Ieri mattina, in località Ghertele, è stato scoperto il monumento dedicato a Győző Zemplén, celebre fisico ungherese caduto sull’altopiano dopo essere stato colpito in battaglia sul Monte Mosciagh durante l’offensiva di primavera del 1916. Una cerimonia che ha messo insieme memoria e ricerca, istituzioni e volontariato, con un ospite di rilievo: il Presidente della Repubblica d’Ungheria Tamás Sulyok, presente sul posto per rendere omaggio allo scienziato-soldato e per sottolineare il valore simbolico dell’iniziativa.
La cerimonia ha visto la presenza anche di tre discendenti della famiglia Zemplén, di rappresentanti dell’Università Eötvös Loránd, dell’Università di Budapest e di una delegazione della città natale dello scienziato, Nagykanizsa.
Il momento ha segnato un passaggio importante anche per il territorio: riportare alla luce una figura rimasta a lungo ai margini della memoria locale, nonostante il legame diretto con gli eventi del fronte.
Il monumento è il risultato di un percorso avviato alcuni anni fa grazie alla ricerca di Vittorio Poli, socio dell’associazione Siben Alte Komoine e di Guide Altopiano. Un progetto che, nei mesi scorsi, ha coinvolto anche il Museo della Grande Guerra di Canove e il Comune di Roana: un intreccio di competenze che ha trasformato una storia quasi dimenticata in un segno concreto sul paesaggio.
Al centro della giornata non c’è stata solo la commemorazione. Nella ricerca condotta dagli organizzatori, Zemplén diventa lo spunto per parlare di ciò che attraversa i confini: la scienza come patrimonio comune e la memoria della guerra come avvertimento. Un messaggio che il presidente ungherese ha legato apertamente al tema della pace, intervenendo in occasione dello scoprimento del monumento sul vecchio teatro bellico dell’area di Asiago.
Dopo la cerimonia al Ghertele, la mattinata è proseguita con la Santa Messa a Camporovere presieduta da mons. Gergely Kovács, arcivescovo di Alba Iulia, si è chiusa con un momento conviviale a Canove. Un finale che ha dato alla commemorazione un significato ancora più vivo, trasformandola in un’occasione reale di confronto tra giovani europei: oltre 150 ragazzi dell’Est Europa hanno partecipato all’iniziativa e, nella giornata di ieri, sono stati accompagnati dalle guide fino al luogo in cui lo scienziato rimase ferito.
Credit foto: Museo Siben Alte Komoine
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