Cts, nuovo stop alle attività sciistiche amatoriali

Zaia: "I ristori non bastano, vanno pagati i danni"

Impianti sciistici

Luci, sipario e che lo spettacolo abbia inizio.
Come nel teatro di Bertold Brecht, il tendaggio che nasconde la scena agli occhi degli spettatori era ormai quasi trasparente: al di là, si intravedevano già tutti gli attori intenti ad attrezzare il palcoscenico con il fervore tipico di un debutto tanto atteso.
All’improvviso, cala un sipario pesante, di velluto nero. Lo spettacolo non si farà più.

Esattamente così si chiude la stagione invernale in montagna: con l’ultima (forse) promessa non mantenuta circa la riapertura degli impianti sciistici prevista per ieri, 15 febbraio, in Lombardia e Piemonte e per domani, 17 febbraio, in Veneto e Trentino. Giovedì 18 sarebbe stata la volta delle piste in Val d’Aosta e venerdì 19 in Friuli Venezia Giulia.
Per tutti gli impianti sarebbe stato previsto l’obbligo di far indossare mascherine Ffp2 e di tenere cabinovie, funivie e seggiovie a una capienza massima del 50%, con le seggiovie all’aperto invece fino al 100%.

Alla conclusione di infiniti tentennamenti da parte delle autorità competenti, il neoconfermato ministro della Salute Roberto Speranza domenica pomeriggio ha firmato, a poche ore dal riavvio dei lavori, la conferma dello stop alle attività sciistiche amatoriali, con un provvedimento che ne vieta lo svolgimento fino al 5 marzo, data di scadenza del Dpcm del 14 gennaio scorso. “Il provvedimento tiene conto dei più recenti dati epidemiologici comunicati venerdì 12 febbraio dall’Istituto Superiore di Sanità”, ha spiegato una nota del ministero. Dati che evidenziano la maggiore trasmissibilità della variante inglese sbarcata in Italia. Proprio la preoccupazione per la diffusione di questa e di altre varanti del Covid-19 hanno portato all’adozione di misure analoghe anche in Francia e in Germania.
In riferimento alla riapertura degli impianti sciistici nelle regioni gialle, si legge ancora nella nota: “Nel verbale del 12 febbraio il Comitato Tecnico Scientifico afferma che allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitivo vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale”.
“L’esecutivo – ha specificato il ministero – si impegna a compensare al più presto gli operatori del settore con assegnati ristori.”

Regione Veneto: estrema delusione

Con un colpo di mano il Governo getta così all’aria il protocollo creato da tutte le regioni dell’arco alpino e condiviso dalla conferenza delle Regioni per praticare lo sci in sicurezza.
Zaia non ci sta, accusa malissimo il colpo e si impunta: nella conferenza stampa di ieri ha sottolineato l’esigenza non solo dei ristori, ma anche degli indennizzi per il danno subito. “Nella prospettiva di riaprire a breve – ha spiegato il Governatore – gli operatori avevano già battuto le piste e messo le indicazioni; bar, ristoranti e rifugi avevano fatto magazzino, gli stagionali si erano diretti in montagna… A tutte queste persone dici di no il giorno prima? Dopo investimenti particolarmente gravosi, dopo una stagione come quella che è stata?”
Il Governatore del Veneto ha riportato alla luce anche quanto sottoposto all’attenzione della comunità scientifica nei mesi scorsi, quando le ricerche condotte nei laboratori veneti avevano evidenziato il rischio prodotto dalle varianti del virus: “Quando a dicembre avevano trovato qui la variante inglese, c’era chi l’aveva liquidata come irrilevante, come se fosse Zaia alla ricerca di alibi”.

Anche l’assessore regionale Elena Donazzan ha apostrofato duramente il provvedimento siglato da Speranza: “Quest’ultimo rinvio rischia di rappresentare il colpo di grazia per un settore che, a fronte di investimenti milionari, non ha visto alcuna entrata a causa delle scelte del precedente e dell’attuale governo, che forse dimenticano che le linee guida per riaprire gli impianti in tutta sicurezza sono pronte oramai da mesi”.

Più ottimista si è dimostrato Federico Caner, assessore al turismo della Regione Veneto, che ha commentato: “Come noto, la nostra regione dal 17 febbraio, per evitare sovrapposizioni con il Carnevale, era pronta. Domenica in serata abbiamo appreso in maniera inaspettata una decisione che, poiché emessa dal Cts, rispettiamo. Lo stop fino al 5 marzo rappresenta per la montagna veneta una vera e propria mazzata. Non saranno solo gli impianti a fune a soffrine, ma tutta la filiera, dagli alberghi alla moda. E proprio sui ristori nell’incontro che abbiamo avuto ieri con il Ministro (Garavaglia, ndr) abbiamo avuto rassicurazioni”.

Resta da capire se i ristori promessi saranno sufficienti per coprire le spese sostenute finora o se, come accaduto l’anno scorso con i ristoratori, si tratterà appena di un gesto simbolico.

La rabbia degli operatori turistici

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