I racconti del Fauno: Monte Frizzon, storia di un confine conteso

La battaglia legale che si sviluppa tra il 1590 e 1605 ne definisce il possesso, stabilendo i termini che ancora oggi delimitano i territori

Nulla mi da l’idea di quanto i confini siano in fondo linee arbitrarie in preda al mare della storia destinate a cambiare mutare sparire quanto camminare sui sentieri dell’Altopiano.

Questi alberi queste montagne sono state qui prima dei confini e sono rimaste le stesse quando questi sono spariti. Un tempo limiti tra imperi e stati contesi combattuti persi ripresi. La nozione stessa di confine è così cambiata nel tempo tanto che in un passato ormai forse quasi dimenticato poteva capitare che cittadini di una repubblica tipo quella di Venezia dovessero pagare le tasse ad un signorotto tirolese feudatario dell’Imperatore d’Austria.

E’ questo ad esempio il caso di Monte Frizzon a due passi da Enego. Oggi si presenta come una bellissima verde altura luogo ideale per escursioni e regno della tranquillità ma per più di duecento anni ha visto scontrarsi due comunità. E proprio la comunità di Enego è uno dei protagonisti di questa storia. L’altro è la comunità del Castello di Ivano in Valsugana. Mentre salgo verso Frizzon mi trovo a camminare lungo un sentiero selciato che grida la sua origine medievale da ogni sasso questa è zona antica ma quando è iniziata tutta questa storia? Ora non si sa bene quando e non lo sapevano neanche allora gli abitanti di Enego avevano iniziato a pagare affitti e decime al Castello d’Ivano consuetudine giustificata dalla presunta eredità di un’antica comunità scomparsa.

Feudatari del Castello d’Ivano erano i membri della potentissima famiglia nobiliare tirolese Wolkenstein probabilmente originari di Selva di Val Gardena. Tutto era andato avanti secondo questa consuetudine fin quando i possidenti vicentini e quelli di Grigno non erano venuti a discutere sui confini in Marcesina. Con l’occasione si aprì anche la “questione” Frizzon. In un primo congresso svolto a Trento nel 1533 il nostro monte fu solo marginalmente interessato se non fosse che la Repubblica di Venezia in quell’occasione rinunciò a considerare parte del suo territorio la parte del monte che precipita è veramente il caso di dirlo verso il Brenta.

Ma a questo punto gli abitanti di Enego iniziano a rifiutarsi di pagare le decime al Castello di Ivano. Ne nasce una vertenza portata al tribunale di Vicenza nel 1590. La sentenza arriverà nel 1593 tempi lunghetti anche allora. In questa i rettori di Vicenza dichiaravano nullo ogni diritto vantato da stranieri all’interno di un’area che era certamente di giurisdizione veneziana. Apriti cielo. L’arciduca Ferdinando in persona chiede direttamente al governo della Serenissima di annullare la sentenza ma senza risultato. I diretti interessati la famiglia Wolkenstein attendono fino al 1598 poi intentano una nuova causa al foro di Vicenza in fondo era sostanzialmente pacifico che il Frizzon cadesse nei confini della Serenissima e che i feudatari dell’Impero avevano solo intenzione di riscuotere tasse. Ma anche stavolta nel 1602 il tribunale conferma il possesso del monte alla comunità di Enego.

I trentini non la prendono bene. Alcune centinaia di uomini armati guidati dal capitano d’Ivano assaltano il Frizzon bloccano il trasporto di legname dal monte verso Enego sequestrano tutte le menare minacciano di morte i boscaioli veneti.

Dopo un nuovo tentativo di accordo fallito nel 1603 nel 1605 si aprì un nuovo congresso a Rovereto. La trattativa si era aperta nel migliore dei modi grazie alla disponibilità dei due delegati veneto e imperiale tuttavia le posizioni erano distanti il castellano d’Ivano si presentò spavaldamente vantando la proprietà di tutto il monte i veneti manco a dirlo erano di tutt’altro avviso. Dopo dispute infinite si giunse a questa sistemazione Monte Frizzon aspettava per due terzi allo stato veneto per un terzo al Tirolo la proprietà sui pascoli e conseguentemente l’introito di affitti e decime su tutto il monte era del Signore d’Ivano. Un accordo che oltre a ribaltare parzialmente la situazione non era facilissimo da attuare anche perché all’epoca era indefinita l’estensione del monte.

Enego non era affatto contenta della sentenza e inoltrò formale protesta a Venezia ricordando che il possesso del Frizzon ai Wolkestein non aveva alcuna base giuridica. Ovviamente dello stesso avviso era Francesco Caldogno e con lui la nobiltà vicentina che di interessi in Altopiano ne aveva da vendere. Tra le altre cose lo stesso Caldogno faceva notare che sul monte erano presenti non meno di cinquanta case di famiglie di Enego.

Arrivò comunque l’esecuzione della sentenza. I commissari si incontrarono inizialmente sul Monte Frizzon il 27 giugno 1606. Dopo aver discusso con i periti delle parti il 2 luglio si convenne che la linea divisoria doveva partire dal passo della Forcellona Marcesina procedere ad est fino alla parte superiore della Val Maron lasciando il Campo di Frizzon alla giurisdizione tirolese per raggiungere la Val Brentoni lungo la quale scendere fino al Brenta. Il giorno successivo vennero apposti dei rudimentali cippi su questa linea. Tutto a posto? Neanche per sogno.

Un errore forse voluto del perito asiaghese nella delimitazione della piana di Marcesina diede adito a nuove contestazioni e già poco dopo l’accordo il Caldogno e Passingher rispettivamente per la parte veneta e tirolese erano dovuti intervenire per ripristinare un termine devastato sul Frizzon. Gli austriaci presero a pretesto questi disordini per invocare una nuova conferenza al fine di ridiscutere i confini.

Esco dal bosco sudato sulla strada asfaltata che conduce alla contrada di Frizzon. La piccola Marcesina la chiamano perché è una piana verdeggiante costellata di malghe e circondata da montagne. Oltre quelle il precipizio. E proprio quando la penombra cede il posto alla luce insieme ad un’edicola votiva ben infisso nel terreno si erge un cippo. Mi fermo a sentire l’aria che inizia a dare i primi segni di primavera. La data incisa dice 1752.

Si perché gli austriaci otterranno una nuova conferenza iniziata nel 1750 quando l’ennesima commissione cerca di mettere di nuovo ordine nella questione. Le conclusioni stavolta arrivano celermente proprio nel 1752. La premessa è che la soluzione del 1605 con la linea Marcesina Frizzon rimaneva valida. Sostanzialmente il confine tra i due stati era confermato sul Monte Frizzon mentre il possesso dell’intero monte era appannaggio del Signore d’Ivano. Con l’esecuzione vennero piantati 29 nuovi termini quelli tutt’ora presenti sia per delimitare il confine tra Repubblica di Venezia e Impero sia per confermare i possedimenti dei Wolkenstein.

C’è un bel sole a Frizzon. Qualcuno lavora al margine del bosco per il resto solo silenzio. La Serenissima non esiste più né l’Impero Austro-Ungarico. Non ci sono più i WolksteinCaldogo ad arringare il popolo di Enego. Quel confine è svanito o meglio si è trasformato adesso divide due regioni. La storia non passa mai indenne nelle vicende umane. Lascia un segno nella memoria collettiva ma l’insegnamento più grande che spesso dimentichiamo è che nulla rimane lo stesso per sempre. Tutto è destinato a cambiare. Convinzioni regole e anche confini.

Rubrica a cura del Fauno

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