I “Borghi più belli d’Italia” in Veneto

l'incantevole vista serale di Borghetto sul Mincio

Notizie incerte sui vaccini, sul green pass, sulle normative in giusta e sensata continua evoluzione, e dove allora si va in vacanza questa estate? Ma perché non pensare di restare in Regione? Dopotutto in Veneto ci sono tante splendide località note. Forse però quest’anno potrebbe proprio essere la volta buona per scoprire il Veneto più nascosto, magari meno noto, quello che non si trova nelle guide turistiche classiche: il Veneto dei “Borghi più belli d’Italia”.

Sono 10 i Comuni del Veneto (sui 307 totali in Italia) che possono vantarsi di appartenere alla lista dei “Borghi più belli d’Italia”: piccoli borghi solitamente fuori dai classici flussi di turisti e viaggiatori, eredi di patrimonio storico, artistico, culturale, ambientale e delle tradizioni locali che meritano tutt’oggi di essere valorizzati, ma che sono a rischio spopolamento e conseguente degrado dovuti alla propria marginalità economica e commerciale. Per far parte di questa “lista speciale” occorre corrispondere ad una serie di requisiti quali l ́armonia architettonica del tessuto urbano e la qualità del patrimonio edilizio pubblico e privato, nonché la vivibilità del borgo in termini di attività e di servizi al cittadino.

Non si tratta di una mera operazione di promozione turistica integrata, ma di una azione politica continua che si prefigge di garantire attraverso la tutela, il recupero e la valorizzazione, il mantenimento di un patrimonio di monumenti e di memorie che altrimenti andrebbe irrimediabilmente perduto, parole di Fiorello Primi, Presidente del Club dei Borghi più belli d’Italia.

E quali sono quindi i “Borghi più belli d’Italia” in Veneto? In rigoroso ordine alfabetico: Arquà Petrarca, Asolo, Borghetto, Cison di Valmarino, Follina, Mel di Borgo Valbelluna, Montagnana, Portobuffolè, San Giorgio, Sottoguda.

Nella provincia di Verona troviamo uno dei più noti tra i borghi annoverati tra i più belli d’Italia: Borghetto di Valeggio sul Mincio, i cui due piccoli ponticelli a guadare il Mincio costituiscono lo scenario da incorniciare del Borgo: sul fare della sera poi, quando i raggi del sole si velano e si accendono le prime luci delle casette e dei locali, l’atomosfera è davvero incantevole.

Ancora nella provincia di Verona si trova la Pieve di San Giorgio nel comune di Sant’Ambrogio in Valpollicella: la pieve è il centro del castrum conservato splendidamente, attorno alla quale scorrono viuzze lastricate, l’area archeologica risalente all’Età del Ferro, il Museo Antiquarium e la via crucis artisticamente particolare, il tutto circondato dalle ‘marogne’, cioè i terrazzamenti tipici della zona realizzati con muretti a secco.

Due anche i borghi padovani. Arquà Petrarca deve il suo toponimo al poeta Francesco Petrarca, vissuto qui nei suoi ultimi anni, mortovi nel 1374 ed ivi sepolto. Non sono però solo la casa, la tomba e la fontana dedicata al poeta i motivi per visitare il borgo, ma anche altri palazzi: Villa Alessi, Palazzo Contarini e la attigua Osteria “del Guerriero”, la Loggia dei Vicari.

Della cerchia murata del borgo di Montagnana lo storico dell’arte Bernard Bereson disse: «una delle vere glorie d’Italia». E nemmeno il cuore del borgo delude il visitatore: tanti i palazzi dal valore artistico e storico pregevole, il Castello di San Zeno e la Rocca degli Alberi, il duomo e la chiesa di San Francesco, ed appena fuori le mura Villa Pisani, tra le più note ville Palladiane.

Ben quattro i borghi trevigiani nella lista dei borghi italiani più belli.
Asolo deve il suo nome al latino “asylum”, cioè “rifugio”, e a conferma di ciò nel corso della storia vi trovarono pace e riposo Freya Stark, Malipiero ed Eleonora Duse. Giovanni Comisso ebbe a dire che qui il visitatore può dissolversi in “un sognare estatico dal quale non vorrebbe più risvegliarsi”. E se passeggiare tra verdi valli e foreste non vi bastasse, resterebbero da visitarsi a pochi km dal borgo: ben due ville palladiane; la casa natale, la tomba ed il museo-gipsoteca del Canova; la tomba Brion opera dello Scarpa.

Se voleste trovare pace, riposo, sentieri per passeggiate e anche più ardite escursioni, bene fareste a visitare Cison di Valmarino. Ah, ovviamente consigliato per i palati fini in particolare amanti del Prosecco: è la borgata Rolle il cuore del paese e della produzione, località soleggiata, adorata dal poeta Andrea Zanzotto che la definì “una cartolina inviata dagli dei”.

Davvero a 5 minuti da Cison si erge la Abbazia cistercense di Santa Maria di Follina, che ospita capolavori quali il Chiostro, il crocifisso ligneo di età barocca e l’affresco del 1527 di Francesco da Milano. Da sempre qui la tessitura della lana è l’attività artigianale per eccelenza, tanto è vero che il borgo deve il proprio nome (o è l’attività a doverlo al borgo?!) alla “follatura”, particolare lavorazione della lana. A giugno poi vi si tengono i “Concerti d’Alta Marca”, dei quali è affezionato partecipante il violinista Uto Ughi, che di Follina è divenuto cittadino onorario

Proprio sul confine col Friuli-Venezia Giulia sorge Portobuffolè, una volta sulle sponde del Livenza, delizia e croce per la storia del borgo, e da cui trae il suo buffo nome: se originariamente il nome era la mera indicazione della distanza dal più importante centro di Oderzo (Septimum de Liquentia, cioè sul Livenza a sette miglia da Oderzo), dall’anno Mille mutò in Portus Buvoledi o Bufoledi, e non è certo se ciò tragga origine da “bova” cioè “canale” in latino medioevale o dal termine con cui si indicavano le barche usate per il trasporto delle merci via fiume cioè “bufaline”. Forse il più piccolo tra i borghi veneti, probabilmente quello dalla pianta più regolare e meglio conservata.

Infine due sono i borghi in lista che annovera la provincia di Belluno.
Altrettanto interessante è anche l’origine del nome di Mel di Valbelluna: originariamente si chiamava Castrum Gemellarum, poiché uno di fronte all’altro, a soli 300 metri di distanza, separati dalla profonda gola di un torrente, sorgevano due castelli identici appunto “gemelli”. Quello bizantino purtroppo venne distrutto nella battaglia di Castelvint, l’altro mantenne il nome di Castello Zumellarum, che per progressiva contrazione divenne nel corso dei secoli semplicemente Mel.
Se voleste invece assaporare profumi e gusti di alta montagna, non potreste non fare almeno un salto a Sottoguda, nel cui territorio comunale rientra perfino la vetta della Marmolada a 3342 metri. Qui le tracce storiche sono riconducibile alla tradizione ladina, oggi diciamo al di là del confine regionale col Trentino-Alto Adige: Numerosi i tabièi, fienili in legno diffusi nell’area dolomitica di cultura ladina, usati dai contadini per il deposito del fieno e il ricovero del bestiame e degli attrezzi agricoli; splendido il flügelaltar, altare ligneo policromo con portelle tipico del Tirolo e della Baviera (questo realizzato nel 1517dallo scultore di Bressanone Ruprecht Potsch) della parrocchiale di Rocca Pietore, in stile gotico alpino. Irrinunciabile per gli amanti della natura selvaggia è la gola dei Serrai di Sottoguda, un profondo canyon di circa due chilometri, oggi Parco di interesse regionale, che arriva proprio ai piedi della Marmolada.

Nessun borgo delle province di Rovigo, Venezia e Vicenza è annoverato nella lista.

E così, in carrellata e a volo d’uccello abbiamo percorso il Veneto in lungo e in largo, tra i 10 Borghi annoverati tra i “più belli d’Italia”. Sono i borghi dell’ “Italia minore”, quella a volte più sconosciuta e nascosta, capaci di rappresentare al meglio il dipanarsi della storia millenaria che ha lasciato i suoi segni indelebili soprattutto in questi luoghi rimasti emarginati dallo sviluppo e dalla modernità a tutti i costi.

Ed infatti soffrono, soffrono eccome, prima di tutto demograficamente: oggi risiedono in tutti i 307 borghi più belli d’Italia solo 1,3 milioni di abitanti, il cui 7% è popolazione di origine straniera. Lo si evidenzia perché se gli under 45 sono calati negli ultimi ventanni di 49.123 unità, i coetanei di origine straniera sono invece aumentati di ben 62.970 unità. Un dato davvero sorprendente e da tenere in conto per tante questioni.

Ciò non basta però ad invertire la crisi dei borghi: quelli con meno di 10.000 abitanti (8 dei 10 Veneti sono tali) hanno perso 289.000 residenti. Al contrario, seppur non sufficiente, è in quelli con più di 10.000 abitanti che il flusso è invece positivo, registrando dal 1951 al 2019 di 105.000 residenti.

Concludendo i “borghi più belli d’Italia” non sono certo “Paradisi in Terra” ma ottime occasioni affinché sempre più persone tornino a vivere nei piccoli centri storici e i visitatori interessati a conoscerli possano trovare quelle atmosfere, quegli odori e quei sapori che fanno diventare la tipicità un modello di vita che vale la pena di “gustare” con tutti i sensi. E magari, perché no, qualcuno, proprio questa estate, ne resterà così affascinato da trasferirvisi!

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