Molto prima che l’immaginario di Halloween conquistasse anche l’Italia, in Veneto si conosceva già l’abitudine di intagliare le zucche per trasformarle in lanterne. Si chiamavano lumere e comparivano sulle soglie delle case, lungo i sentieri e perfino vicino ai cimiteri nelle notti a cavallo tra ottobre e novembre.
Le lumere nascono in un contesto rurale. In un mondo agricolo dove la luce artificiale era scarsa e la notte spesso incuteva timore, bastava un frutto della terra per accendere un simbolo potente. Le famiglie contadine svuotavano le zucche, incidevano occhi, bocca e talvolta nasi esagerati, per poi inserire all’interno una candela o un tizzone ardente. Il risultato era una lanterna danzante e grottesca, che illuminava la strada e allo stesso tempo evocava presenze misteriose.
Il periodo scelto non era casuale: la festa di Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti cadevano in un tempo considerato di passaggio, quando il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si faceva sottile. La lumera diventava così una guida luminosa per le anime dei cari, o uno stratagemma per allontanare gli spiriti dispettosi.
Oltre al valore simbolico, le lumere avevano una forte componente sociale. Erano soprattutto i bambini e i ragazzi a divertirsi a intagliarle, creando facce buffe o spaventose, e a portarle in giro di casa in casa. Bussavano alle porte chiedendo castagne, noci, fichi secchi o dolcetti, in cambio di quella luce che rischiarava il buio autunnale. Una tradizione che, pur con altre forme, ricorda da vicino l’attuale “dolcetto o scherzetto”.
Secondo alcuni ricercatori, collocare le lumere nei pressi dei campi o dei fossi significava anche difendere i raccolti e allontanare la paura di ciò che non era controllabile. Una piccola fiamma dentro una zucca diventava quindi protezione, scherzo e rito collettivo.
La zucca, frutto autunnale per eccellenza, abbondante e facile da intagliare, non era solo materia prima disponibile: rappresentava la fertilità della terra e la ciclicità della vita. Vederla trasformata in volto, illuminata dall’interno, significava riconoscere che anche la materia più umile poteva diventare segno e messaggio.
In Veneto il termine più diffuso era lumere, ma non mancavano varianti dialettali come le suche baruche, le “zucche bitorzolute” che venivano intagliate e lasciate a brillare sui davanzali o lungo i fossi. In alcune aree della Pianura Padana, simili lanterne venivano chiamate lumazze o morte secche, a sottolineare il legame con il mondo ultraterreno.
Questa usanza non era esclusiva del Veneto. In Irlanda e Scozia, ad esempio, venivano scavate le rape e le patate per ottenere lo stesso effetto. Con l’emigrazione verso l’America, la tradizione trovò nella zucca il frutto ideale, più grande e facile da lavorare, dando vita alla celebre “Jack-o’-lantern” che oggi rappresenta l’icona globale di Halloween.
La parentela fra le lumere venete e le lanterne anglosassoni dimostra come riti simili, nati in contesti agricoli e in periodi dell’anno legati al raccolto e alla memoria dei morti, abbiano viaggiato e si siano trasformati senza mai perdere del tutto il loro nucleo simbolico.
Con il passaggio dal mondo rurale a quello urbano, la tradizione delle lumere si è progressivamente affievolita. L’avvento dell’illuminazione elettrica, la perdita di certi rituali contadini e la modernizzazione delle abitudini familiari hanno fatto sì che le lanterne di zucca venissero considerate una curiosità del passato.
Oggi, però, la loro memoria non è del tutto svanita. In molte località venete la notte delle lumere è stata riscoperta come patrimonio culturale da valorizzare, spesso intrecciata con la festa di Halloween. Ci sono eventi che invitano a intagliare zucche come facevano i nonni, con l’obiettivo di tramandare alle nuove generazioni il significato di quei gesti semplici ma ricchi di simboli.
La tradizione delle lumere racconta molto del Veneto contadino: l’ingegno con cui si usavano i frutti della terra, la capacità di trasformare la paura della morte in un gioco comunitario, il desiderio di non lasciare che il buio inghiottisse del tutto le case e i sentieri.
Oggi, ogni volta che una zucca viene svuotata e illuminata, anche in contesti più moderni e festaioli, riemerge un legame profondo con quel rito antico. È la memoria di una comunità che, attraverso un piccolo lume, trovava il modo di onorare i morti, ridere della paura e condividere il mistero della notte.
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