La presidenza di Andrea Gios alla Federazione Italiana Sport del Ghiaccio si avvia alla conclusione dopo dodici anni. L’Assemblea elettiva riunita sabato 25 luglio a Bolzano non ha infatti consegnato alla FISG un nuovo presidente, ma ha escluso la possibilità di un quarto mandato consecutivo per l’ex sindaco di Asiago.
Gios ha raccolto il 63,9% dei consensi, una percentuale nettamente superiore a quella ottenuta dagli altri tre candidati, ma insufficiente per superare la soglia del 66,7% prevista per la riconferma del presidente uscente al primo turno.
A separarlo dalla rielezione sono stati dunque meno di tre punti percentuali. Un risultato che, sulla base delle regole federali, non gli consentirà di presentarsi alla successiva votazione. Gios rimarrà comunque alla guida della Federazione fino alla nomina del nuovo presidente.
L’Assemblea non ha però individuato nemmeno il suo successore. Tommaso Teofoli si è fermato al 21,01%, Walter Andriolo al 10,74% e Fabio Labia al 2,38%. Nessuno dei tre ha quindi raggiunto la maggioranza assoluta del 50% necessaria per l’elezione.
La FISG dovrà pertanto tornare al voto in un secondo turno, la cui data sarà definita dal Consiglio federale. Nel frattempo, Gios ha commentato il risultato rivendicando il consenso ottenuto e il lavoro portato avanti durante i suoi dodici anni di presidenza.
«Sono soddisfatto del consenso che ho raccolto, anche se naturalmente sono deluso perché contavo di essere rieletto. Ottenere il 64% dei voti dimostra che una larghissima parte del movimento continua a credere nel lavoro svolto in questi dodici anni. È mancato davvero poco.
Purtroppo mi sono trovato di fronte tre avversari impreparati che, anziché confrontarsi su un progetto alternativo credibile per il futuro della Federazione, hanno impostato la campagna su insinuazioni e semplificazioni. Hanno parlato di scarsa trasparenza senza conoscere realmente le dinamiche federali e hanno cercato di alimentare nelle piccole società la convinzione che la Federazione si occupi soltanto dell’alto livello, dei grandi campioni e dell’hockey di vertice, trascurando la base.
Hanno cercato di fare leva sugli straordinari risultati ottenuti alle Olimpiadi per alimentare, soprattutto tra le società più piccole, il timore che quei successi fossero stati raggiunti a discapito della loro attività, insinuando che la Federazione avesse privilegiato esclusivamente l’alto livello. È una rappresentazione strumentale e lontana dalla realtà, perché quei risultati sono stati possibili proprio grazie al lavoro svolto negli anni per rafforzare l’intero movimento, partendo dalla base.
L’esempio più evidente è stato il progetto di Rho Fiera. Quella che considero una delle operazioni più importanti e lungimiranti mai realizzate per gli sport del ghiaccio italiani – riportare dopo oltre vent’anni il ghiaccio e l’hockey di alto livello nell’area metropolitana di Milano, creando nuove opportunità di sviluppo per tutto il movimento – è stata addirittura descritta come un’iniziativa in concorrenza con le piccole società. È esattamente il contrario: nasce per allargare la base, aumentare la visibilità dei nostri sport e creare nuove opportunità per tutti.
In definitiva, ho assistito a una campagna elettorale costruita più sulla ignoranza e sulla delegittimazione che sul confronto delle idee: una strategia che ha fatto leva sul malcontento, sulle paure e sugli slogan, invece che su proposte concrete e su una visione per il futuro della Federazione».
Parole dure, con le quali il presidente uscente ha contestato l’impostazione della campagna portata avanti dagli avversari. Al centro della sua analisi c’è soprattutto la distanza tra il consenso raccolto dalla sua candidatura e quello ottenuto dai tre sfidanti.
Gios ha quindi aperto anche una riflessione sul futuro delle candidature alternative in vista del nuovo appuntamento elettorale.
«Sarà interessante vedere se i tre candidati decideranno di ricandidarsi in autunno dopo il risultato ottenuto in questa assemblea. A mio avviso, i consensi raccolti – rispettivamente intorno al 2%, al 10% e al 20% – rappresentano un segnale politico molto chiaro: la maggioranza del movimento non ha ritenuto credibile il loro progetto alternativo.
Credo che da questo voto emerga che la base abbia scelto di non affidare loro la guida della Federazione, ritenendo più convincente il percorso costruito in questi anni. Per questo motivo, il risultato dell’assemblea costituisce una netta bocciatura della loro proposta e apre una riflessione sulla loro effettiva capacità di rappresentare una prospettiva di governo per la Federazione anche come semplici consiglieri».
Il voto di Bolzano lascia quindi la Federazione in una fase di transizione particolarmente delicata. Da una parte c’è un presidente uscente che ha sfiorato la riconferma, mantenendo il sostegno di quasi due terzi del movimento; dall’altra, tre candidature che, pur avendo impedito il raggiungimento della soglia richiesta, non sono riuscite individualmente ad avvicinarsi alla maggioranza necessaria per assumere la guida della FISG.
Il prossimo turno dovrà ora definire non soltanto il nome del successore di Andrea Gios, ma anche gli equilibri e la direzione futura degli sport del ghiaccio italiani dopo un ciclo durato dodici anni.
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