«Non verrò più sull’Altopiano per paura dell’orso» la lettera di un turista e la nostra risposta

La presenza dell’orso sull’Altopiano continua a suscitare reazioni contrastanti tra residenti e turisti. Un turista, lettore di 7 Comuni Online ci ha scritto annunciando la propria intenzione di non frequentare più il territorio.

Pubblichiamo la sua lettera e la nostra risposta.

La lettera

“Buonasera, volevo esprimere il mio disagio. Con le ultime notizie riguardanti la presenza ormai stabile dell’orso sull’Altopiano, mi vedo costretto a rinunciare, dopo il Trentino e il Bresciano, anche all’Altopiano.

Peccato, perché ora, per poter godere in tranquillità della mia amata montagna, mi rimangono l’Alto Adige e la Valle d’Aosta. Speriamo che almeno loro abbiano l’intelligenza di gestire meglio la situazione.

Grazie dell’attenzione, spero”.

– Roberto F.

La nostra risposta

Gentile lettore,

la sua paura merita rispetto e non deve essere derisa o liquidata con superficialità. Tuttavia, rispettare una preoccupazione non significa trasformarla automaticamente nella misura reale del pericolo, né considerare improvvisamente impraticabili tutti i boschi e i sentieri dell’Altopiano.

La presenza dell’orso deve essere affrontata seriamente, attraverso un monitoraggio costante, informazioni tempestive e interventi qualora l’animale dovesse manifestare comportamenti confidenti o problematici. Ed è proprio ciò che sta già avvenendo da parte degli organismi competenti.

Nonostante qualcuno sembri impegnarsi nel diffondere paura a ogni nuovo avvistamento, è altamente improbabile che un turista venga aggredito da un orso durante una normale passeggiata, soprattutto se rispetta le più elementari regole di comportamento, non cerca di avvicinare l’animale, non lo insegue per fotografarlo e mantiene il proprio cane al guinzaglio.

L’orso resta un animale selvatico e potenzialmente pericoloso. Negarlo sarebbe sbagliato, ma è ancora più sbagliato e grave far credere che ogni escursione si sia trasformata in una sorta di roulette russa. Non è assolutamente così.

Gli stessi dati del Trentino, dove gli orsi sono presenti da molti anni e in numero ben superiore, parlano di otto attacchi all’uomo in circa vent’anni. Nella grande maggioranza degli incontri, invece, l’animale si allontana rapidamente dopo aver percepito la presenza umana.

Se ci permette di fare una provocazione, viene da osservare che, per evitare questo rischio remoto, raggiungere l’Alto Adige o addirittura la Valle d’Aosta significa percorrere molti chilometri in più in automobile, esponendosi a un pericolo statisticamente assai più concreto. Nel 2025 sulle strade italiane si sono verificati oltre 177 mila incidenti con feriti, con quasi 238 mila persone ferite e 2.868 vittime.

Allo stesso modo, anche alla luce di recenti fatti di cronaca, è più facile essere morsi da un cane o essere caricati da una vacca che protegge il proprio vitello. Ancora più frequente è la possibilità di farsi male da soli, affrontando la montagna con calzature inadeguate, senza controllare il meteo, uscendo dai sentieri o ignorando le normali precauzioni. Persino restare chiusi in casa non garantisce il rischio zero: gli incidenti domestici coinvolgono ogni anno milioni di persone in Italia.

Naturalmente ognuno è libero di scegliere dove trascorrere le proprie vacanze, tuttavia, rinunciare all’Altopiano sulla base della paura, mentre l’animale è controllato e non ha manifestato comportamenti problematici, appare una decisione legittima sul piano personale, ma difficilmente giustificabile attraverso una valutazione oggettiva.

Questo non significa banalizzare la presenza dell’orso. Significa riportare il rischio alle sue reali proporzioni. La montagna non è mai stata un ambiente completamente privo di pericoli: va vissuta con prudenza, rispetto e consapevolezza ma senza il terrore alimentato da titoli sensazionalistici e racconti spesso privi di qualsiasi proporzione che sembrano avere come unico scopo trasformare ogni avvistamento in un’emergenza. Ricordiamoci sempre che tra sottovalutazione e ingiustificato allarmismo esiste una terza strada: quella dell’informazione corretta.

Grazie per averci scritto.

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