Francis Turatello: il boss della malavita nato ad Asiago e re della Milano criminale

Dalle bische clandestine alle rapine, vita e morte del leggendario delinquente.

Figlio di Luigia Turatello, una sarta veneta residente a Milano e trasferitasi temporaneamente ad Asiago durante la Seconda Guerra Mondiale, Francis, il cui vero nome era Francesco Michele Turatello, nacque nel capoluogo altopianese il 4 aprile del 1944. Sul padre, che risulta ignoto, non sono note informazioni ufficiali, anche se alcune voci ipotizzano che fosse Frank Coppola, celebre mafioso italo-americano noto come “Frank tre dita”. Dopo la guerra, madre e figlio fecero ritorno a Milano, stabilendosi nel quartiere popolare di Lambrate.

L’inizio della sua carriera criminale

Turatello iniziò la sua vita lavorativa come commesso in un negozio di tappeti in via Manzoni. Fu proprio qui che strinse amicizia con Michele Argento, detto “Carlo”, un giovane barista che lo introdusse alla malavita. Il giovane Turatello mostrò subito qualità da leader e un’inclinazione al comando, iniziando con furti d’auto per poi fondare una banda criminale. Negli anni ’70 divenne uno dei “padroni” delle bische clandestine di Milano, gestendo un’attività che garantiva introiti di milioni di lire a sera.

La sua banda, composta perlopiù da catanesi, controllava anche lo sfruttamento della prostituzione, oltre a partecipare a rapine e sequestri di persona. Tra i crimini più famosi, figura la rapina del 1971 a un furgone della STEFER a Roma, in collaborazione con la banda dei marsigliesi di Albert Bergamelli, dal quale vennero sottratti oltre 100 milioni di lire.

La rivalità con Vallanzasca

Francis è ricordato anche per la sua leggendaria rivalità con Renato Vallanzasca, potente boss della mala milanese. I due si affrontarono in una sanguinosa faida per il controllo del territorio, culminata in numerosi omicidi. Paradossalmente, una volta arrestati, si avvicinarono al punto che Turatello divenne testimone di nozze di Vallanzasca durante il matrimonio celebrato nel carcere di Rebibbia.

L’arresto e il declino

La carriera di Turatello subì un duro colpo con il suo arresto il 2 aprile del 1977, in piazza Cordusio, a Milano. Ricercato per rapine, sequestri e ricettazione, fu condannato a dodici anni di carcere da scontare in regime di massima sicurezza. Nonostante fosse dietro le sbarre, riuscì a mantenere il controllo sulla sua banda, almeno fino all’ascesa di Angelo Epaminonda, detto “il Tebano”, che lo sostituì puntando sul traffico di eroina.

Durante la sua detenzione, il declino di Turatello fu segnato da tragici eventi: l’ex compagna e madre di suo figlio Eros, Emilia Luciana Zenari, fu barbaramente uccisa nel 1978 e nello stesso anno, il suo braccio destro, Carlo Argento, morì in uno scontro a fuoco con la polizia. Nel 1979 la violenza toccò il culmine con la strage al ristorante “La Strega”, in cui furono uccise otto persone legate al giro di Turatello.

Il mistero dell’omicidio e i legami con la politica

Francis Turatello fu assassinato in modo efferato il 17 agosto del 1981 nel carcere di Badu ’e Carros, a Nuoro. Immobilizzato da altri detenuti, fu accoltellato più volte fino a essere sventrato. Le ragioni dell’omicidio rimangono oscure: alcuni sostengono che sia stato un ordine di Raffaele Cutolo, altri attribuiscono il delitto a vendette interne orchestrate da ex collaboratori. Alcuni scenari lo legano persino alle trattative tra Stato e malavita per la liberazione di Aldo Moro.

Un’eredità controversa

Francis Turatello non fece mai ufficialmente parte di organizzazioni mafiose come la camorra o la mafia siciliana, ma i suoi legami con queste realtà lo resero una figura di spicco nel panorama criminale italiano.

La sua vicenda si intreccia con alcuni dei capitoli più oscuri della storia italiana, dalla banda della Magliana al rapimento di Aldo Moro; e il suo nome resta indissolubilmente legato a un’epoca di violenza e potere nelle strade di Milano.

Oggi, Turatello è sepolto nel cimitero urbano di Monza, ma la sua storia continua a suscitare interesse, tra realtà e leggenda.

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