Padre Busa: il gesuita originario di Lusiana che ha aperto la strada all’intelligenza artificiale e a Internet

Negli anni ‘40 fu il primo a inventare di fatto quello che fu poi chiamato “ipertesto”

Il gesuita Padre Roberto Busa è stato il primo a dimostrare che i computer non servono solo a calcolare numeri ma anche a comprendere parole e concetti. Nato nel 1913 a Vicenza, da genitori originari di Lusiana, precisamente della contrada Busa da cui deriva il cognome di famiglia, è considerato il padre dell’informatica umanistica e della linguistica computazionale.

Secondo di cinque figli, suo padre era un capostazione e la famiglia si spostò frequentemente tra diverse città italiane. Nel 1928 approdò a Belluno, dove entrò in seminario. Tra i suoi compagni di studi c’era Albino Luciani, futuro Papa Giovanni Paolo I, con il quale instaurò un’amicizia duratura.

Padre Busa raccontava con ironia le difficoltà di quel periodo: “Ai piedi del letto c’era il catino con la brocca, e dovevamo rompere l’acqua ghiacciata per lavarci. In quei cinque minuti perdevo la vocazione.” Nonostante le difficoltà, nel 1933 entrò nella Compagnia di Gesù, venendo ordinato sacerdote nel 1940.

Un’idea rivoluzionaria nata durante i suoi studi su San Tommaso D’Aquino

Nel 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale, padre Busa iniziò i suoi studi su San Tommaso d’Aquino alla Pontificia Università Gregoriana. Mentre analizzava la dottrina della “presenza”, si accorse che la preposizione “in” aveva una centralità filosofica. Decise di catalogare manualmente tutte le occorrenze di questa parola, compilando 10.000 schede a mano. Fu allora che capì che un lavoro simile, su scala più ampia, sarebbe stato impossibile senza l’aiuto di una “macchina”.

Da qui nacque il progetto dell’Index Thomisticus, che si prefiggeva di catalogare ogni parola presente nei testi di San Tommaso, fornendo uno strumento innovativo per studiosi e ricercatori. Una pietra miliare che ha rivoluzionato l’analisi testuale e dato avvio all’era dell’ipertesto.

L’incontro con il fondatore dell’IBM

Nel 1949, Busa partì per gli Stati Uniti con un’idea visionaria: creare una concordanza completa delle opere di San Tommaso, un lavoro di enormi proporzioni. Visitò una quarantina di università, finché Jerome Wiesner del MIT lo indirizzò alla IBM.

Determinato come pochi, ottenne un incontro con il fondatore dell’azienda Thomas J. Watson Sr., nel quartier generale di New York. Watson inizialmente definì il progetto impossibile: “Lei pretende di essere più americano di noi”, disse al gesuita. Ma padre Busa, notando un cartoncino nella sala d’attesa con il motto dell’azienda, lo porse a Watson e replicò: “Il difficile lo facciamo subito, l’impossibile richiede un po’ più di tempo. Le sembra corretto definire irrealizzabile ciò che non si è mai provato a fare?”

Colpito dalla tenacia del sacerdote, Watson accettò di sostenere il progetto, aggiungendo ironicamente: “A una condizione: mi prometta che non cambierà il nome International Business Machines in International Busa Machines.”

L’Index Thomisticus e la nascita dell’ipertesto

Con il supporto di IBM, padre Busa diede vita all’Index Thomisticus, un lavoro titanico durato oltre 30 anni. L’opera, completata nel 1980, comprende 56 volumi che catalogano ogni parola scritta dall’Aquinate e da altri 61 autori. Si stima che il progetto abbia richiesto 1,8 milioni di ore di elaborazione, l’equivalente di mille anni di lavoro umano.

L’Index Thomisticus fu uno dei primi esempi di ipertesto, anticipando di almeno 15 anni il termine coniato da Ted Nelson nel 1965. Questo sistema di collegamenti interni rendeva l’opera consultabile in modo innovativo, gettando le basi per la navigazione moderna su Internet.

Il Roberto Busa prize

Nel 1998, l’Alliance of Digital Humanities Organizations (ADHO) istituì il Roberto Busa Prize, la massima onorificenza nel campo dell’informatica umanistica. Padre Busa fu il primo a ricevere questo riconoscimento, a testimonianza del suo straordinario contributo alla disciplina.

Una vita straordinaria

Padre Busa era molto più di un tecnologo. Durante la Seconda Guerra Mondiale servì come cappellano militare e aiutò partigiani e prigionieri, mostrando sempre un profondo senso di umanità. Insegnò alla Pontificia Università Gregoriana, all’Università Cattolica di Milano e al Politecnico di Milano, dove teneva corsi di intelligenza artificiale e robotica.

Partecipò a 245 congressi e pubblicò oltre 440 lavori, promuovendo la linguistica computazionale in tutto il mondo. Alla domanda su come immaginasse il paradiso, rispose: “Come il cuore di Dio: immenso. Mi troverete seduto sulla porta ad aspettarvi, senza fretta.”

Padre Roberto Busa si è spento il 9 agosto 2011 all’Aloisianum di Gallarate. La sua eredità vive non solo nei suoi progetti, ma anche nell’idea che la tecnologia possa essere al servizio della cultura, della fede e dell’umanità. Se oggi possiamo navigare su Internet, cliccare su un link, utilizzare l’intelligenza artificiale, lo dobbiamo anche alle geniali intuizioni di questo visionario gesuita originario di Lusiana, che seppe vedere nei computer non solo calcolatori ma strumenti per esplorare il pensiero umano.

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