Negli ultimi anni, infatti, la flora autoctona sta subendo una trasformazione silenziosa ma costante, sotto la pressione di piante non originarie del territorio che, approfittando del cambiamento climatico e di un trasporto involontario da parte dell’uomo, stanno trovando nell’Altopiano un ambiente ideale per diffondersi. Il risultato è un mutamento profondo della biodiversità, con conseguenze gravi non solo per l’equilibrio naturale ma anche per l’economia locale, in particolare per l’agricoltura e l’allevamento.
L’allarme era già stato lanciato nel 2018, quando l’introduzione incontrollata della Impatiens Glandulifera, nota anche come Balsamina Ghiandolosa, aveva portato alla sostituzione massiva delle specie erbacee locali. Originaria dell’Himalaya e introdotta in Europa come pianta ornamentale, la Balsamina ha preso piede rapidamente sull’Altopiano, attratta dalla fertilità del suolo e favorita dalla mancanza di predatori naturali. Con fioriture vistose e una forte capacità di attrazione sugli impollinatori, questa specie ha rapidamente compromesso il ciclo vitale delle piante native, rendendo impossibile ogni forma di contenimento.
Ma il pericolo oggi ha un nuovo volto. Dopo la segnalazione arrivata da Veneto Agricoltura, l’attenzione si è spostata sulla Bunias Orientalis, una brassicacea invasiva proveniente dalla Russia. Presente ormai da alcuni anni nell’area tra Foza, Krakental, Valcapra e Valpiana, la Bunias ha mostrato un comportamento simile a quello della Balsamina: rapidissima espansione, drastica sostituzione della flora locale e pesante impatto anche sull’utilizzo agricolo dei prati, poiché la sua presenza rende il fieno inutilizzabile e la pianta stessa viene rifiutata dagli animali al pascolo.
A differenza della Balsamina, per la Bunias c’è ancora una possibilità d’intervento. Le specie aliene invasive seguono un ciclo che parte con una fase iniziale di acclimatazione, passa a una rapida espansione e infine alla stabilizzazione nel nuovo habitat. Proprio questo intervallo può essere sfruttato per attivare azioni mirate di contenimento, come il monitoraggio delle aree colpite e, soprattutto, l’estirpazione manuale.
Da qui l’appello degli esperti, che stanno organizzando giornate di intervento sul campo, coinvolgendo i proprietari dei terreni e cercando volontari pronti a contribuire in prima persona. L’incontro di questa sera sarà l’occasione per fare il punto sul fenomeno, conoscere da vicino le caratteristiche delle specie invasive, e scoprire come ciascuno possa contribuire, anche concretamente, a proteggere l’ecosistema altopianese da una minaccia silenziosa ma sempre più evidente.