Notte di San Lorenzo, occhi al cielo: tornano le “stelle cadenti”, ma il vero spettacolo arriverà qualche giorno dopo

La tradizione vuole che la notte del 10 agosto sia quella dei desideri affidati alle stelle cadenti. Dietro alle suggestive “lacrime di San Lorenzo”, però, c’è un fenomeno astronomico ben preciso: lo sciame meteorico delle Perseidi, che nel 2026 potrà essere osservato in condizioni particolarmente favorevoli grazie all’assenza della luce lunare.

La notte di San Lorenzo, tra il 10 e l’11 agosto, resta uno degli appuntamenti più attesi dell’estate. Basta allontanarsi dalle luci dei centri abitati, trovare un luogo con l’orizzonte sufficientemente aperto e rivolgere lo sguardo verso il cielo per attendere quelle improvvise scie luminose che, secondo la tradizione, accompagnano i desideri espressi in silenzio.

Quelle che comunemente chiamiamo “stelle cadenti”, però, non sono stelle. Si tratta di meteore, fenomeni luminosi prodotti quando minuscoli frammenti di materiale cosmico entrano nell’atmosfera terrestre a velocità elevatissime. Nel caso delle Perseidi, la velocità di ingresso è di circa 59 chilometri al secondo, oltre 210 mila chilometri orari. L’interazione ad altissima velocità con l’atmosfera provoca il riscaldamento e l’ablazione del materiale e dei gas circostanti, generando la caratteristica traccia luminosa.

Le stelle cadenti di San Lorenzo arrivano da una cometa

L’origine dello spettacolo va cercata molto lontano dalla Terra. Le Perseidi sono infatti legate alla cometa 109P/Swift-Tuttle, scoperta nel 1862 da Lewis Swift e Horace Tuttle. La cometa impiega circa 133 anni per completare un’orbita attorno al Sole e il suo nucleo misura circa 26 chilometri di diametro. Il suo ultimo passaggio al perielio risale al 1992, mentre il prossimo è previsto nel 2125.

Durante i suoi passaggi attorno al Sole, Swift-Tuttle dissemina lungo la propria orbita polveri e piccoli frammenti. Ogni estate la Terra attraversa questa regione dello spazio e una parte di quei detriti entra nella nostra atmosfera, dando origine allo sciame meteorico delle Perseidi. Fu l’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, nel 1865, a individuare il collegamento tra la cometa e lo sciame.

Il nome Perseidi deriva invece dalla costellazione di Perseo: osservando le traiettorie delle meteore e prolungandole idealmente all’indietro, queste sembrano provenire da una stessa zona del cielo, chiamata radiante, situata proprio in direzione di Perseo. È soltanto un effetto prospettico: i frammenti non provengono realmente dalle stelle della costellazione.

Lo spettacolo migliore sarà dopo San Lorenzo 

C’è poi un dettaglio che spesso passa inosservato: il 10 agosto non coincide normalmente con il massimo delle Perseidi. La ricorrenza di San Lorenzo e il fenomeno astronomico sono diventati quasi sinonimi nella tradizione popolare, ma lo sciame è attivo per diverse settimane.

Per il 2026, l’International Meteor Organization indica un periodo di attività delle Perseidi compreso tra il 17 luglio e il 24 agosto, con il massimo previsto il 13 agosto tra le 2 e le 4 UTC, vale a dire indicativamente tra le 4 e le 6 del mattino in Italia. Il massimo più ampio potrà comunque estendersi dalla tarda serata del 12 agosto alle ore successive.

Questo significa che nella notte di San Lorenzo sarà certamente possibile osservare delle meteore, ma le notti dell’11, 12 e soprattutto tra il 12 e il 13 agosto potranno offrire opportunità ancora migliori.

E il 2026 presenta una coincidenza particolarmente favorevole: il 12 agosto sarà Luna nuova. Non ci sarà quindi il disturbo prodotto dalla luminosità lunare proprio nelle ore vicine al massimo dello sciame, una condizione che l’International Meteor Organization definisce eccellente per le osservazioni ottiche.

Come osservare al meglio lo sciame meteorico

Non servono telescopi né binocoli. Anzi, strumenti del genere restringono troppo il campo visivo. Il sistema migliore resta osservare il cielo a occhio nudo, possibilmente sdraiati o seduti comodamente e lontani dall’inquinamento luminoso.

È utile concedere agli occhi almeno 20-30 minuti per adattarsi al buio, evitando di guardare continuamente lo schermo luminoso dello smartphone. Non è nemmeno necessario fissare direttamente la costellazione di Perseo: le scie più spettacolari possono comparire in qualsiasi parte del cielo e allontanarsi dal radiante. Le ore più favorevoli sono generalmente quelle dalla tarda serata fino a prima dell’alba, quando il radiante delle Perseidi raggiunge una posizione più alta nel cielo dell’emisfero settentrionale.

In un territorio come l’Altopiano dei Sette Comuni, la quota e soprattutto la possibilità di raggiungere zone relativamente lontane dall’illuminazione urbana possono offrire condizioni particolarmente suggestive, purché il cielo sia sereno.

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