Il confronto, l’attesa, la delusione. Le elezioni regionali del Veneto 2025 hanno lasciato sull’Altopiano un senso diffuso di amarezza ma anche la volontà di trasformare l’analisi in un nuovo punto di partenza.
A commentare il risultato, con una riflessione che va oltre i numeri, sono due figure di primo piano nella politica asiaghese: la vice sindaco Ludovica Tondello e il consigliere comunale Nicola Rossi, entrambi profondamente coinvolti nella campagna elettorale e nelle dinamiche sociali emerse durante il percorso che ha portato al voto.
Ludovica Tondello prima ancora di entrare nell’amministrazione comunale ha vissuto la democrazia “dal suo interno”: per otto anni è stata scrutatrice di seggio, ruolo che l’ha portata successivamente a diventare vice presidente, un’esperienza che le ha permesso di osservare da vicino l’evoluzione della partecipazione civica.
“Ho avuto l’opportunità di conoscere da vicino tante realtà, ascoltare esigenze e speranze di persone mai incontrate prima. Questo confronto diretto mi ha arricchita, ma mi ha anche imposto una pausa per riflettere” ha dichiarato.
Parole simili a quelle espresse da Nicola Rossi, che ha aderito con trasporto al clima della campagna elettorale: “Ho seguito questa campagna come se fosse la mia, ogni volta l’emozione è unica. È un viaggio straordinario, pieno di dialoghi, visioni e attese cariche di speranza.”
L’ombra della dispersione delle preferenze
Per la vice sindaco il risultato che più di tutti pesa riguarda la mancata elezione di un rappresentante del territorio in Regione, una dinamica che secondo lei trova una delle sue cause principali nella dispersione dei voti locali generata dalle molteplici candidature dell’area altopianese.
“Le invidie e la volontà di essere sempre in primo piano hanno portato a non avere – ancora una volta, anche oggi, quando avevamo una possibilità concreta – un nostro rappresentante in Regione,” ha spiegato con toni pacati ma decisi.
Nicola Rossi aggiunge una critica che punta al cuore della coesione sociale altopianese, osservando come la competizione locale sia stata a tratti segnata da individualismi e rivalità personali più che dall’unione di intenti:
“Percepisco una società segnata da una profonda invidia. È un sentimento tossico, che ferisce e mette i bastoni tra le ruote ma non porta mai a risultati concreti.”
Secondo Rossi non è solo la politica a dividersi: è il territorio stesso a faticare a trovare una voce comune. Una fotografia che parla di frustrazione, orgoglio e voglia di primeggiare, atteggiamenti che, tradotti nelle urne, hanno dato vita a un mosaico di preferenze incapace di trasformarsi in una rappresentanza solida.
Astensionismo, un dato che preoccupa
Per entrambi gli amministratori uno dei dati che preoccupano di più è quello dell’astensionismo record. Tondello lo definisce un tema generazionale, civico, storico, culturale. Rossi, invece, lo racconta con un paragone pop che rende la sua lettura ancora più immediata:
“È sorprendente pensare che il televoto per manifestazioni come Sanremo o il Grande Fratello funzioni – e siamo disposti perfino a pagare – mentre il voto che determina chi ci rappresenta susciti scetticismo e diffidenza.”
Tondello non accusa ma invita: “Mi chiedo come mai, proprio in un momento cruciale per l’Altopiano, tante persone abbiano scelto di non votare. Non è un’accusa, ma un invito alla consapevolezza.”
Un’analisi che affonda nella memoria di chi ha lottato per ottenere il diritto al voto – partigiani, donne, padri costituenti, voci silenziose della storia altopianese, ricordati come riferimento morale, non come retorica.
“La nostra storia ci ricorda che il voto è nato dal coraggio, dal desiderio di libertà, uguaglianza e dignità. Se vogliamo un cambiamento, il primo passo inizia proprio lì: nella cabina elettorale.”
Rossi prosegue con un’osservazione che punta a un altro rischio: quello di un voto sempre più commentato alle spalle ma non espresso apertamente, un consenso relegato ai mugugni digitali invece che alle schede:
“Non possiamo permetterci di rimanere passivi, consolandoci nel pensare che piuttosto che vai bene tu è meglio che andiamo male tutti!”
La bussola resta il futuro
Nonostante la delusione resta intatto il punto su cui entrambi sono d’accordo: il futuro non può essere paura, lamentazione o diffidenza, ma costruzione collettiva.
Tondello guarda avanti con un messaggio rivolto soprattutto ai più giovani:
“Spero che questa riflessione diventi davvero un punto di ripartenza. Una ripartenza per le giovani generazioni, che hanno una vita davanti e la possibilità concreta di cambiare le cose, costruendo un futuro più consapevole e partecipato perché il domani appartiene a loro, a noi.”
Rossi chiude con un impegno personale ma che parla a un’intera generazione:
“La mia generazione ha bisogno di luce, speranza e di nuove opportunità. Non di buio o rassegnazione. Io credo nel futuro e mi batterò per questo!”
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