Dopo il successo del progetto “Le Craè del Lobbia”, incentrato sul simbolismo dei corvi e su temi come il recupero ambientale, il riciclaggio e il benessere animale, l’artista e agitatore culturale Nicola Lobbia torna con una nuova provocazione estetica e civile. L’estate 2025 vede il debutto di “My Tornado”, un progetto artistico che affronta in maniera diretta e poetica la questione del cambiamento climatico, prendendo spunto dalla crescente frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi anche in Italia.
«Assistiamo a eventi atmosferici sempre più devastanti, con intensità tropicale anche nella nostra penisola», osserva l’artista, che sottolinea come il negazionismo climatico stia progressivamente alterando la percezione collettiva sulle responsabilità dell’essere umano nei confronti del pianeta. Nel mirino di Lobbia c’è anche il cosiddetto “trumpismo”, che «sta liberando le democrazie dagli impegni presi per la salvaguardia dell’ambiente, concentrando energie e risorse su altri fronti, alimentando venti di guerra e ridicolizzando le battaglie ambientaliste».
“My Tornado” non offre risposte. Vuole, piuttosto, essere una miccia artistica che solleva polvere, che turba, che stimola l’osservatore a porsi domande. «Nei miei Tornado, non ci sono risposte, l’intento è quello di sollevare polvere, generando interrogativi e invitando alla riflessione, all’interpretazione e alla critica», spiega Lobbia. «L’arte pone domande, alla politica le risposte».
Come nella celebre “Blowin’ in the Wind” di Bob Dylan, citata dallo stesso artista, anche qui le risposte sembrano perdersi nel vento. Ma è proprio da quella sospensione, da quel vuoto, che nasce la forza del messaggio: non possiamo permetterci il silenzio.
“My Tornado” si presenta così come un’opera aperta, volutamente disordinata, in grado di accogliere sguardi diversi e di stimolare un dibattito urgente. In un’epoca in cui la politica sembra disinteressarsi della crisi ambientale, l’arte diventa spazio critico, memoria attiva, coscienza civile.
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