Sulle montagne dell’Altopiano dei Sette Comuni il ritorno del lupo non è più soltanto un dato faunistico, ma una presenza concreta che negli ultimi anni ha riportato al centro una delle questioni più delicate per la vita d’alta quota: la convivenza tra fauna selvatica e attività di allevamento.
È in questo contesto che il Comune di Enego ha deciso di sostenere un progetto pilota che introduce una soluzione sperimentale per la prevenzione delle predazioni in malga: i diffusori feromonici “Velaris L”, dispositivi applicati direttamente ai capi di bestiame con l’obiettivo di ridurre il rischio di attacchi da parte del lupo.
Il principio alla base del sistema si inserisce nelle dinamiche naturali del predatore. Il lupo, infatti, utilizza segnali olfattivi per delimitare il proprio territorio e riconoscere la presenza di altri branchi, evitando generalmente lo scontro diretto. Il medaglione rilascia nel tempo specifiche molecole odorose che imitano questi segnali, inducendo potenzialmente nel predatore la percezione di un’area già occupata e favorendone l’allontanamento.
La sperimentazione nasce anche dalla crescente pressione registrata in particolare nella Piana di Marcesina, dove le malghe rappresentano un presidio fondamentale non solo economico ma anche ambientale e paesaggistico. Qui, durante la stagione estiva, bovini e ovini vivono per mesi al pascolo, spesso in condizioni che li rendono più esposti alle predazioni, soprattutto nelle ore notturne.
Secondo quanto riportato nella documentazione tecnica del progetto, l’iniziativa prende avvio anche da un’analisi di esperienze maturate in altri contesti alpini, inclusa la Svizzera, dove si sono sviluppati sistemi innovativi per favorire la convivenza tra allevamento e presenza del predatore.
Il sistema Velaris L, prodotto da Agroline e distribuito tramite Agridinamica, consiste in un medaglione applicato agli animali al pascolo. Il rilascio costante di marcatori chimici, per un periodo di circa sei mesi coincidente con la stagione di monticazione, avrebbe la funzione di interferire con il comportamento esplorativo del lupo senza arrecare alcun danno agli animali domestici o alla fauna selvatica.
Il progetto non si limita alla sola applicazione dei dispositivi. Durante tutta la stagione verrà attivato un monitoraggio costante attraverso sopralluoghi, osservazioni sul campo e l’impiego di fototrappole, con l’obiettivo di raccogliere dati utili alla valutazione dell’efficacia della sperimentazione. I risultati confluiranno in un report finale che potrà rappresentare la base per eventuali sviluppi futuri.
Sul piano operativo saranno coinvolte cinque malghe tra territorio vicentino e altopiano: per il Comune di Enego rientrano nel progetto Malga III Lotto Marcesina e Malga IV Lotto Marcesina, mentre nel territorio di Bassano del Grappa partecipano Malga Giavarini, Malga Cimo e Malga Valleranetta.
Per le sole strutture comunali di Enego, i dati del piano di riassetto forestale indicano la presenza complessiva di circa 155 capi tra bovini e vacche adulte, sui quali verrà applicata la sperimentazione nella fase iniziale del progetto.
L’Amministrazione comunale ha previsto un contributo di circa 3.000 euro a sostegno dell’avvio dell’iniziativa, destinato alla copertura dei costi dei medaglioni per le due malghe della Marcesina. Le attività di monitoraggio e supporto tecnico saranno seguite da Agridinamica con la collaborazione dell’Università degli Studi di Padova – Dipartimento DAFNAE, con il coinvolgimento del prof. Michele Scotton che affiancherà l’analisi dei dati e la fase di verifica sul campo.
Al di là dell’aspetto sperimentale, il progetto si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro delle malghe e della montagna. La presenza degli allevatori in quota rappresenta infatti un elemento fondamentale di presidio del territorio: senza la gestione dei pascoli, il rischio concreto è quello dell’abbandono progressivo e della perdita di equilibrio ambientale.
Questa iniziativa rappresenta quindi un primo banco di prova per una tecnologia ancora tutta da verificare sul campo, che punta a offrire un possibile supporto alle tradizionali misure di difesa del bestiame. Un esperimento che, nei prossimi mesi, sarà chiamato a dimostrare la sua reale efficacia nel contesto complesso della montagna veneta.
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