I racconti del Fauno, Il rumore dei passi sul selciato: l’Antica Strada del Costo

Il rumore dei passi sul selciato

Ci fermiamo nei pressi di Cesuna, alla pozza del Costelaba. Qui la strada scavalla e il territorio di Cogollo, già Altopiano da un po’, diventa comune di Roana. È il passo dello Zovo, luogo ideale dove tirare il fiato dopo la salita, anche perché da qui il percorso spiana e diventa dolce per tutta la sua durata.

Un luogo suggestivo dove raccontare storie alle persone che sono venute in escursione con me oggi. Una poiana vola alta in cielo, i boschi fitti di abeti stanno per lasciare il passo ai verdi pascoli, appena dopo il bosco di Cesuna. Il rumore dei passi si trasforma esso stesso in una continua narrazione, perché questo non è un sentiero qualsiasi e i nostri piedi stanno calcando un antichissimo selciato, percorso per millenni come via di collegamento con la pianura, poi dimenticato e solo recentemente eroicamente riportato alla luce.

Oggi ne percorriamo solo un tratto, ma salire dalla valle fino ad Asiago, superando oltre 800 metri di dislivello e 16 chilometri, è insieme una gran bella soddisfazione e un tuffo in un passato ancestrale, fatto di trasporto di legname e di transumanza verticale. Un viaggio a ritroso nel tempo che solamente le antiche vie percorse a piedi sanno risvegliare.

Queste pietre hanno visto il flusso ininterrotto del tempo da epoche antichissime e anche se l’origine romana di questa strada è fondamentalmente un’ipotesi, tracce certe della sua presenza tornano indietro al 1608 e 1609, quando il tracciato compare nelle mappe di Giovanni Molino e Filippo Pigafetta. Già nel Cinquecento si trovano però riferimenti nei documenti inerenti la monticazione di alcune mucche appartenenti all’Abbazia di Praglia.

A partire dal Seicento le mappe e i riferimenti si fanno sempre più frequenti e precisi fino a metà Ottocento, quando venne costruita la nuova strada del Costo, quella che percorriamo ancora oggi, e fu conseguentemente obliterata e dimenticata la vecchia strada, rimasta fino a poco fa sepolta sotto radici e detriti.

Un vento fresco agita le chiome degli abeti, dal profondo del bosco l’odore di muschio e resina inebria la mente. Un passo dopo l’altro torniamo a far risuonare la storia. Ricevo un messaggio da Tarcisio Bellò per ringraziarmi di aver proposto questa escursione. Tarcisio è presidente dell’associazione “Montagne e Solidarietà APS” e oltre a progetti umanitari, come la realizzazione del Cristina Castagna Center in Pakistan, ha curato e realizzato la riscoperta e il ripristino di questo gioiello storico.

Un lavoro eroico, che varrebbe la pena valorizzare iniziando proprio dalla sua genesi.

Come è nata l’idea di riportare alla luce l’Antica Strada del Costo?

“L’Antica Strada del Costo è stata riscoperta grazie allo studio di alcune mappe, risalenti ai primi anni del Seicento e ai secoli successivi fino alla cartografia IGM di fine Ottocento, così abbiamo intuito che esisteva una via molto più remota dei percorsi prevalenti oggi. Infatti l’attuale Strada del Costo, sulla falda occidentale dell’Altopiano rivolta alla pianura alto vicentina, risale solo a metà Ottocento, mentre la strada del Costo Vecchio è addirittura una strada militare, parzialmente costruita nel 1918 e interrotta per la fine della prima guerra mondiale. Il passo successivo è stato quello di cercare sul terreno il tracciato originale riportato in particolare sulle mappe disegnate fra 1608 e 1620 dai periti Giandomenico dell’Acqua, Filippo Pigafetta, Giovanni e Domenico Molino.”

Tarcisio racconta che l’impresa è durata ben sei anni, durante i quali è stata compiuta un’accurata pulizia del tracciato: sono stati riaperti i tratti invasi dalla vegetazione, realizzate varianti per i tagli causati dalle strade più recenti, riportati alla luce tratti di selciato antico, ripristinate due pozze di abbeverata a Roncalto e al passo dello Zovo sopra Cesuna, installata tutta la segnaletica necessaria e avviato l’accatastamento come sentiero CAI 666 insieme alla Sezione CAI di Vicenza.

Nel complesso, oltre a 5 mila ore di lavoro, sono stati investiti più di 13 mila euro per finanziare le varie opere.

Ma è la domanda sulla sua importanza storica ad accendere davvero la passione di Tarcisio, una passione profusa nella consapevolezza di restituire alla fruizione un tassello essenziale del complesso mosaico del passato del territorio.

“Da un recente approfondimento storico l’Antica Strada del Costo appare come una millenaria via di popolamento, disboscamento, cristianizzazione e di scambi economici reciproci fra pianura e montagna. Una particolare rilevanza doveva avere anche la monticazione proveniente dalle poste invernali sulle campagne fra Vicenza e Padova, soprattutto dalle aree adiacenti al monastero benedettino di Praglia. Dai documenti d’archivio il percorso armentario seguiva l’asta fluviale del Bacchiglione e dell’Astico fino a Caltrano e Mosson, per salire in Val Canaglia e quindi sulle montagne settentrionali dell’Altopiano. Più antica e interessante è anche la lapide romana, databile fra 117 e 138 d.C., reperita quale tavola d’altare della chiesa di San Daniele di Chiuppano durante la visita pastorale del 1488 effettuata dal vescovo padovano Pietro Barozzi. La lapide, ora scomparsa, era dedicata dalla vedova a Lucio Laertio Maximo, eletto pontefice dell’erario pubblico in quanto quattuorviro e membro del collegio dei Centonari del Municipio Vicentino. Lucio, come centonario, traeva buoni guadagni dal commercio di lane e come ufficiale dell’erario municipale si occupava verosimilmente anche del mantenimento delle strade pubbliche. L’Antica Strada del Costo può essere considerata fra le grandi e importanti vie armentarie della X Regio, Venetia-Histriae, facenti capo a Vicetia, Patavium e Altino. Le altre direttrici puntavano a Marostica, con l’Arzeron della Regia, a Bassano e Canal di Brenta con la via del Brenta, ad Asolo con la via Aurelia e al bellunese con la Via Claudia Augusta.”

L’antico selciato adesso lascia intravedere i bordi rialzati della strada, quelli che i romani chiamavano crepidine. Il tracciato si rituffa come un torrente verso la Val Canaglia e viene inghiottito da un bosco denso e profondo. Chiudendo gli occhi sembra di sentirli, i passi e le voci di centinaia di anime che hanno calpestato le stesse pietre nel corso dei secoli.

Mercanti e religiosi, pastori e briganti, boscaioli e soldati hanno percorso questi boschi per salire verso i pascoli rigogliosi dell’Altopiano, scendere in pianura o semplicemente scomparire dalla legge. Un luogo intenso che grazie all’opera di appassionati come Tarcisio Bellò e i suoi compagni di avventura è tornato ad essere percorso, permettendoci di camminare in un flusso senza tempo, di chiudere gli occhi e ascoltare il suono del passato: quello dei passi sul selciato.

Rubrica a cura del Fauno

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