A Enego, tra i pendii che scendono verso sud-est e i muretti a secco che ancora raccontano la fatica di un’agricoltura antica, c’è un luogo che fino a pochi anni fa era silenzio e bosco. Oggi, invece, torna a vivere. Si chiama “Canessai” ed è un vigneto nato da un’idea semplice e al tempo stesso ambiziosa: riportare alla luce un pezzo di territorio dimenticato e trasformarlo in futuro produttivo.
Tutto comincia nel 2018, quasi per caso, da un’intuizione maturata durante una visita a una cantina in Trentino. L’attenzione si accende su un appezzamento di famiglia a Fosse di Sotto, circa 2500 metri quadrati di terrazzamenti che un tempo erano coltivati e che da oltre un secolo erano stati progressivamente inghiottiti dal bosco. Lì dove crescevano tabacco e crinto, la natura aveva ripreso spazio, cancellando quasi ogni traccia dell’intervento umano.
Da quell’idea iniziale si passa allo studio concreto. Enologo, agronomo e geologo vengono coinvolti per capire se quel terreno potesse davvero tornare a produrre. Il via libera arriva e con esso una decisione chiara: non un recupero nostalgico, ma un progetto agricolo moderno, sostenibile e adatto alla montagna.
Inizia così il lavoro più visibile e più duro: il recupero dei terrazzamenti, il disboscamento e il ripristino dei muretti a secco crollati o danneggiati. Un intervento fatto interamente a mano, che restituisce lentamente forma a ciò che il tempo aveva cancellato.
Il primo passaggio concreto arriva il 1° maggio 2019, durante la festa delle Fosse: vengono messe a dimora le prime 300 piante su un unico terrazzamento esposto a sud-est. La scelta ricade su vitigni PIWI, resistenti alle malattie fungine, come il Solaris. Una decisione guidata da due esigenze precise: ridurre i trattamenti e costruire una produzione coerente con le nuove tendenze del mercato.
L’obiettivo, fin dall’inizio, non è quello di un vigneto qualsiasi. È la costruzione di un’identità produttiva orientata soprattutto al metodo classico, con lunghi tempi di affinamento e una precisa idea di qualità.
Nel 2020 arriva la prima vendemmia e prende forma il “Canessai”: uno spumante che segue un percorso lungo, con seconda fermentazione in bottiglia e un affinamento sui lieviti tra i 24 e i 30 mesi. Un tempo che non è solo tecnico, ma anche una scelta di visione.
Il progetto cresce e si struttura. A Enrico si affianca il fratello Alberto e insieme danno vita alla “Indò società agricola semplice”, un nome che racconta sia la dimensione familiare del lavoro sia la posizione del vigneto, “in giù” rispetto alla strada principale che conduce a Enego. Da qui prende avvio l’ampliamento progressivo dei terrazzamenti riportati alla luce.
Oggi il vigneto conta circa 1200 piante distribuite su più livelli: tre terrazzamenti dedicati al Solaris e uno al Teroldego, vitigno a bacca rossa. La produzione futura è già tracciata: oltre al metodo classico “Canessai”, sono previsti “Masiere”, ottenuto da un taglio tra Solaris e Souvignier Gris, un bianco fermo Solaris e un rosso “Millo”, atteso per il 2027.
La particolarità di questo vigneto non è solo nella scelta agronomica, ma anche nelle condizioni operative. Tutto viene fatto a mano: le pendenze e la struttura dei terrazzamenti non consentono l’uso di mezzi agricoli, se non un piccolo trattorino per il taglio dell’erba e un quad per il trasporto dei materiali durante la vendemmia. È un’agricoltura che resta fisica, diretta, profondamente legata alla terra.
Le difficoltà non mancano. L’assenza di corrente elettrica e acqua, insieme alla presenza di fauna selvatica e alla grandine, ha reso complesso soprattutto l’avvio del progetto. Solo con l’installazione di reti e recinzioni elettrificate si è riusciti a garantire una maggiore stabilità produttiva.
Eppure è proprio da queste difficoltà che emerge il valore più profondo dell’intervento: il recupero di un paesaggio dimenticato che torna a essere produttivo, ma anche luogo di incontro. All’ingresso del vigneto è stato realizzato un piccolo spazio con tavoli e panche, dove il lavoro si intreccia con la socialità. Un punto di sosta per chi passa, per chi lavora, per chi si ferma a osservare le vigne ordinate che oggi hanno preso il posto del bosco. Uno spazio che si apre idealmente verso la strada provinciale che conduce a Enego, dove il passaggio quotidiano diventa occasione per rallentare lo sguardo.
Dietro al progetto ci sono anche due percorsi professionali che si incontrano: Enrico, ingegnere con studio a Cassola, segue direttamente il lavoro in vigna; Alberto, attivo nel settore delle etichette a Bassano del Grappa, si occupa della fase di confezionamento. Dopo la vendemmia, le uve vengono conferite alla cantina De Bacco di Feltre, che cura la vinificazione secondo le indicazioni della famiglia.
Così, dove per anni c’era abbandono, oggi torna un paesaggio coltivato. Non solo un vigneto, ma un segnale concreto: anche in montagna, quando il lavoro incontra visione e pazienza, il territorio può davvero tornare a vivere.
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