Tasse di soggiorno: ecco dove si paga di più. Asiago tra le più accessibili

Se viaggiare è un piacere, in alcune città del mondo può diventare anche un costo ben più salato del previsto, a causa delle imposte applicate ai turisti. Lo conferma l’ultima indagine condotta da Holidu, piattaforma internazionale per la prenotazione di case vacanza, che ha stilato la classifica delle città con le tasse di soggiorno più alte a livello globale. Un’analisi che prende in esame le tariffe imposte per notte nelle principali destinazioni turistiche, calcolandone l’impatto economico su una vacanza tipo di sette giorni per due persone.

A guidare la classifica c’è Los Angeles, che risulta essere la città con la tassa di soggiorno più onerosa in assoluto. Qui il tributo raggiunge il 15,5% del prezzo dell’alloggio, traducendosi in circa 280 dollari da aggiungere al costo totale per una settimana. Seguono altre due metropoli americane, New York e Washington D.C., dove la combinazione tra aliquote percentuali e tasse fisse giornaliere porta il totale a superare ampiamente i 200 dollari settimanali. Il dato che emerge con evidenza è che negli Stati Uniti le imposte turistiche vengono spesso applicate sotto forma di percentuale sull’importo della camera, generando un aggravio che cresce con l’aumentare della spesa per l’hotel.

La situazione in Italia ed Europa

In Europa al primo posto si conferma Amsterdam, che applica una tassa pari al 12,5% del valore della prenotazione, con un costo medio di 18,45 euro a notte. Una cifra che riflette la strategia della capitale olandese per contrastare l’overtourism e sostenere i servizi pubblici.

Subito dietro si collocano le principali città greche Atene, Rodi, Heraclion e Salonicco, dove la cosiddetta “tassa di resilienza climatica” ammonta mediamente a 8,17 euro a persona per notte, destinata al finanziamento di iniziative sostenibili.

Tra le città tedesche spicca Berlino, che dal 1° gennaio 2025 ha aumentato l’aliquota al 7,5% sull’alloggio, mentre Milano, Firenze e Roma guidano la classifica italiana, con tariffe che in alcuni casi toccano i 10 euro per notte negli hotel a cinque stelle.

Non mancano differenze significative anche all’interno dello stesso stato. A Bologna, ad esempio, la tassa viene applicata in base al prezzo della camera, secondo un sistema a scaglioni che può portare a pagare fino a 7 euro a notte.

Venezia, invece, adotta una strategia duplice: tassa di soggiorno sugli alloggi e contributo d’accesso per i visitatori giornalieri nei periodi di maggior afflusso. Un provvedimento che ha già fatto discutere, ma che mira a gestire in modo più sostenibile il turismo di massa che affolla le calli veneziane.

All’opposto, località come Asiago dimostrano che è possibile offrire accoglienza turistica senza gravare eccessivamente sulle tasche dei visitatori. Qui la tassa di soggiorno non supera i 3 euro a notte nemmeno nelle strutture a quattro stelle, mantenendosi tra le più contenute d’Italia. Introdotta nel 2016, questa imposta consente comunque al Comune di raccogliere circa 200 mila euro l’anno, destinati a sostenere le politiche turistiche del territorio. Di questi, 65 mila euro vengono versati annualmente alla Fondazione “Asiago 7 Comuni”, l’organismo incaricato della promozione turistica dell’Altopiano. La parte restante viene impiegata per organizzare eventi culturali, manifestazioni stagionali e potenziare i servizi rivolti ai visitatori.

L’indagine di Holidu offre uno spaccato interessante sul peso crescente delle imposte turistiche nelle strategie di gestione delle località.

In un contesto in cui il turismo globale è in ripresa, sarà interessante osservare se e come le amministrazioni locali modificheranno le proprie politiche per trovare un equilibrio tra sostenibilità e attrattività.

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