Il territorio dell’Altopiano può davvero sorprendere, rivelando angoli nascosti che celano storie affascinanti e patrimoni naturali unici.
È questo il caso di Villa Ciardi, storica villa in stile liberty appartenuta al pittore veneziano Guglielmo Ciardi, situata a Canove e oggi sede dell’omonima struttura ricettiva.
Nel giardino interno della villa si erge un melo secolare, dal tronco possente di 2,5 metri di circonferenza e dalle fronde ampie venti metri. Un albero maestoso che potrebbe a pieno diritto rientrare nell’ambita categoria degli alberi monumentali per le sue caratteristiche straordinarie.
Sebbene non esista una datazione certa sulla piantumazione del melo, secondo le testimonianze fotografiche raccolte dalla famiglia Faccin – che da oltre cinquant’anni gestisce la struttura – l’albero avrebbe almeno un secolo di vita.
“Un tempo naturalmente era più piccolo, poi negli anni è cresciuto e si è sviluppato in larghezza in base alle potature. Viene potato ad anni alterni e produce piccole mele, che consumiamo privatamente”, racconta Marco Faccin, che sotto le fronde del melo ha allestito un piccolo angolo di paradiso, dove è possibile pranzare o cenare immersi nella natura.
In origine, i meli del giardino erano due. La bisnonna di Marco, domestica del pittore Ciardi, abitava nella villa e ha tramandato un ricordo significativo: durante la guerra, la villa fu occupata dai tedeschi, i quali abbatterono uno dei due meli per scaldarsi. “La legna però era verde e faticava a bruciare, così si è salvato quello che oggi è diventato una vera meraviglia”, spiega Marco. Il tronco del melo, con il passare degli anni e sotto l’effetto degli agenti atmosferici, ha assunto una particolare forma elicoidale.
“Sono racconti che vengono tramandati oralmente da decenni in famiglia”, aggiunge Faccin, ma che contribuiscono a creare attorno a quella che potrebbe sembrare solo una pianta, un’aura di magia.
Per preservare questa bellezza, Marco ha deciso di riprodurlo, grazie all’aiuto di un appassionato. Oggi può vantare una piccola coltivazione di meli, tra i quali uno, in futuro, potrebbe prendere il posto del suo antenato.
“Più volte avevo provato a effettuare degli innesti, ma mi è stato spiegato che la genetica antica di questo melo non ne avrebbe consentito la riuscita. La tecnica di riproduzione attraverso i semi invece ha funzionato”, racconta.
I folti rami del melo secolare rappresentano anche il rifugio ideale per diversi uccelli, che lì costruiscono i loro nidi, contribuendo al microcosmo naturale del giardino.
Articolo tratto dal n.19 del quindicinale “I 7 comuni”
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