Coldiretti sui dazi Usa. Con il 15% servono compensazioni Ue per i settori più colpiti

“L’accordo con tariffe al 15% è migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale del 30%, che avrebbe causato danni fino a 2,3 miliardi di euro per i consumatori americani e per il Made in Italy agroalimentare. Tuttavia, il nuovo assetto tariffario, avrà impatti differenziati tra i settori e dev’essere accompagnato da compensazioni europee per le filiere penalizzate, anche considerando la svalutazione del dollaro. Dobbiamo aspettare di capire bene i termini dell’accordo e, soprattutto, di leggere la lista dei prodotti agroalimentari a dazio zero sui quali ci auguriamo che la Commissione Ue lavori seriamente, per far rientrare i prodotti di più largo consumo ed interesse anche per la nostra provincia, tra cui vino e formaggi”. È quanto afferma il presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo, nel commentare l’accordo trovato tra Europa e Usa dopo l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen.

Gli effetti dei dazi sono evidenti. Dopo un primo trimestre dell’anno con una crescita media dell’11% delle esportazioni agroalimentari, da aprile – primo mese di applicazione dei dazi aggiuntivi al 10% – si è passati al +1,3%, per poi scendere ulteriormente a maggio. A pesare – sottolineano da Coldiretti – è anche il fatto che le tariffe aggiuntive si sommano a quelle preesistenti, penalizzando filiere strategiche del Made in Italy.

Attualmente i formaggi pagano un dazio al 25%, il pomodoro trasformato e le marmellate e confetture al 22%, i vini intorno al 15%, la pasta farcita al 16%. Il risultato è che a maggio si sono registrate forti perdite nelle esportazioni in valore per alcuni dei prodotti simbolo: l’olio extravergine d’oliva ha segnato un -17%, i formaggi un -4%, il pomodoro trasformato un -17%. Unica eccezione positiva, il vino, che ha segnato un +3% rispetto al calo di aprile.

Coldiretti ribadisce che “non possono essere ammessi in Italia prodotti agroalimentari che non rispettano gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali imposti alle imprese europee”.
“È fondamentale – conclude il presidente Guderzo – che l’Unione Europea continui a difendere con fermezza il sistema delle Indicazioni Geografiche, che rappresentano una garanzia di qualità e origine, nonché un presidio culturale ed economico del nostro cibo. Infine, non è ammissibile che le nostre produzioni, che rispettano scrupolosamente le normative vigenti, si trovino a competere, al ribasso, con prodotti che non fanno altrettanto, spesso utilizzando sostanze da noi bandite da molti anni”.

c.stampa

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