Sicurezza in montagna: il nodo delle piazzole di atterraggio occupate

In provincia di Belluno, durante un recente intervento, l’elicottero “Leone 1” del SUEM 118 di Treviso Emergenza ha registrato una criticità operativa legata all’occupazione della piazzola di atterraggio prevista per le operazioni di soccorso. Una condizione che ha determinato una gestione più complessa della fase di avvicinamento e atterraggio, con possibili ricadute sui tempi complessivi dell’intervento.

Il sistema di elisoccorso in area montana si basa su procedure consolidate che prevedono anche la piena disponibilità delle elisuperfici, identificate e progettate per consentire operazioni in sicurezza anche in condizioni ambientali complesse. L’eventuale presenza di ostacoli o persone all’interno dell’area operativa può richiedere modifiche alla manovra o, nei casi più critici, il ricorso a soluzioni alternative.

Un episodio analogo si era verificato in precedenza sul Monte Grappa, durante la tradizionale cerimonia estiva di un paio di anni fa, quando, nel corso del soccorso a un paziente anziano che aveva accusato un malore, era stato richiesto l’intervento dell’elisoccorso. All’arrivo dell’elicottero, la piazzola destinata all’atterraggio risultava occupata da veicoli parcheggiati all’interno dell’area operativa. In quel caso, l’equipaggio era stato costretto a optare per un atterraggio su strada, al fine di garantire la continuità delle operazioni sanitarie.

I due episodi, pur differenti per contesto, evidenziano una criticità ricorrente legata alla gestione e al rispetto delle aree di atterraggio dedicate ai mezzi di emergenza.

Dal punto di vista operativo, le elisuperfici non sono aree di utilizzo promiscuo, ma spazi riservati e vincolati all’attività di soccorso. La loro occupazione, anche temporanea, può incidere sulla catena dei tempi di risposta, parametro determinante in ambito sanitario.

Il tema, più che tecnico, richiama una dimensione di consapevolezza collettiva. Gli operatori del soccorso alpino e dell’emergenza territoriale sottolineano da tempo come il rispetto delle elisuperfici sia una condizione necessaria per garantire la piena efficacia del sistema.

In questo senso, anche piccoli gesti possono fare la differenza. Riconoscere una piazzola di elisoccorso e mantenerla sempre libera è il primo passo. Per i cittadini, queste aree sono generalmente facilmente identificabili grazie alla segnaletica dedicata e alla presenza di una grande “H” — Helicopter — simbolo internazionale che indica chiaramente uno spazio riservato all’atterraggio dei mezzi di emergenza.

Quando si percepisce l’arrivo dell’elicottero o lo si vede avvicinarsi per le fasi di atterraggio, è fondamentale allontanarsi con decisione dall’area operativa, lasciando libero lo spazio ai soccorritori. Allo stesso modo, è buona norma mettere in sicurezza qualsiasi oggetto potenzialmente leggero o instabile, che potrebbe essere sollevato dal downwash generato dal rotore durante atterraggio e decollo.

Nel contesto del nostro territorio montano, come l’Altopiano dei Sette Comuni, questi aspetti assumono un’importanza ancora maggiore: la conformazione impervia di molte aree e la difficoltà di raggiungerle rapidamente con i mezzi via terra rendono spesso l’elisoccorso l’unica risorsa in grado di garantire un accesso tempestivo e sicuro al paziente. Proprio per questo è essenziale conoscere e rispettare queste regole, perché la buona riuscita dell’intervento dipende anche dalla collaborazione e dalla consapevolezza di chi si trova sul posto.

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