I racconti del Fauno: il risveglio della primavera nelle tradizioni di fuoco

Tutto è iniziato con un forte clamore. Un frastuono assordante che proveniva giù dalla strada. Quando mi sono affacciato, bambini festosi stavano trascinando lunghe serpentine di barattoli rumorosi. Ero da poco in Altopiano e ho chiesto: «Cos’è?». «È Schella Marzo. Tra poco in piazza bruciano la vecchia».

Arrivo tardi, hanno già appiccato il fuoco, ma lo spettacolo del bagliore in piazza che si avvicina lentamente è di grande suggestione. Sembra un rito molto antico. Mi torna alla mente che dalle mie parti, il giorno della Candelora, c’è una festa chiamata “Le Struzze”, dove si gira in cerchio intorno a un falò pronto con enormi torce per poi dargli fuoco.

La similitudine tra questa e molte altre tradizioni che mi è capitato di vedere in giro per l’Italia sembra proprio sottolineare un’origine atavica. Eppure ho letto da qualche parte che alcuni anziani negano che ai loro tempi questa tradizione fosse come la conosciamo oggi. O meglio, esisteva il corteo confusionario per svegliare la primavera, ma nessuna vecchia bruciata in piazza, al massimo falò sparsi sulle colline. Il punto, però, è che il protagonista di questa storia non è la vecchia, ma proprio il fuoco. Per capire meglio dobbiamo fare un passo indietro.

La tradizione di Schella Marzo sull’Altopiano di Asiago è un rituale primaverile che segna il passaggio dall’inverno alla primavera. Il termine “Schella Marzo” deriva dal dialetto locale e significa “suona marzo”, un invito a risvegliare la natura dal letargo invernale.

Il rituale si svolge a cavallo tra febbraio e marzo e consiste in un corteo di bambini che trascinano per le strade barattoli e bidoni legati insieme, producendo un gran frastuono per risvegliare la primavera. L’ultima sera, in piazza, si brucia un rogo rappresentante la “vecchia”, simbolo dell’inverno appena trascorso.

Si dà il caso che questa tradizione si innesti molto bene nel simbolismo ormai studiato da antropologi e storici delle religioni fin dall’inizio del secolo scorso. Ha radici antiche e rappresenta il passaggio dalla stagione fredda e buia alla rinascita della natura. Il fuoco è un elemento centrale, simboleggiando la purificazione e la rinascita.

Come osserva James George Frazer, «il fuoco è un simbolo della vita e della fertilità, e il suo uso in queste feste è un modo per celebrare la rinascita della natura» (Frazer, 1922, p. 618). Frazer sostiene che il fuoco è un elemento magico che può essere utilizzato per influenzare le forze della natura e garantire la fertilità della terra.

Mircea Eliade sottolinea che il fuoco è un simbolo della trasformazione e della rigenerazione: «il fuoco è il mezzo per eccellenza per cambiare l’essere, per passare da un modo di essere a un altro» (Eliade, 1958, p. 85). In questo senso, il rogo della “vecchia” rappresenta la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, un passaggio simbolico dalla morte alla vita. Eliade sostiene che il fuoco è un elemento sacro che può essere utilizzato per accedere al tempo primordiale, il tempo della creazione e della rigenerazione.

La tradizione di Schella Marzo può essere interpretata anche alla luce del concetto di “ritorno eterno” di Eliade, secondo cui le società arcaiche celebrano il ritorno periodico del tempo primordiale attraverso i rituali e le feste. In questo senso, il rogo della “vecchia” rappresenta il ritorno alla vita e alla fertilità, mentre il fuoco è il mezzo per accedere a questo tempo sacro.

Ecco che, se si sposta l’attenzione dal fantoccio bruciato e ci si concentra sull’atto di accendere il fuoco, appare del tutto rilevante l’accento sulla ciclicità del tempo e dell’anno.

Franco Cardini, storico italiano, ha studiato le feste del fuoco primaverili come parte della sua ricerca sulla storia delle tradizioni e delle culture. Secondo Cardini, queste feste rappresentano un fenomeno antico e universale, che accompagna la storia dell’uomo e la sua relazione con la natura.

In particolare, Cardini sottolinea come le feste del fuoco primaverili siano legate alla rinascita della natura e alla fine dell’inverno. Il fuoco è visto come un simbolo di purificazione e rinascita e il suo uso in queste feste serve a celebrare la fine del buio e l’inizio della luce.

Cardini ritiene che queste feste siano anche un modo per esprimere la tensione tra natura e cultura, tra il selvaggio e il domestico. In questo senso, le feste del fuoco primaverili rappresentano un momento di liberazione e trasgressione, in cui le regole sociali vengono sospese e la natura prende il sopravvento.

Una manifestazione di rinascita che va ben oltre il nostro territorio e ci accomuna ad antichissime espressioni della “ruota del tempo”. Schella Marzo non è un caso isolato. Tradizioni simili si trovano in molte parti del mondo, come la festa di Beltane in Scozia, che segna l’inizio della primavera con fuochi e processioni. In India, la festa di Holi è celebrata con fuochi e colori, simboleggiando la vittoria della primavera sull’inverno.

In Giappone, la festa di Setsubun è celebrata il 3 febbraio, con fuochi e processioni per scacciare le forze del male e portare la buona fortuna. In Cina, la festa di Qingming è celebrata con fuochi e offerte ai defunti, simboleggiando la rinascita della natura.

Il fuoco è un elemento comune a molte tradizioni primaverili, simboleggiando la purificazione, la rinascita e la trasformazione. Come nota Frazer, «le feste del fuoco sono una caratteristica comune di molte culture, e rappresentano un modo per celebrare la rinascita della natura e scacciare le forze del male» (Frazer, 1922, p. 609).

In sintesi, Schella Marzo è un rituale primaverile che celebra la rinascita della natura e la fine dell’inverno, con il fuoco come elemento centrale di purificazione e rinascita. La sua universalità è testimoniata dalle tradizioni simili presenti in molte parti del mondo.

Forse gli anziani di cui ho letto non ricordano il rogo in piazza. Forse veramente non c’è mai stato ed è una tradizione subentrata in tempi piuttosto recenti. Ma di sicuro quei pastori che accendevano quei lontani e sparuti fuochi sulle colline per propiziare l’arrivo della primavera erano gli eredi di un’antichissima tradizione agraria e pastorile.

In fondo noi, con le nostre latte rumorose e il rogo finale, perpetuiamo questa ancestrale connessione con la natura ed entriamo, di fatto, nella ruota del tempo.

Rubrica a cura del Fauno

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