Un vino nato a mille metri di quota, accanto all’Osservatorio di Asiago e dentro una storia familiare fatta di agricoltura, accoglienza, coraggio e visione. Si chiama Bintarn il nuovo progetto vitivinicolo dell’agriturismo Ca’ Sorda della famiglia Rigoni, presentato ad Asiago come una sfida agricola ed enogastronomica che guarda al futuro della montagna. Un nome, Bintarn (l’invernatore) che richiama la tenacia dei montanari di un tempo, capaci di inseguire un sogno.
L’idea nasce dalla volontà di diversificare l’attività agricola e aprire nuove possibilità per chi vive e lavora sull’Altopiano. Non solo un vino, dunque, ma un progetto più ampio che parla di viticoltura di montagna, biodiversità, sostenibilità reale e opportunità per i giovani. Stefano Rigoni, portavoce della famiglia in questo progetto, ha raccontato un percorso iniziato diversi anni fa, quando insieme al padre Diego e ai tecnici coinvolti nel progetto prese forma l’intuizione di piantare vigneti ad Asiago.
La scelta non è casuale. Bintarn nasce da vitigni resistenti, varietà ottenute da incroci naturali e selezionate per ridurre in modo importante i trattamenti in campo. Una scelta coerente con un territorio delicato, dove la tutela dell’ambiente non può restare uno slogan ma deve tradursi in pratica agricola quotidiana. Proprio per questo il progetto è stato presentato come un esempio di viticoltura eroica, capace di confrontarsi con quota, freddo, terreni difficili e condizioni climatiche particolari.
A seguire il percorso tecnico sono stati anche l’enologo Alessandro Sala, produttore e punto di riferimento nello studio delle varietà resistenti e Gabriele Valota, consulente enologo e docente di viticoltura ed enologia. Durante la presentazione è stato spiegato come la varietà scelta, il Solaris, sia particolarmente adatta a contesti di montagna grazie alla sua resistenza al freddo e al ciclo breve, elementi fondamentali per arrivare alla maturazione delle uve in un ambiente come quello asiaghese.

Nel bicchiere, Bintarn restituisce proprio il carattere del luogo in cui nasce: sapidità, acidità, freschezza e un profilo aromatico legato all’escursione termica tra giorno e notte. Un vino che non cerca di imitare altre zone vitivinicole ma prova a raccontare un’identità nuova, radicata nel paesaggio dell’Altopiano.
Attorno al progetto è stata costruita anche una forte identità comunicativa. Il nome richiama la cultura locale e la figura del “bintarn”, legata alla preparazione e all’attesa dell’inverno. Il claim, “il vino sotto le stelle”, valorizza invece la vicinanza con l’Osservatorio di Asiago e trasforma il vigneto in un racconto che unisce terra, cielo, agricoltura e sogno.
Alla presentazione hanno preso parte anche rappresentanti istituzionali regionali e locali, oltre al sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern, che ha sottolineato il valore del progetto come esempio di imprenditorialità capace di creare occupazione e rafforzare l’immagine turistica del territorio. Tra gli interventi è emerso più volte il tema dei giovani, con la necessità di costruire opportunità concrete perché la montagna non sia soltanto luogo da visitare ma anche spazio in cui restare, investire e costruire futuro.
Anche i ragazzi dell’Istituto Alberghiero hanno avuto un ruolo da protagonisti, curando col solito entusiasmo e grande competenza l’allestimento del buffet e il servizio ai tavoli. Il gruppo di studenti delle classi coinvolte – dalla prima alla quinta, tra Sala e Cucina – hanno lavorato insieme sotto la guida dei Professori Mariano Meneghini, referente organizzativo, e Giorgia Berno, coordinatrice del servizio in sala, dimostrando grande professionalità e passione.
La famiglia Rigoni guarda già oltre la prima bottiglia. L’obiettivo dichiarato è favorire la nascita di una rete, fino all’idea di un’associazione altopianese dedicata alla viticoltura di montagna, capace di collegare vino, formaggi, piccoli prodotti locali, ristorazione e turismo.
Bintarn diventa così molto più di una novità enologica. È un gesto agricolo e culturale. Un modo per dire che anche sull’Altopiano si può sperimentare senza tradire le proprie radici. Che il futuro della montagna passa dalla capacità di custodire il paesaggio ma anche di immaginare nuove strade. E che, dopo ogni salita, come ha ricordato Stefano Rigoni chiudendo l’incontro, prima o poi arriva anche la discesa.
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