Chi fugge da un giornalismo libero, fugge dalla verità. E non parliamo solo di politici o figure ai vertici del potere. La paura dei giornali si annida ovunque: nei municipi, negli uffici delle aziende, nelle sale riunioni delle associazioni, persino nei corridoi delle scuole e negli spogliatoi delle squadre sportive.
C’è chi teme le domande. Chi teme la luce puntata su un bilancio, su una decisione opaca, su un comportamento che non regge alla prova dei fatti. C’è chi preferisce il silenzio alla verità.
La censura, oggi, è sempre più subdola. Non arriva con la porta sfondata, ma con il sorriso. È un “meglio non scriverlo”, è un “non è il momento giusto”. È un invito alla prudenza che in realtà è paura. O peggio calcolo.
E il problema non è solo di chi il giornale lo fa. È anche di chi lo legge. Perché un’informazione libera sopravvive solo se c’è un pubblico che la vuole. Ma troppi preferiscono non sapere. Troppi accettano la favola rassicurante al posto della realtà, anche quando la realtà riguarda la loro vita.
Un giornale libero è scomodo. Mette a disagio. Ti obbliga a fare i conti con le contraddizioni, con le crepe, con le bugie che tutti, in piccolo o in grande, raccontiamo. C’è sempre chi preferisce il silenzio alla verità. E c’è chi lo teme perché destabilizza: mette in discussione equilibri, alleanze, rapporti di forza costruiti con fatica o con astuzia.
Chi vuole spegnerlo, qualunque sia il suo ruolo, lo fa per proteggere qualcosa: un interesse, un privilegio, un’immagine o, più semplicemente, per difendere lo status quo. Perché è sempre più comodo e rassicurante sentirsi dire che va tutto bene, piuttosto che trovarsi davanti, senza filtri, anche le verità più scomode.
Badate bene: non è solo questione di antipatia verso la critica. È prima di tutto la consapevolezza che la critica può scoperchiare qualcosa che si preferirebbe lasciare nascosto.
Per questo la difesa della libertà di stampa non è un affare esclusivo dei giornalisti: riguarda ogni cittadino che crede nel diritto di sapere e nel dovere di raccontare. Un giornalismo libero non è solo il cane da guardia della democrazia: è il respiro stesso di una comunità sana. Chi vuole tappargli la bocca, a qualsiasi livello, sta già togliendo ossigeno a tutti.
Ogni giornale libero in più è aria nei polmoni di una comunità. Ogni giornale in meno, anche il più inviso, è un colpo di pala sulla fossa della libertà di tutti.
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