Continua il dibattito sul trenino dell’Altopiano: tra il sogno di riportarlo in vita e i dubbi sulla fattibilità

Il dibattito sul ritorno dello storico trenino dell’Altopiano, continua ad animare le pagine di 7 Comuni Online. Dopo la lettera di Federico Pessina, appassionato promotore dell’idea di riportare in vita la tratta ferroviaria, la nostra redazione ha ricevuto un nuovo contributo da un lettore. Si tratta del signor Gaetano Dal Santo di Schio, classe 1949, che ha voluto condividere con noi la sua riflessione personale sul tema. La sua e-mail, che pubblichiamo di seguito, propone uno sguardo diverso: se da un lato riconosce la bellezza del sogno di Pessina, dall’altro sottolinea le difficoltà concrete legate alla fattibilità di un progetto così ambizioso.

Due voci diverse che, contribuiscono ad arricchire la discussione su un tema che intreccia mobilità, turismo e memoria storica.

La lettera del sig. Gaetano Dal Santo

Buongiorno,
oso emettere a caldo la mia personale reazione per il “sogno di far rivivere la nostra Vacamora” sperando di non offendere nessuno…

Il sogno dell’entusiasta Federico Pessina di far rivivere il nostro trenino dell’altopiano è nobile e signorile. Sognare si può, anche a voce alta, ed è bello perché segno di ottimismo in mezzo alle notizie dell’attualità che ci circondano. Tuttavia penso che “far rivivere il trenino” ha limitate possibilità di realizzazione, basta pensare al vecchio percorso che è stato spezzettato e privatizzato. Mi è difficile immaginare come si potrebbe “inventare” un nuovo percorso e sostenerlo economicamente. Chi pagherebbe? E come garantire una “redditività”, o mirare ad un pareggio, o ad una “perdita limitata”?

Se la vera Vacamora 1910-1958 ha chiuso dopo aver accumulato perdite continue attraverso gli anni sembra difficile finalizzare un così temerario progetto, probabilmente anacronistico per molti.

Conosco vecchie tratte ferroviarie del Centro Italia che la lenta burocrazia non ha ancora privatizzato né spezzettato, ancora dotate dei loro viadotti e ponti e dove ci sono ancora rotaie e traverse invase dalla folta vegetazione. E anche così i conti economici per un risorto trenino non possono quadrare. Anche lì si sogna di tanto in tanto… mentre volano anni e i ricordi. Va bene invece l’esempio e l’infinita ammirevole passione degli amanti dei vecchi treni che sfruttano le linee esistenti in certi giorni dell’anno per offrire una gita ed una esperienza fuori dal comune. Onore a loro, custodi della storia del Treno.

Per pura info, uscirà a novembre un documentario realizzato da ricercatori della cittadina brasiliana di Antonio Prado gemellata con il comune di Rotzo, proprio sul tema “La Vacamora, il treno degli emigranti”. Le riprese sono state ultimate proprio nei giorni scorsi e la presentazione avverrà tra poche settimane nel quadro del 150mo della prima emigrazione veneta verso il Rio Grande do Sul, considerata l’8a provincia veneta. Il film uscirà in lingua portoghese e doppiato in italiano (forse anche in versione inglese).

Distintamente, Gaetano Dal Santo – Schio (classe ’49)

La nostra risposta 

Egregio signor Dal Santo,

la ringraziamo per il suo contributo che offre una visione realista e critica sul tema del trenino di Asiago. Le sue osservazioni richiamano alla memoria le difficoltà economiche che portarono alla chiusura della linea nel 1958 e pongono l’accento sulle complessità odierne, tra difficoltà logistiche e costi ingenti.

Il riferimento al documentario brasiliano dedicato alla Vacamora come treno degli emigranti ci ricorda quanto questo tema non appartenga solo alla memoria locale, ma si intrecci anche con una storia di respiro internazionale che è ancora viva tra i nostri migranti.

La dialettica tra il sogno di riportare in vita il trenino e la consapevolezza delle difficoltà che ciò comporta rappresenta la vera ricchezza del dibattito. Siamo convinti che il confronto aperto tra visioni diverse sia fondamentale per mantenere viva la riflessione sul futuro della mobilità e sulla valorizzazione della memoria storica dell’Altopiano.


Il sogno del ritorno del trenino sull’Altopiano: un progetto tra entusiasmo e necessità di valutazione

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