire un nuovo indice di riferimento proprio per il mercato.
E a ottobre verrà modifica il quadro temporaneo degli aiuti di Stato.
Preso atto che il gas può influenzare ancora troppo il prezzo dell’energia tout court, si deve procedere ad una revisione profonda ed omnicomprensiva del mercato dell’energia elettrica.
Anche qui forse suonerà fredda e burocratica: ma è una dichiarazione di apertura di nuovo settore di competenza, apparentemente di dominanza sugli Stati, dell’Unione Europea, soprattutto quando cita gli investimenti della Danimarca, ed indica la necessità di stabilire un nuovo paradigma per saltare nel futuro.

Non bastasse quanto detto, la proposta successiva è la istituzione della Banca Europea dell’Idrogeno, su cui si costruirà l’economia del futuro, perché questo è il New Green Deal Europeo. Perché l’Europa crede nella lotta al cambiamento climatico, e parteciperà con decisione e fermezza alla Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità ed alla COP27 a Sharm El Sheik del 6-18 novembre prossimi venturi.

Giunge quindi il momento di fare il punto sul Recovery Plan Europeo, che per ora ha erogato solo 100 dei 700 miliardi di euro, eppure l’Europa si è già ripresa ad una velocità mai vista prima in ogni crisi verificatasi. E’ sottointeso che crescerà ancora di più coi prossimi fondi da sbloccare: tutto merito dell’Unione Europea.
E’ necessario perciò stare ai piani, rispettare i vincoli quanto al deficit, ritornare allo “Spirito di Maastricht”. Parole ideali sì, ma anche chiare per gli Stati del nord tanto attenti al rispetto dei parametri di equilibrio di bilancio (e forse meno ai paesi meditteranei).

Von der Leyen dichiara la necessità di agire con attenzione verso il mondo dell’impresa, in particolare della media e piccola impresa, per la quale annuncia la proposta di costituire un quadro unico delle norme fiscali (c.d. Quadro BEFIT). Anche in questo ambito l’azione si allarga: conquistare il consenso delle imprese potrebbe ben voler dire acquisire un consenso poi di sponda degli Stati.
Ed ecco infatti l’annuncio, simbolico ma di alta valenza politica: il 2023 sarà l’Anno Europeo delle Competenze e della Formazione Continua. Se l’intento dichiarato è alzare il livello delle competenze europee anche uniformandole al rialzo, il riconoscimento delle qualifiche acquisite giocoforza dovrà fare leva su nuovi parametri e riconoscimenti europei.

Se nel campo dell’energia il discorso sembrava riferirsi più ad una azione della Commissione Europea, nel campo delle terre rare Von der Leyen usa l’ “io”, la prima persona singolare quando dice che ratificherà gli accordi con Cile, Messico e Nuova Zelanda, e aprirà nuovi fronti di contrattazione con Australia e India. Perché è quello delle terre rare il nuovo campo da gioco della politica esterna dell’Unione Europea: un altro spicchio di Politica Estera che l’UE si prenderà per sé sottraendola agli Stati?

Il passo ulteriore è già scritto: la Difesa Comune Europea. Con la guerra in corso, le crisi in atto, la mancanza oggi di energia e domani di terre rare…nulla salus extra…Unione Europea: è l’appello che von der Leyen pare rivolgere ai paesi dei Balcani e dell’Est Europa geografica, dai terrori ucraini a quelli caucasici. È qui che von der Leyen esplicita la richiesta in una Comunità Politica Europea. Un traguardo che non si era ancora avuto il coraggio di affermare in cotal consesso.

Ma ancora non basta: è ancora “io”, von der Leyen in prima persona, che assieme a Biden organizzerà una riunione sulla situazione della salute in Africa. E’ politica estera internazionale pura, signore e signori.

Il passaggio avverso alcune possibili infiltrazioni estere (russe o cinesi, parrebbe dirsi ma non è specificato) pone le basi per dichiarare un nuovo pacchetto legislativo europeo di misure contro la corruzione e a tutela dello stato di diritto e dei valori dell’UE.

Il meglio, come è giusto ed ovvio che sia, von der Leyen lo tiene per le conclusioni.
Innanzitutto propone l’inserimento del principio della solidarietà tra generazioni all’interno del corpus dei principi e dei valori fondanti dell’Unione Europea. Ciò avrebbe implicazioni non solo ideali, ma bensì ancora più fortemente sociali, econimiche, ambientali e di sviluppo su scala europea. Sarebbe una ulteriore area di influenza politica conquistata dall’Unione Europea. Sarebbe un passaggio epocale.

Infine l’annuncio che si aspettava da mesi, potremmo dire da quando è stato annunciato la Conferenza sul Futuro dell’Europa (cui von der Leyen ha chiaramente fatto cenno, ma forse un poco genericamente): è necessario ora provvedere ad una revisione dei trattati europei, insomma è giunto il momento di una nuova Convenzione Europea, una sorta di nuova Assemblea Costituente Europea.

Chiaramente sarà nel senso della affermazione della bontà e della efficacia dell’Unione Europea, cui andrebbero attribuite nuove, più ampie e più capillari competenze, con cessioni di sovranità da parte degli Stati in ambiti in cui evidentemente un quadro normativo e una politica di indirizzo unitaria europea risultano preferibili, e nel discorso von der Leyen ne ha dato prova ed evidenza.
Non viene nominato il voto all’unanimità, ma è ormai chiaro -sebbene non piano per tutti- che questo tipo di votazione deve essere superata.

Nel complesso, un discorso ambizioso, in attacco, su ogni fronte e verso ogni avversario, esterno o interno che sia dell’Unione Europea. La scelta è sia coraggiosa, sia giusta: nessuno oggi può rimproverare di qualcosa l’Unione Europea. Se non forse, appunto, nel dover essa da domani agire più velocemente e più efficacemente: serve appunto più Europa. E così in questi giorni non si leggano e non si leggeranno discorsi avverso le proposte di von der Leyen, poiché ogni critica riceverebbe come risposta la conferma della necessità se mai allora di rafforzare l’Unione, e non certo di scioglierla.

Il testo integrale del discorso di Ursula Von der Leyen

Discorso-della-Presidente-von-der-Leyen-sullo-stato-dell-Unione-2022