Il valore della “distanza”: quando il giornalismo locale scivola nel provincialismo

Nel giornalismo, soprattutto quando è locale, serve mantenere la giusta distanza. È una questione di contesto, di rispetto e di responsabilità. La comunità può essere piccola, ci si può conoscere tutti, ma proprio per questo diventa ancora più importante distinguere nettamente il piano della relazione personale da quello dell’informazione pubblica.

Un conto sono le chiacchiere tra amici, i messaggi privati, le confidenze. Un altro è ciò che si pubblica su una pagina che ha la pretesa o almeno l’intento di fare informazione, non intrattenimento o cronache da bar. Qui non si tratta di essere freddi o distanti per principio, ma di offrire un servizio serio, professionale, all’altezza dei lettori e dei protagonisti delle notizie.

Utilizzare un tono eccessivamente confidenziale, indulgere nel provincialismo o nello spirito di combriccola, può sembrare simpatico e innocuo, ma in realtà è un limite per tutti. È un modo di sottrarre valore a ciò che si racconta, come se le cose contassero solo per chi “sa”, per chi “c’era”, per chi “conosce già”. Ma ogni notizia, anche quella che nasce in un piccolo paese, può parlare a chiunque. E deve poterlo fare con la giusta dignità.

Particolarmente fastidioso, poi, è il tono paternalistico utilizzato verso giovani o soggetti “fragili” quando raggiungono un traguardo. Come se si dovesse sempre spiegare o giustificare il loro valore, accompagnandolo con una pacca sulla spalla o una carezza in pubblico. L’informazione ricordiamolo sempre non ha il compito di proteggere, ma di raccontare.

Un giovane sportivo che ottiene un grande risultato ad esempio, non ha bisogno di coccole, bensì di informazione corretta e puntuale. Il fatto che lo si conosca personalmente, che si sia amici dei genitori o compagni d’infanzia, è un dettaglio irrilevante per chi legge. E dovrebbe esserlo anche per chi scrive.

Raccontare i successi con professionalità non è una forma di freddezza, è un atto di rispetto. Significa restituire al protagonista la giusta statura e dare a chi legge una narrazione all’altezza. Significa dare più valore, non meno. E in fondo è proprio questa la differenza tra un giornale e un “giornalino” amatoriale: non lo stile più o meno brillante, non il numero di lettori, ma la capacità di trattare ogni fatto come qualcosa che merita attenzione, misura e competenza.

Anche quando si parla di “casa”. Anzi, soprattutto allora.

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