Col fiato sospeso fino all’ultimo, vedendo scorrere tappa dopo tappa del viaggio della torcia olimpica. Ma con la convinzione che quelle medaglie vinte vent’anni fa valessero molto, molto di più. E allora eccolo, nei metri finali di quel viaggio, emozionato e coinvolto: è stato Enrico Fabris, campione roanese del pattinaggio velocità, a consegnare nelle mani di Alberto Tomba e Deborah Compagnoni la fiaccola con la quale è stato acceso il braciere olimpico di Milano.
“È stata un’emozione indescrivibile – commenta Fabris –. Dopo vent’anni il cerchio si è chiuso e anche dopo tutto questo tempo ci si rende conto della grandezza dei valori sportivi e dei risultati che si fanno. Ho cercato di godermi fino in fondo il momento, guardando negli occhi tutte le persone e i bambini che mi guardavano con il sorriso. Avrei voluto passare a battere il cinque a tutti! Ora mi aspetto un’Olimpiade italiana, grandiosa, dove tutti dovranno dare il massimo. Quindi un grande successo.”
Sono emozioni forti, che riportano con la mente a quei momenti magici di Giochi olimpici invernali di Torino 2006, quando Fabris entrò con prepotenza nella storia del pattinaggio di velocità portandosi dietro il bagaglio di preparazione di stampo altopianese, Roana. Un vanto che non si è ancora affievolito in paese.
La cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali ha avuto il sapore della leggenda con la staffetta finale che a Milano ha visto il passaggio di mano da Manuela Di Centa e Gerda Weissensteiner a Fabris e poi ad Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, mentre a Cortina d’Ampezzo l’icona Gustav Thöni ha ceduto il posto a Sofia Goggia.
Adesso che il nostro campione ha avuto il suo riconoscimento sì, le Olimpiadi possono iniziare.
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