A Forte Corbin l’inaugurazione della statua dedicata a Carlo Stuparich

Sarà l’inaugurazione della statua dedicata a Carlo Stuparich il momento centrale della cerimonia in programma sabato 30 maggio, alle 10.30, al Forte Corbin, in occasione delle celebrazioni per il 110º anniversario della Strafexpedition, l’offensiva austro-ungarica che nella primavera del 1916 sconvolse l’Altopiano dei Sette Comuni.

L’opera, realizzata dall’artista Carluccio Zangirolami con schegge di bombe della Prima Guerra Mondiale, sarà collocata all’interno del museo del Forte Corbin. La statua è stata donata dal compianto Giancarlo Rovini, titolare dell’omonima collezione che fino a pochi mesi fa era esposta nella ex scuola elementare di Treschè Conca.

La figura ricordata è quella di Carlo Stuparich, irredentista triestino e medaglia d’oro al valor militare, caduto nei pressi del Forte Corbin il 30 maggio 1916. Proprio nel luogo legato alla sua morte, la nuova statua diventerà un segno permanente di memoria, capace di unire il ricordo del singolo caduto alla storia più ampia dell’Altopiano durante la Grande Guerra.

La mattinata si aprirà alle 10.30 con l’alzabandiera. Alle 11.00 sarà celebrata una Santa Messa in ricordo di tutti i caduti della “spedizione punitiva”, con particolare attenzione all’episodio della morte di Stuparich.

Alla commemorazione saranno presenti l’artista Carluccio Zangirolami, il recuperante Stefano Rovini, lo scrittore e storico Loris Giuriatti e il rievocatore Fabio Cogo. Particolarmente significativa sarà anche la partecipazione dei ragazzi del campo scuola Alpini di Nanto, paese che accolse i profughi di Treschè Conca allo scoppio della Strafexpedition.

La Messa sarà celebrata da don Germano Corà, legato personalmente alla memoria del profugato: il suo nome richiama infatti San Germano dei Berici, il paese che ospitò sua madre durante quei drammatici giorni.

A 110 anni da quella primavera del 1916, l’evento a Forte Corbin diventa così occasione per rendere omaggio ai caduti, ai profughi e a tutte le persone che vissero sulla propria pelle uno degli eventi più drammatici della Grande Guerra.

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