La società dell’ignoranza

Fa paura solo a pensarlo ma ormai è un dato di fatto, la nostra democrazia è mutata in un'"idiocrazia" e gli ignoranti sono diventati classe dominante e dirigente. 

Tra i tanti cambiamenti che hanno investito la nostra società negli ultimi anni c’è anche quello del concetto di ignoranza.
Un tempo l'”ignorante” era chi non poteva accedere all’istruzione, chi viveva un’esistenza precaria, ai margini: il contadino, il pastore, il manovale, i primi operai emigranti.
Tutta gente conscia dei propri limiti che però, nonostante tutto pur essendo spesso analfabeta o al più con una conoscenza linguistica di livello elementare, possedeva un importante bagaglio di saggezza, esperienza e sopratutto una grande dignità.
Gente “ignorante” ma, tutt’altro che stupida.
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Oggi invece si è ignoranti per pigrizia, per noia, per mancanza di una visione.
La saggezza appartiene alle altre generazioni e la dignità purtroppo è finita sotto le scarpe.
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L’ignoranza è così largamente diffusa che è considerata la normalità, nessuno sprona l’ignorante ad evolversi, nessuno fa sentire l’ignorante a disagio. Se qualcuno prova a farlo viene subito marchiato come professorone, radical chic (che poi i radical chic quelli veri, sono altrettanto una piaga di questa società), presuntuoso, membro di qualche fantomatica elite.
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Fa paura solo a pensarlo ma ormai è un dato di fatto, la nostra democrazia è mutata in un'”idiocrazia”. Gli ignoranti sono diventati classe dominante e dirigente.
Il problema è che non se ne esce, perchè gli idioti sono convinti di non esserlo e chi non lo è per davvero, spesso si abbassa spontaneamente di livello per non rischiare l’emarginazione.
Siamo quasi al paradosso, viviamo in una società dove gli intelligenti per il “lieto vivere” lavorano come sottoposti a persone più stupide, dove accettano di essere rappresentati da politici che in un paese normale non potrebbero nemmeno aspirare ad amministrare un condominio e dove frequentano “amici” con i quali per evitare qualsiasi problema “discutono” solo di banalità.
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Questo è un paese dove tutti sanno tutto ma se sei veramente esperto di qualcosa vieni guardato con sospetto.
Le classiche università sono state sostituite dalle università della vita e della strada dove le aule sono i social network, moderni bar sport dove oltre al calcio tutti disquisiscono  amabilmente di scienza, geopolitica, arte ed economia. Non c’è titolo o esperienza che tenga, in questa distorta idea di democrazia ogni opinione a prescindere dall’argomento, vale sempre come quella degli altri. Il problema è che la maggior parte delle volte chi crede di avere una libera opinione in realtà non ce l’ha, perchè, non è frutto di un ragionamento ma al contrario come teorizza la Bullet Theory (che purtroppo sembra essere tornata di attualità) di un qualcosa di indotto da chi ha la capacità di manipolare i media.
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In questo scenario preoccupante, la vera tragedia è che la società odierna, quella che il buon Guy Debord ha profeticamente descritto nel suo illuminante trattato “la società dello spettacolo” permette all’ignorante di vivere nell’illusione di “sapere”, convinzione che purtroppo lo condannerà all’oblio dell’ignoranza eterna perché come affermava Socrate solo chi ammette di “non sapere” può aprirsi alla conoscenza.
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