Funghi, la proposta shock sui social: una chat WhatsApp per segnalare i Forestali ed evitare i controlli

Sui social l’ipotesi di avvisare in tempo reale della presenza del Corpo forestale sull’Altopiano. Ma trasformare i controlli in un ostacolo da evitare rischia di mandare un messaggio profondamente sbagliato

Una chat WhatsApp per segnalare in tempo reale i controlli dei Carabinieri forestali durante la stagione dei funghi sull’Altopiano dei Sette Comuni. È la proposta shock comparsa all’interno di un gruppo Facebook dedicato proprio agli appassionati di raccolta, dove il post ha inevitabilmente acceso la discussione.

L’idea prende spunto, secondo quanto scritto dall’autore, da alcuni gruppi utilizzati nel Vicentino per comunicare la presenza dei posti di controllo delle forze dell’ordine sulle strade. Il ragionamento viene quindi trasferito alla raccolta dei funghi: creare una rete di segnalazioni per informare gli altri cercatori sulla presenza degli agenti impegnati nelle verifiche.

Alla base della proposta viene indicato soprattutto il malcontento per il costo dei permessi, con il riferimento ai 12 euro pagati anche nelle giornate in cui il raccolto può essere particolarmente scarso.

Una frustrazione che può certamente essere oggetto di discussione. Le modalità, i costi e l’organizzazione della raccolta dei funghi possono essere criticati e, se necessario, rivisti. Ben diverso, però, è trasformare chi effettua i controlli nel problema da aggirare.

Il punto, infatti, non è quanti porcini si riescano a mettere nel cestino dopo aver acquistato un permesso. Un’autorizzazione alla raccolta non rappresenta l’acquisto di una determinata quantità di funghi, né può esistere una sorta di rimborso naturale se il bosco, quel giorno, offre poco.

La proposta diventa ancora più irricevibile nel momento in cui viene paragonata alle chat utilizzate per segnalare i posti di blocco stradali, definite nello stesso intervento come strumenti che “salvano patenti”. Una lettura quantomeno singolare: i controlli non vengono organizzati per togliere patenti o multare qualcuno a tutti i costi, ma per verificare il rispetto delle regole.

Lo stesso principio vale nei boschi.

Le norme sulla raccolta esistono proprio perché il patrimonio naturale dell’Altopiano è frequentato ogni anno da migliaia di persone. Permessi, quantitativi, modalità di raccolta e verifiche possono risultare antipatici, ma fanno parte di un sistema pensato per evitare che l’utilizzo individuale di una risorsa diventi indiscriminato.

Segnalare la posizione degli agenti con l’obiettivo di consentire ad altri di evitarli significa invece ribaltare completamente il concetto: chi controlla diventa il “nemico”, mentre chi vuole sottrarsi alla verifica diventa qualcuno da aiutare.

Ed è forse questo l’aspetto più problematico della proposta.

Se un regolamento viene considerato sbagliato, troppo restrittivo o economicamente ingiusto, esistono strumenti molto più trasparenti per contestarlo: chiedere una modifica delle tariffe, aprire un confronto con Comuni ed enti competenti, proporre nuove modalità di gestione o raccogliere firme per cambiare le regole.

Il post con la “proposta”

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