La maggior parte si ferma ai camini. Odore di carne alla brace, camper e sdraio per godere una delle prime giornate di sole e caldo della stagione. In parecchi si addentrano nella Val Boscon per raggiungere il cimitero inglese. Diverse squadriglie di ciclisti salgono fino al Bar Alpino e poi si lanciano nel giro delle malghe.
In qualunque caso una tappa imprescindibile di ogni escursione in quella zona è il Baito Boscon. Il motivo è semplice: l’ampia radura che si apre nel fitto dei boschi di Cesuna non è solo il luogo dove sorge questo piccolo e graziosissimo bivacco, peraltro recentemente e faticosamente restaurato dalla Pro Loco di Cesuna. Qui si incontrano le strade che procedono in cinque direzioni, quindi ovunque si vada si deve passare di qua.
Quando arrivo è già caldo, il sole domani avrà lasciato il segno sul collo e sul viso. Un paio di famiglie si sono spinte fino a qui per riposare e pranzare, approfittando della pace e della vista rilassante che si gode in questo punto. Un paio di ciclisti scendono a tutta velocità giù per la discesa che viene dall’Alpino, inchiodano un po’ indecisi su quale delle quattro opzioni rimaste imboccare. Un veloce conciliabolo, poi si dirigono verso Cesuna, sperando fosse quella la destinazione.
Mi siedo anche io sotto un abete. Con questo tempo è un luogo pieno di vita, allegro e al contempo rilassante e un po’ chiassoso, ma chi è capitato da queste parti di sera o di notte sa che l’atmosfera diventa molto più intima. La muraglia fitta di alberi intorno crea una cortina indefinita che a malapena si distingue nell’oscurità. La radura scopre all’improvviso le stelle e la luna. Non troppo tempo fa, passando di qua, ho trovato tracce inequivocabili del passaggio di un branco di lupi.
Insomma è il luogo ideale per raccontare storie di streghe. Ma anche per incontrarle.
Sono molte le vicende stregonesche che hanno a che fare con questa parte di Altopiano. Monte Lemerle, sopra la testa, è casa di una famigerata strega. Ma anche qui, alle cinque strade, non mancano racconti della presenza delle vecchie megere.
In particolare ricordo una volta in cui un anziano mi raccontò una vicenda surreale che aveva come protagonisti il nano Anselmo e le riunioni periodiche delle streghe che avevano luogo proprio alle cinque strade. In realtà la vicenda è un po’ buffa, ma ci riporta a una dimensione del folklore che affonda le sue radici in un antichissimo passato.
Perché esiste un rapporto strettissimo che lega la stregoneria agli incroci, i crocicchi come si trova spesso nei testi antichi, e il tutto passa per un’antica divinità italica: la dea Diana.
Quindi mettiamoci comodi e vediamo perché passare per le cinque strade ci può condurre in un viaggio in un passato remoto e affascinante. Se osserviamo il nesso tra Diana, la stregoneria e gli incroci con occhio antropologico emergono tre livelli che si stratificano: il paesaggio, il potere femminile e il rito. Sono tutti spazi «di soglia», luoghi dove le categorie si sfaldano.
Diana, da dea dei boschi a Signora della Notte
Nella Roma arcaica Diana è Trivia, «colei dei tre cammini»: dea lunare, protettrice della caccia, dei parti e dei luoghi selvatici. Il suo santuario principale era a Nemi, nel bosco, fuori dalla città.
Già qui emerge un dato chiave: Diana abita il fuori. È liminare per definizione: né pienamente olimpica né ctonia, né urbana né selvatica. Governa le transizioni, tra giorno e notte, tra infanzia ed età adulta, tra vita e morte nel parto.
Quando il cristianesimo ridefinisce il pantheon, Diana non scompare. Si frammenta. Nel Canon Episcopi, testo del X secolo poi ripreso dagli inquisitori, si condanna la credenza delle «mulieres sceleratae» che di notte seguono Diana su animali, attraversando grandi distanze.
Qui Diana diventa Holda, Herodias, Domina Ludi, la capofila del corteo notturno. L’antropologo Carlo Ginzburg ha letto questo come la cristianizzazione di culti estatici precristiani legati alla fertilità e ai morti. La dea non è più nel tempio, ma nel sogno, nel volo notturno e nel sabba.
L’incrocio come spazio rituale
L’incrocio a tre o più vie è, in quasi tutte le culture indoeuropee, un luogo carico di significati. È dove le direzioni si annullano a vicenda. Non sei né qui né là.
Per questo diventa luogo di sepoltura deviante: suicidi, giustiziati e streghe venivano sepolti agli incroci. L’idea era disorientare lo spirito e impedirgli di tornare al villaggio.
Ma era anche luogo di sacrificio e offerta: a Ecate-Diana Trivia si lasciavano cibi agli incroci nelle notti di luna nuova. Si chiamavano «cene di Ecate».
L’incrocio era inoltre luogo di patto: il folklore europeo dice che agli incroci si incontra il Diavolo a mezzanotte per vendere l’anima. Il patto avviene dove le regole ordinarie sono sospese.
Mary Douglas direbbe che l’incrocio è «materia fuori posto». È pericoloso perché ambiguo e proprio per questo è potente. Chi controlla l’incrocio controlla il passaggio tra mondi.
La stregoneria come sapere dei margini
La figura della «strega» storica è quasi sempre legata a donne che abitavano margini sociali e geografici: levatrici, erboriste e donne anziane sole che vivevano ai limiti del villaggio, vicino a boschi e sentieri.
Il sapere erboristico si raccoglieva spesso «dove tre strade si incontrano», perché si credeva che le piante lì fossero più forti. L’incrocio è la farmacopea e il laboratorio.
Nel Malleus Maleficarum del 1487, Diana viene esplicitamente collegata alle streghe: volano di notte al «gioco di Diana». Ma il testo opera un’inversione: quello che per la cultura popolare era un viaggio estatico di fertilità diventa, nello sguardo inquisitorio, adorazione demoniaca.
L’incrocio da luogo di Diana diventa luogo del Sabba. La dea del limine viene demonizzata perché il cristianesimo medievale vuole abolire le zone grigie.
Tre fili che si annodano all’incrocio
Diana, dal potere al pericolo
Funzione originaria: Signora dei passaggi, dalla nascita alle mestruazioni, dal parto alla morte. Governa i cicli, la fertilità e l’autonomia femminile. È la dea «fuori dal controllo», legata ai boschi, alle notti e agli incroci.
Rovesciamento: nel Medioevo diventa «regina delle streghe». Il suo potere femminile diventa pericoloso e viene associato al Diavolo. La Chiesa trasforma la dea in strega.
Incrocio, da soglia a pericolo
Funzione originaria: luogo di scelta, transizione e offerte. È il punto dove si decide la strada e dove si incontrano i poteri umani e non umani.
Rovesciamento: diventa luogo maledetto, dove si seppelliscono i reietti, i suicidi, le streghe e i giustiziati. La scelta diventa punizione.
Stregoneria, dal sapere al peccato
Funzione originaria: sapere pratico legato alle erbe, alle nascite e alle morti. Un controllo femminile sulla vita e sulla morte, tipico di società nelle quali la medicina «ufficiale» è maschile.
Rovesciamento: la Chiesa lo taccia di eresia. Il sapere non autorizzato diventa diabolico. La strega da «saggia» diventa «nemica di Dio».
Il pomeriggio avanza. Alla spicciolata i gruppetti che popolano la radura raccolgono i loro averi e iniziano a tornare a casa. A breve questo luogo sarà immerso nell’oscurità e nel silenzio.
E tornerà come un tempo luogo sospeso, di rito, passaggio e mistero.
E forse del nano Anselmo.
Rubrica a cura del Fauno

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