Marcinelle, 70 anni dopo: il ricordo di Angelo Galvan, l’eroe di Roana che guidò i soccorsi

Settant’anni dopo la tragedia del Bois du Cazier, a Marcinelle è tornata con forza anche la memoria di Angelo Galvan, il minatore originario di Roana che divenne uno dei simboli dei drammatici soccorsi dell’8 agosto 1956. Una figura legata all’Altopiano dei Sette Comuni, ricordata sabato 8 agosto durante le celebrazioni per il settantesimo anniversario di una delle più gravi tragedie minerarie della storia europea.

Quella mattina del 1956 un incendio scoppiato nella miniera di carbone del Bois du Cazier, a Marcinelle, in Belgio, trasformò il sottosuolo in una trappola. Morirono 262 lavoratori di diverse nazionalità, 136 dei quali italiani, emigrati in Belgio alla ricerca di un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie.

A settant’anni di distanza, durante la cerimonia commemorativa, 262 rintocchi di campana, uno per ogni vittima, hanno nuovamente scandito il ricordo della tragedia.

Alla commemorazione ha partecipato anche una delegazione vicentina, con il presidente della Provincia di Vicenza Andrea Nardin, il presidente dell’Ente Vicentini del Mondo Ferruccio Zecchin, il consigliere comunale di Vicenza con delega ai Gemellaggi Elia Pizzolato, lo studioso dell’emigrazione Enzo Segalla e il segretario della Cisl Vicenza Raffaele Consiglio.

Ma nel ricordo vicentino della tragedia un nome emerge sopra tutti: quello di Angelo Galvan, nato a Roana il 25 aprile 1920 e destinato a diventare conosciuto in Belgio come il “Renard du Bois du Cazier”, la Volpe del Cazier, per il coraggio dimostrato durante le operazioni di soccorso.

Galvan conosceva la miniera come pochi altri. Al momento della tragedia era capo sorvegliante di notte al Bois du Cazier e, dopo l’allarme, partecipò direttamente alle difficilissime discese nel sottosuolo, affrontando fumo, calore e condizioni estreme nella speranza di raggiungere i colleghi intrappolati. Il suo ruolo nei soccorsi lo avrebbe trasformato in uno dei volti simbolo di quelle giornate.

«Quell’8 agosto non ci furono vicentini tra le vittime, ma furono vicentini i soccorritori che la nostra delegazione ha voluto ricordare», ha sottolineato il presidente Nardin. «A guidare i soccorsi fu Angelo Galvan, di Roana, e con lui altri, tra cui Ettore Bertinato di Montecchio Maggiore e Angelo Marchetto di Montebello Vicentino. Incuranti del pericolo, i vicentini hanno messo a rischio la propria vita per cercare di trarre in salvo quella dei colleghi. A loro va il nostro riconoscimento».

La tragedia segnò per sempre la vita di Galvan. Il ricordo dei 262 uomini rimasti nel sottosuolo divenne per lui un impegno quotidiano. Dal giorno del disastro e fino alla sua morte, avvenuta nel 1988, ogni mattina suonò la campana della chiesa di Marcinelle in memoria dei minatori. E ogni 8 agosto faceva risuonare 262 rintocchi, uno per ciascuna delle vittime.

Un gesto semplice che, anno dopo anno, trasformò il ricordo personale in memoria collettiva.

A Roana la sua figura continua a rappresentare una delle pagine più significative della storia dell’emigrazione altopianese. Una storia fatta di uomini costretti a lasciare le proprie montagne per cercare lavoro lontano da casa, spesso affrontando condizioni durissime.

«È anche grazie a loro se oggi le leggi sul lavoro sono cambiate, così come sono cambiate le condizioni di lavoratori e lavoratrici quanto a stipendi e sicurezza», ha ricordato Nardin durante la commemorazione.

A settant’anni dalla tragedia, Angelo Galvan rimane così uno dei simboli più forti di Marcinelle: non una delle vittime di quel terribile 8 agosto, ma uno degli uomini che scelsero di tornare nel cuore della miniera mentre tutto intorno era fuoco, fumo e paura, nel tentativo di salvare i propri compagni.

Una storia di coraggio partita dall’Altopiano e diventata parte della memoria europea.

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