Il Kali Gandaki (fiume nero) serpeggiava scuro e limaccioso in un paesaggio arido e brullo, fatto di picchi e passi a 3000 metri di altezza. Qualche anno fa ho seguito quel corso a piedi fino a Lo Manthang, la città rossa, persa nel cuore del Regno di Lo, regione semi-indipendente del Nepal proprio sotto il Tibet, ripercorrendo le orme di un esploratore italiano, Giuseppe Tucci, che fu tra i primi europei ad esplorare quella regione.
Parlando di questo fiume nel suo Tra Giungle e Pagode, Tucci scriveva: “I luoghi sacri non hanno mai un principio: sono sacri da quando l’uomo li scoperse, stranamente vivi per la divina invisibile presenza che vi alita intorno e si manifesta per la particolare amenità del sito o nell’acqua salutare […]”. Davanti allo spettacolo del fiume nero che si faceva largo tra le desolate vallate del Regno di Lo, questa frase si apriva per me densa di un significato antico e capace di portare un senso di profondo rispetto.
È passato qualche anno da quel viaggio. Queste parole mi sono tornate alla mente e con loro la sensazione di stupore qualche giorno fa. Scendevo con un gruppo la famosa Valle dei Mulini di Gallio e nel silenzio di un’escursione lontana dal fine settimana, con il rumore dell’acqua che incessantemente accompagnava i nostri passi, la mente ha riportato quella frase e quella sensazione.
Agli occhi di coloro che passano distrattamente la Valle è di certo un luogo incantevole, che combina storia, natura e bellezza paesaggistica, con la sua attività molitoria che si perde nelle pieghe del Medioevo. Certo, il corso d’acqua che scende nella Covola non ha nulla di sacro nel senso comune del termine, ma l’eccezionalità di questa parte di Altopiano, così diversa dal resto, ha risvegliato un antico senso di stupore. Il fatto che l’acqua che si precipita lungo la stretta valletta abbia contribuito a creare lo spettacolare canyon sul quale una religiosità antica ha edificato la Madonna del Buso, in qualche modo rende ancora più profondo il legame tra l’acqua e una spiritualità ancestrale.
Oggi siamo abituati a disporre di questo bene in modo continuo e abbondante, tanto che quasi diamo per scontata l’acqua e l’importanza che ricopre nelle nostre esistenze, ma fino a non molti anni fa questo era un bene poco accessibile e soprattutto in aree scarsamente provviste, prezioso. E se la Valle dei Mulini forse non fu mai un luogo sacro, di certo è stata un elemento essenziale nella vita e nell’economia della comunità di Gallio.
I resti di mulini e opifici, attestati già dall’epoca medioevale, fanno ben comprendere quanto questo luogo giocasse un ruolo fondamentale, soprattutto in un Altopiano carsico dove di acqua in superficie ne rimane ben poca. E mentre la roccia assorbe, o meglio, viene erosa velocemente dall’acqua portando nelle viscere della terra la gran parte delle risorse idriche, qui il torrente gorgoglia incessante in un mantra che riempie la mente.
Ci siamo appena lasciati alle spalle il piccolo guado. A destra un rivolo d’acqua si getta nel torrente e ancora la mente mi riporta a quel fiume, a quel libro: “Il luogo, come tutte le confluenze, partecipa di una essenziale sacralità; il capitano, che è molto devoto, e Ciandra scendono sulle rive e con l’acqua attinta dove i due fiumi si confondono riempiono una bottiglia e la sigillano con cura”. Gesti di una religiosità antica che oggi forse fanno sorridere, ma che in fondo è stata quella dei nostri antenati e che spesso ritornano in gesti e segni di cui abbiamo perso il significato.
Non dobbiamo mai dimenticare che nell’antichità e nel Medioevo l’acqua assumeva una valenza sacra profonda, radicata nella sua capacità di rappresentare la vita, la purificazione e la rinascita spirituale. Nelle culture antiche, come quella greca e romana, l’acqua era considerata un elemento divino, associato a dèi e dee come Poseidone e Aquilo. Le fonti e i fiumi erano visti come luoghi sacri, dove si credeva che gli dèi stessi si manifestassero.
Nel Medioevo, questa valenza sacra dell’acqua si arricchì di significati cristiani. L’acqua del battesimo, ad esempio, era considerata un simbolo della purificazione spirituale e della rinascita nella fede. Le abbazie e i monasteri medievali spesso si trovavano vicino a fonti e corsi d’acqua, che venivano utilizzati non solo per scopi pratici, ma anche come luoghi di meditazione e preghiera.
In questo contesto, l’acqua non era solo un elemento naturale, ma un vero e proprio simbolo della presenza divina. La sua valenza sacra rifletteva la convinzione che l’acqua fosse un mezzo attraverso cui l’uomo poteva entrare in contatto con il divino, purificarsi e rinnovarsi spiritualmente. Questa percezione dell’acqua come elemento sacro continuò a influenzare la spiritualità e la cultura medievale, lasciando un’eredità duratura nella storia della religione e della simbolica occidentale.
Due aspetti, quindi, quello economico e quello sacro, che hanno convissuto per millenni nel nostro rapporto con questo elemento. In fondo è per questo che scendere la Valle dei Mulini, al di là della pura bellezza naturalistica che attrae tantissime persone, assume nei miei occhi una valenza simbolica di riappacificazione con l’elemento acqua, riportando alla mente immagini di altre acque e luoghi sacri, spingendo alla riflessione sull’importanza di questo bene.
Il rapporto tra l’uomo e l’acqua è un equilibrio delicato tra la sua valenza sacra e la sua valenza economica. Riconoscere e rispettare entrambe queste dimensioni può aiutare a promuovere una gestione più sostenibile e responsabile di questa preziosa risorsa, garantendo che l’acqua continui a essere una fonte di vita e di prosperità per le generazioni future.
Le ruote dei mulini sono ormai ferme da tempo. La centrale elettrica del 1917 è ormai superata e rimane come pezzo di archeologia industriale. Ma lo stupore dinanzi allo spettacolo dell’acqua, l’effetto ipnotico del rumore dello scorrere sulle rocce, il senso di profonda connessione: tutto questo no, non passerà mai, davanti alla Covola come davanti al Kali Gandaki. E magari fermandoci un attimo ad ascoltare quella voce che sussurra tra le rocce sarà più facile imparare a gestire in modo responsabile questa risorsa.
Rubrica a cura del Fauno
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