Non è sempre necessario inoltrarsi tra boschi e montagne per trovare pezzi di una storia che qui, sull’Altopiano, ha avuto una lunga gestazione. Qualche volta è sufficiente fare due passi per le vie di Asiago per trovare dei piccoli gioielli di epoche antiche, di storie interessanti eppure quasi dimenticate.
È così che, se imboccate via San Carlo, la facciata di un palazzo conserva una targa insieme esplicativa e misteriosa. Esplicativa perché le poche righe di testo raccontano già molto, misteriosa perché si riferisce a un episodio storico lontano e quasi dimenticato che forse vale la pena di riportare velocemente alla memoria.
Il testo recita: “Sterminata Asiago per tedesche armi di Sigismondo, da ultima casa respinte i difensori invitti, popolar nome di Forte ne’ figli trasmisero. 1447”.
Questa iscrizione, incisa nella pietra, non è solo un monito per le generazioni future, ma il racconto di un episodio storico di grande rilevanza che vide l’Altopiano al centro delle mire espansionistiche dell’Impero Asburgico e teatro di una resistenza epica da parte dei suoi abitanti.
Il contesto storico: la Spettabile Reggenza e le mire asburgiche
Per comprendere appieno gli eventi del 1447, è necessario inquadrare la situazione geopolitica dell’epoca. L’Altopiano dei Sette Comuni non era un semplice agglomerato di villaggi montani, ma una entità politica semi autonoma nota come “Spettabile Reggenza dei Sette Comuni”.
Nata ufficialmente nel 1310, questa federazione godeva di ampie autonomie e privilegi, garantiti prima dagli Scaligeri, poi dai Visconti e, a partire dal 1404, dalla Repubblica di Venezia. La dedizione a Venezia rappresentò un momento cruciale per l’Altopiano, che divenne un baluardo strategico per la Serenissima contro le incursioni provenienti da nord.
Tuttavia, la posizione di confine dell’Altopiano lo rendeva costantemente vulnerabile. Nel XV secolo, le tensioni tra la Repubblica di Venezia e la Casa d’Austria erano palpabili.
L’Impero Asburgico, desideroso di espandere la propria influenza verso sud e di garantirsi un accesso più agevole alla Pianura Padana e al Mare Adriatico, guardava con interesse ai territori controllati da Venezia. In questo scacchiere, l’Altopiano dei Sette Comuni rappresentava una via di transito naturale e, al contempo, un ostacolo da superare.
L’invasione del 1447 e la furia di Sigismondo il Danaroso
Il protagonista dell’aggressione del 1447 fu Sigismondo d’Austria, noto anche come “Sigismondo il Danaroso”. Duca d’Austria e reggente del Tirolo e dell’Austria Anteriore, Sigismondo era una figura complessa. Al nostro Sigismondo, come dice il soprannome, piaceva spendere e soprattutto conquistare.
Nel 1446 aveva assunto la reggenza sul Tirolo, stabilendo la sua corte a Innsbruck, e ben presto rivolse le sue attenzioni verso i domini veneziani.
Nel 1447, muovendo guerra alla Repubblica di Venezia, Sigismondo decise di colpire l’Altopiano dei Sette Comuni. Le truppe asburgiche, descritte nella targa come “tedesche armi”, invasero il territorio con una violenza inaudita. L’obiettivo non era solo la conquista militare, ma anche il saccheggio e la distruzione, per fiaccare la resistenza locale e lanciare un chiaro messaggio a Venezia.
Asiago subì le conseguenze più devastanti dell’invasione. Le cronache dell’epoca e la memoria popolare tramandano l’immagine di una città “sterminata”, messa a ferro e fuoco dalle truppe di Sigismondo.
Le case furono incendiate, i raccolti distrutti e la popolazione costretta a fuggire o a subire le violenze degli invasori. Sembrava che l’intera Asiago fosse destinata a soccombere sotto il peso dell’esercito asburgico.
L’eroismo della famiglia Basso e la nascita del nome “Forte”
In questo scenario di desolazione e disperazione, emerse un episodio di straordinario coraggio che avrebbe segnato per sempre la storia di Asiago.
Mentre le truppe di Sigismondo avanzavano inesorabili, distruggendo tutto ciò che incontravano sul loro cammino, una sola famiglia decise di non arrendersi e di opporre un’ultima, disperata resistenza.
Si trattava della famiglia Basso, un nucleo familiare asiaghese che si asserragliò nella propria abitazione, trasformandola in una vera e propria fortezza.
I membri della famiglia Basso, descritti nella targa come “difensori invitti”, respinsero gli assalti delle truppe nemiche con una tenacia e un valore che sorpresero gli stessi invasori. La loro casa divenne l’ultimo baluardo di Asiago, l’unico edificio a non cadere nelle mani del nemico.
La resistenza della famiglia Basso non fu solo un atto di difesa personale, ma un simbolo di ribellione contro l’oppressione e un esempio di attaccamento alla propria terra.
Il loro eroismo fu tale che, secondo la tradizione, il popolo di Asiago decise di onorarli in modo tangibile e duraturo. Il cognome della famiglia fu mutato da “Basso” a “Forte”, un appellativo che ne celebrava la forza d’animo, il coraggio e l’incrollabile determinazione.
Da quel giorno, i discendenti della famiglia Basso portarono con orgoglio il cognome Forte, trasmettendolo di generazione in generazione come un’eredità preziosa e un monito a non arrendersi mai di fronte alle avversità.
La targa commemorativa, posta nel luogo in cui sorgeva l’abitazione della famiglia, è il sigillo di questa memoria, un tributo di pietra a coloro che, con il loro sacrificio, difesero l’onore di Asiago.
L’eredità di un episodio dimenticato
L’episodio del 1447, pur essendo meno noto rispetto ad altri eventi storici che hanno interessato l’Altopiano dei Sette Comuni, come le battaglie della Prima Guerra Mondiale, riveste un’importanza fondamentale per comprendere l’identità e lo spirito di questa terra.
La resistenza della famiglia Basso/Forte è l’emblema di una comunità fiera e indipendente, capace di lottare per la propria libertà anche nelle situazioni più disperate.
La targa di via San Carlo non è solo un reperto storico, ma un ponte tra il passato e il presente, un invito a riflettere sul valore della memoria e sull’importanza di preservare le storie di coloro che ci hanno preceduto.
In un’epoca in cui i conflitti e le tensioni continuano a segnare il mondo, l’esempio dei “difensori invitti” di Asiago ci ricorda che il coraggio e la determinazione possono fare la differenza e che anche l’ultima casa può diventare una fortezza inespugnabile.
Per inciso, Sigismondo, dopo l’episodio, seguitò la sua condotta smodata, accumulando debiti su debiti. Nel 1487, in cambio di un ingente prestito, Sigismondo dovette cedere a Jakob Fugger la concessione delle miniere d’argento del Tirolo e impegnò la contea del Tirolo ai potenti Wittelsbach di Baviera e, nel 1487, vendette loro l’Austria Anteriore, con l’eccezione del Vorarlberg.
A questo punto l’imperatore Federico III intervenne, mettendo sotto tutela Sigismondo e allontanando dai suoi territori tutti i nobili a lui favorevoli.
Era la fine del Danaroso.
Rubrica a cura del Fauno

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