In L’altopiano ad ogni costo Giorgio Spiller mette in pagina un libro che non assomiglia a una classica autobiografia. L’autore lo definisce uno zibaldone, un intreccio di storie personali e storia collettiva in cui la scrittura segue traiettorie libere, fatte di incontri, scelte, progetti, ripensamenti e di quella lucidità non sempre comoda con cui si guarda anche alla componente “fallimentare” del fare arte.
Il punto di partenza è un’identità in movimento. Spiller racconta un’infanzia in un paese di valle, poi quarant’anni a Venezia e infine il ritorno sull’Altopiano dei Sette Comuni, vissuto come un rientro “a casa” e come una forma compiuta di fortuna.
È una traiettoria che dà senso al titolo perché “ad ogni costo” non è solo una formula provocatoria. È la misura di una fedeltà ostinata a un luogo e a una memoria che, secondo l’autore, rischiano di essere consegnate all’omologazione e alla perdita d’identità.
La struttura frammentaria è la sua forza e la sua sfida. Il libro procede per appunti, scarti, ritorni, con una narrazione che invita il lettore a “mollare le briglie” e ad accettare deviazioni anche spiazzanti.
Quando funziona, questo andamento restituisce bene l’idea di un pensiero che cammina fisicamente e mentalmente, aprendo sentieri reali e interiori. Quando invece si cerca un racconto lineare, con capitoli che chiudono e spiegano, la forma può risultare volutamente irregolare, quasi refrattaria alla sintesi.
Dentro questa libertà c’è un nucleo molto riconoscibile per chi conosce l’Altopiano. L’Antica Strada del Costo diventa simbolo e cordone, collegamento tra pianura e montagna e anche tra passato e presente, tra radici e disincanto.
Spiller scrive con lo sguardo di chi osserva e registra, ma anche con la franchezza di chi non si accontenta di un racconto consolatorio. Ne esce un libro più vicino a un taccuino di vita che a un memoir “ordinato”, capace di accendere domande su cosa significhi appartenere a un territorio e su quanto costi davvero conservarne l’anima.
Giorgio Spiller
Nato a Recoaro nel 1948, studi in pianura, Giorgio Spiller si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia ed ha insegnato per 32 anni nei licei artistici, agli istituti d’arte e allo Iuav. Per 40 anni ha vissuto e lavorato a Venezia, tra performance di pittura e scultura riconosciute al Premio Bevilacqua La Masa, provocazioni d’autore al Carnevale di Venezia, invenzioni teatrali e spettacoli con automi meccanici.
Il suo ritorno in montagna, ora Altopiano, ha coinciso con l’impegno in opere di land art nella zona di Cesuna dove risiede.
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