Esiste o no un limite ai mandati dei presidenti di Regione? spoiler: NI!

Esiste una legge, sì. Ma la materia non è chiara: potremmo avere fino a 5 mandati consecutivi. Forse troppi?! Tra fonti di diverso grado ed opinioni più o meno autorevoli e (dis)interessati, emerge un quadro tutt’altro che nitido

Una legge c’è, ha da poco compiuto 19 anni, è la legge quadro nazionale n. 165 del 2 luglio 2004, ma par proprio non bastare. Ma come è possibile, vi chiederete a buona ragione. Dipende da diversi fattori: il tipo di legge, la struttura delle fonti dell’ordinamento giuridico italiano -cioè che Regioni e Stato possono entrambe legiferare e non sempre è chiara quale sia la normativa effettivamente vigente-, le pronunce e le interpretazioni dei giudici, nonché il fatto che se una legge non va…beh, Presidenti e Parlamento, ciascuno per le proprie competenze, sono sovrani di cambiarla.

Se per i Sindaci (con diverse soglie rispetto agli abitanti del proprio Comune) il numero limite dei mandati consecutivi è chiaro e indicato da leggi nazionali, quello per i Presidenti di Regione è indicato in una legge che ha, per così dire, un valore inferiore trattandosi di legge quadro, e che quindi sia Presidenti di Regione interessati sia giudici aditi abbiano propeso nel senso di una mera indicazione alle Regioni a vincolare in tal senso la propria legge elettorale, e però ove non indicato da questa fonte propria, ecco che il limite non esiste.
Sebbene in un certo senso tale interpretazione possa essere condivisibile, appare altrettanto immediatamente evidente quanto allora la conseguenza sia giocoforza che mai nessun Presidente prenderà l’iniziativa per esplicitare nella propria fonte regionale il limite: sarebbe un suicidio politico.

In realtà il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha proceduto in tal senso, ed infatti la legge elettorale regionale del Veneto esplicita il limite dei due mandati. Zaia è ora al terzo mandato consecutivo, ma ciò è legale poiché al momento della approvazione nel 2012 una norma transitoria della legge esplicitava che tale limite dovesse ritenersi vigente solo per i mandati non ancora iniziati. Ora quindi questa tagliola dovrebbe cadere sul Presidente Zaia, che infatti non ha fatto mancare la propria voce, unendola al coro dei tanti Presidenti che da tempo esprimono perplessità al limite dei mandati.

Tra tutte le Regioni italiane il quadro è questo: solo la Valle d’Aosta ha un sistema elettorale che non prevede l’elezione diretta del Presidente della Regione, e quindi, così come per il nostro Presidente del Consiglio, non esiste alcun limite di mandato; abbiamo poi la maggioranza delle Regioni che vedono un Presidente al proprio primo mandato, ed infatti da questi nessuna voce si è levata; infine sono 7 i Presidenti di Regione almeno al secondo mandato (Zaia, appunto, è al terzo), e sono coloro che da qualche tempo si fanno portatori di forte istanze di riforma legislativa.

Ma perché, direte voi, questi Presidenti non si fanno ciascuno la propria legge? Come dicevamo la materia è tutt’altro che semplice!
La citata legge quadro n.165/2004 così recita: “le regioni disciplinano con legge i casi di ineleggibilità nei limiti dei seguenti principi fondamentali: […]
f) previsione della non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto […].

La Costituzione però non parla di Regioni quando accenna alla legge elettorale, lasciando margini di manovra in cui i Presidenti nel corso degli ultimi 20 anni si sono abilmente mossi. Lo fa all’articolo 117 quando dice: “Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: […] p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane”. Lo fa inoltre all’articolo 122 quando dice: “Il sistema d’elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

E così, già in anni più o meno recenti, sono riusciti a correre -e poi farsi eleggere- per la Presidenza della Regione Vasco Errani (PD, in Emilia-Romagna, dal 1999 al 2014), Roberto Formigoni (Forza Italia, in Lombardia, dal 1995 al 2013) e il già più volte citato Luca Zaia (Lega, in Veneto, dal 2010 ad oggi, e forse oltre).

Dicevamo che sono 7 i Presidenti di Regione che ad oggi dovrebbero essere al loro ultimo mandato, quantomeno consecutivo (nulla osta infatti ad uno o due successivi ulteriori mandati, ma questo non è ancora successo), e sono i Presidenti delle Regioni Veneto (Luca Zaia, Lega), Lombardia (Attilio Fontana, Lega), Friuli-Venezia Giulia (Massimiliano Fedriga, Lega), Emilia-Romagna (Stefano Bonaccini, PD), Liguria (Giovanni Toti, Italia al Centro/Toti Presidente), Campania (Vincenzo De Luca, PD) e Puglia (Michele Emiliano, PD).

Sono quindi espressione di tutti i partiti e gli schieramenti politici, in particolare tra loro ci sono tutti e tre gli attuali Presidenti espressione del PD e del Centrosinistra. Ma appunto la questione pare del tutto trasversale alle linee politiche (e di pensiero) dei partiti.

Lontana ancora è la scadenza del secondo mandato per tutti loro (o 2025, per 5 di loro, o 2028, per i restanti 2, appena rieletti in primavera, Fedriga e Fontana).

Quattro di loro però devono confrontarsi con la propria legge elettorale regionale, che il limite dei due mandati consecutivi lo esplicita, mentre gli altri 3 (Toti, De Luca ed Emiliano) paiono avere la strada più spianata. E ciò, se sul fronte del centrodestra non pone troppi problemi, su quello del centrosinistra genera invece già i primi scricchiolii, sapendo tutti benissimo quanto quello tra De Luca e Schlein, nuova Segretaria del PD, sia uno scontro al calor bianco, per mille e più motivi.
A complicare la situazione, ovvero l’interpretazione delle leggi, è il fatto che le leggi elettorali di queste 3 citate Regioni, sono ciascuna successiva alla legge quadro nazionale: può allora davvero una legge regionale eludere una normativa nazionale semplicemente ignorandola? Non pare una interpretazione eccessivamente concessiva verso pratiche furbe e da mercante?

E quindi: che fare? Una soluzioni unitaria ancora non c’è, né forse mai ci sarà una soluzione capace di mettere d’accordo tutte le voci ed opinioni in campo, ma trovarla si deve, e con una certa velocità.

I Presidenti Zaia e De Luca hanno pubblicamente contestato il limite dei due mandati consecutivi, Toti ed Emiliano ammiccano verso un ulteriore quinquennio, gli altri, Fontana e Fedriga anche per distanza dalla scadenza, Bonaccini forse per opportunità politica, tacciono.

Si potrebbe prendere in conto la più moderata, ma chiara, posizione della Conferenza delle Regioni: l’indicazione è per mutare il limite da due a tre mandati consecutivi.
Ovviamente tale limite entrerebbe in vigore dal momento della sua approvazione, ergo avremmo una sorta di azzeramento del conteggio per tutti i 7 Presidenti già al secondo -almeno mandato-, potendo costoro quindi arrivare fino ad un quinto -Zaia perfino ad un sesto- mandato consecutivo.

Una curiosità sta nel vedere chi ha presieduto la Conferenza dal 1995 (anno di inizio dell’elezione diretta e quindi dell’idea prima e poi del vincolo al doppio mandato) ad oggi: Enzo Ghigo (FI) dal 2000 al 2005 (due mandati consecutivi in Piemonte), Vasco Errani (PD) dal 2005 al 2014 (tre mandati consecutivi in Emilia-Romagna), Stefano Bonaccini (PD) dal 2015 al 2021 (due mandati in Emilia-Romagna), Massimiliano Fedriga (Lega) dal 2021 ad oggi (due mandati in Friuli-Venezia Giulia. Solo pochi e per brevissimi mandati si sono succeduti Presidenti di Regione eletti per un solo mandato: sarà anche un caso!

La patata è bollente, ed è molto bella la gatta da pelare che il Governo si trova ad avere tra le mani: auguri!