Sanità: la dichiarazione del Direttore regionale Annicchiarico su situazione e carenza medici di medicina generale

La difficoltà a sostituire i medici di medicina generale è un problema che riguarda tutte le Regioni, di cui la Regione del Veneto ha piena consapevolezza. Proprio per questo ha già da tempo messo in atto soluzioni che devono, però, fare il conto con il numero di medici che sta andando in pensione e di chi ci andrà nei prossimi anni nonostante l’aumento negli ultimi anni delle borse di studio per coloro che si iscrivono al corso di formazione per ottenere il diploma in medicina generale reso possibile dalla richiesta di risorse che le Regioni hanno fatto su questo tema a livello nazionale. La Regione del Veneto respinge ogni accusa di immobilismo in questo ambito ed anzi rivendica il proprio concreto impegno: attualmente sono 792 i medici in formazione per diventare MMG, in attesa che, con la pubblicazione del nuovo bando per il triennio 2023-2026, possa partire il corso che mette a disposizione, tra risorse nazionali del Fondo Sanitario e quelle legate al PNRR, ulteriori 203 posti per la formazione in medicina generale. Tra coloro che attualmente frequentano il corso di formazione 309 hanno un incarico temporaneo o provvisorio di assistenza primaria e contribuiranno a dare una prima risposta già oggi alle difficoltà di copertura in alcuni territori”.

Lo precisa il Segretaro Regionale della Sanità del Veneto Massimo Annicchiarico, in relazione alla situazione della medicina generale e alle polemiche che spesso ne conseguono.

A cio’ – prosegue il Direttore –  si aggiunge quanto fatto con una delibera della giunta regionale di inizio del 2022 che ha individuato alcune azioni che, nel breve, sono volte al rafforzamento della copertura assistenziale al fine di sopperire alla carenza di medici, prorogate a tutto il 2023:

a. la possibilità di aumento del massimale individuale a 1.800 scelte per i medici di medicina generale che si rendono disponibili;

b. il riconoscimento, in detti casi di incremento volontario del massimale a 1.800 assistiti e a fronte dell’aumentato carico di lavoro anche sotto il profilo amministrativo, dell’indennità annua di collaboratore di studio ex ACN e di un ulteriore compenso integrativo;

c. il riconoscimento ai medici di continuità assistenziale che si rendono disponibili ad un aumento orario, di un incremento retributivo previsto per tale attività;

d. la possibilità da parte delle Aziende di dichiarare, al massimo per un anno, zona disagiata le sedi di continuità assistenziale in presenza di determinate particolari situazioni riconoscendo ai medici che operano in tali sedi un aumento della quota oraria prevista per tale attività; e. la possibilità per le Aziende di assegnare incarichi di continuità assistenziale diurna, in via eccezionale, riconoscendo un aumento della quota oraria prevista per lo svolgimento di tale attività”.

Tutte queste azioni sono attuate sino all’individuazione dell’avente diritto alla copertura dell’ambito territoriale carente. Inoltre, con la Legge Regionale n. 12/2022 è stato elevato il massimale dei medici frequentanti il corso di formazione specifica in medicina generale (limitato a livello nazionale a 1.000 assistiti) disponendo un massimale di 1.200 pazienti per coloro che frequentano il 2° e 3° anno di corso di formazione.

Spiace al contempo constatare – aggiunge Annicchiarico – l’assenza di riconoscimento dell’intenso lavoro in corso con la medicina generale per il rinnovo dell’Accordo Integrativo Regionale, la cui piattaforma – presentata alle Organizzazioni Sindacali della medicina generale lo scorso mese di luglio – prosegue il percorso di valorizzazione e rafforzamento del territorio, ponendo al centro della discussione i temi della prossimità, dell’accessibilità, dell’equità dell’accesso e della presa in carico attraverso la costituzione delle Aggregazioni funzionali Territoriali e l’estensione a tutto il territorio regionale delle forme associative dei medici di medicina generale Non solo quindi, una discussione su infermieri ed assistente dei studio per i medici, ma anche su modalità organizzative per cui i medici di famiglia lavorino sempre di più insieme ed in modo coordinato, anche grazie all’aiuto della telemedicina, al fine di assicurare una copertura omogenea dei bisogni della popolazione. Le idee e le proposte di soluzione – conclude Annicchiarico –  come sempre non mancano nonostante il periodo difficile che potrà essere superato attraverso una condivisione di obiettivi di salute della popolazione in cui ognuno (Regione, Aziende ULSS, Organizzazioni Sindacali, Ordini professionali e rappresentanti dei cittadini e di pazienti) sarà chiamato per il proprio ruolo a fare la sua parte”

C. stampa

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