C’è un angolo dell’Altopiano dove il ghiaccio non è l’unico terreno di conquista. Dove un pallone rotola più forte di ogni pregiudizio e dove un gruppo di ragazzini ha deciso che sì, anche quassù il calcio può far battere il cuore. È la squadra dei Pulcini Misti dell’Asiago Calcio 7 Comuni e la loro storia merita davvero di essere raccontata.
Perché diciamolo: sull’Altopiano il calcio è sempre stato un po’ il fratello minore. Qui si nasce con i pattini ai piedi e la stecca in mano, qui l’hockey è religione, tradizione, identità. Parlare di calcio, a volte, significa quasi doversi giustificare. Eppure esiste un settore giovanile che lavora, cresce, semina. Giovani che magari fanno doppio sport o addirittura triplo sport, ma che al calcio credono davvero e che in campo mettono entusiasmo, sacrificio e voglia di imparare.
L’annata di questa squadra è stata semplicemente straordinaria. I numeri parlano da soli: in un anno e mezzo di attività è arrivata una sola sconfitta. Una soltanto. Per il resto, successi su successi, vittorie quasi in serie, crescita continua, partita dopo partita. Un percorso costruito con la fatica quotidiana, con il sostegno instancabile dei genitori e con la dedizione di un allenatore che, anche se non ama mettersi in mostra, si è rimboccato le maniche e ha tirato su un gruppo capace di fare qualcosa di davvero speciale.
“Ci siamo fatti il mazzo”, ammette senza giri di parole il mister Luca D’Errico. Ed è forse la frase più diretta, più sincera e più onesta per spiegare che cosa significhi allenare a questi livelli con risorse limitate, in un territorio dove il calcio deve ancora conquistarsi ogni centimetro di credibilità. Da una parte ragazzi selezionati, società strutturate, preparatori e staff numerosi. Dall’altra un gruppo cresciuto quasi in famiglia, accompagnato passo dopo passo da chi ci ha creduto fino in fondo.
L’invito alla prestigiosa Fonzie League è arrivato allora come una conferma, ma anche come una sfida vera. Non un torneino di paese, ma un evento di caratura nazionale: una manifestazione che si svolge in contemporanea in tutte e venti le regioni italiane, con le squadre vincenti proiettate verso un girone finale e con le due migliori destinate a giocarsi l’ultimo atto a Como, in uno stadio vero. Un appuntamento serio, importante, pieno di osservatori, con spalti gremiti, tante squadre partecipanti e un’organizzazione di altissimo livello.
In quel contesto l’Asiago si è trovato di fronte società forti, attrezzate e abituate a certi palcoscenici. C’erano selezioni venete di primo piano come il Montecchio, c’era l’Alto Academy, legata alla Fiorentina, e c’erano altre squadre altrettanto competitive, una più forte dell’altra. Molte di loro potevano contare su quattro o cinque allenatori, preparatori e una struttura importante alle spalle. E in mezzo a tutto questo, i ragazzini dell’Altopiano. Quelli che soltanto un anno fa avevano appena iniziato a giocare.
Eppure non solo non hanno sfigurato, ma si sono giocati tutto fino in fondo. Il bilancio della giornata è stato semplicemente impressionante: otto partite, sei vittorie e due sconfitte. La finale è sfumata per un soffio, per un solo gol di differenza reti, e questo lascia naturalmente un po’ di amarezza. Ma non cancella minimamente la grandezza del risultato. Anzi, la rende forse ancora più evidente.
La sconfitta contro il Montecchio, poi, ha lasciato un retrogusto particolare per un risultato che non sembra aver rispettato i reali valori in campo come sussurra qualcuno dal gruppo, ma senza trasformare il rimpianto in alibi. Perché quello che resta davvero è l’orgoglio di una giornata che i ragazzi difficilmente dimenticheranno. Una giornata fatta di applausi, di complimenti arrivati a ogni fine partita, di avversari sorpresi e di spalti che hanno riconosciuto il valore di una squadra che nessuno si sarebbe aspettato così forte.
Ed è forse proprio questo il punto più bello di tutta la storia. L’Asiago è stata la vera rivelazione del torneo. I ragazzi sono tornati a casa felici.
La soddisfazione, in casa Asiago Calcio 7 Comuni, è enorme. Lo è per i ragazzi, lo è per le famiglie, lo è per la società che ha ricevuto complimenti dal presidente e da tutto lo staff. Ma lo è soprattutto per chi questo gruppo lo ha costruito quasi da solo, trattando questi bambini come fossero figli sportivi da accompagnare nella crescita, mettendo a disposizione tutto quello che sapeva, tutto quello che poteva e forse anche qualcosa in più.
Per questo la Fonzie League non è stata soltanto un bellissimo torneo. È stata la conferma che anche sull’Altopiano il calcio può trovare il suo spazio, può crescere e può farsi rispettare. In una terra dove l’hockey resta il riferimento naturale, questa squadra ha acceso una luce diversa, nuova, forse inattesa. E chissà che non possa essere davvero un piccolo punto di svolta, il segnale che dai giovani può nascere un modo nuovo di guardare anche al calcio, con più coraggio, più libertà e più fiducia nel talento.
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