Nè Berlusconi nè Prodi: i loro voti da soli non bastano!

Il Presidente non sarà “del solo Centrosinistra”, ma Italia Viva può essere decisiva

58, 3 e 83: diamo i numeri?! No, non sono i numeri buoni da giocarsi quest’anno alla Lotteria, anche se una bella iniezione di buona sorta per iniziare bene questo 2022 ci vorrebbe proprio!
Tra fine gennaio e inizio febbraio, nel giro di un mese (il Parlamento è convocato per il 24 gennaio prossimo), si andrà ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
Ecco perché il primo numero, 83: è l’articolo della Costituzione della Repubblica Italiana che ne definisce, appunto, la modalità di elezione. E lì troviamo sia il 58, cioè il numero totale dei delegati regionali che vanno a sommarsi a deputati e senatori (compresi quelli a vita e di nomina presidenziale) già in carica, sia il 3, cioè il numero di delegati spettanti ad ogni Regione, salvo la Valle d’Aosta che esprime un solo delegato.

Detti i numeri, ecco delle ipotesi che sono pressoché verità lapidarie.
Per prima cosa, il prossimo/la prossima Presidente della Repubblica non potrà essere propriamente “del solo Centrosinistra”, nemmeno nella edizione più allargata “dalla sinistra estrema al centro” (l’Ulivo, direbbero ormai i meno giovani).
Nemmeno potrebbe essere espressione “del solo Centrodestra”: anche l’ipotesi “Casa delle Libertà” è scongiurata. E però il Centrodestra potrebbe avere il pallino in mano se si accordasse con Italia Viva ed alcune altre forze satelliti che vi gravitano attorno.
Probabilmente la “caccia ai grandi elettori” solitari da convertire al proprio candidato sono già cominciate, ma noi non ce ne siamo ancora accorti.

Come possiamo allora già fin da adesso ipotizzare con un buon margine di sicurezza le seguenti affermazioni? Lo possiamo ben dire dopo aver compiuto una immersione tra i numeri (ballerini sempre in questa Legislatura: chissà non cambino ancora da oggi al momento dell’elezione!) dei Gruppi Parlamentari e quello -ricostruito per ipotesi nelle sue componenti- dei citati delegati regionali.

La tombola dei numeri non finisce certamente con i primi tre detti in apertura di articolo: parliamo della elezione del Capo dello Stato, il vertice della Repubblica, anche simbolicamente e nei cuori (Mattarella ha conquistato quello di tutti, suvvia), nonché la figura di “chiusura dell’ordinamento”, perno di equilibrio dell’intero sistema costituzionale: che divertimento ci sarebbe se fosse “tutto qui”?!

Altri numeri? 1008, come il numero di quelli che sono -sulla carta- gli elettori del Presidente della Repubblica, cioè la somma dei deputati (630) e dei senatori (315) cui vanno aggiunti i senatori a vita e di nomina presidenziale (5) e appunto i delegati regionali (58).
Questi i numeri da studiare quando si frequenta l’università di giurisprudenza, ma poi oggi contano numeri un poco diversi, dettati da elementi e condizioni di realtà ed attualità.
Intanto oggi mancano all’appello 1 senatore ed 1 deputato, poiché non si è ancora fatto in tempo ad eleggere i sostituti dei decaduti. Ed i senatori a vita sono 6 al momento delle votazioni, di cui 1 ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e 5 di nomina presidenziale (dei quali solo Liliana Segre è stata nominata da Sergio Mattarella, aderente quindi alla interpretazione della norma costituzionale secondo cui 5 è il numero massimo di senatori a vita di nomina presidenziale che dovrebbero essere in carica simultaneamente, e non invece nominabili da ciascun Presidente).

Facciamo i conti allora: 629 deputati più 314 senatori più 6 senatori a vita più 58 delegati regionali, per un totale di 1007 elettori.
Per essere eletto Presidente della Repubblica al primo, al secondo o al terzo scrutinio serve raccogliere (secondo il già citato articolo 83 della Costituzione) la maggioranza qualificata dei 2/3 degli elettori, cioè 672. Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta della assemblea, cioè 504.

Ed allora è stato utile andare a vedere il numero sia degli attuali Gruppi Parlamentari espressione dei Partiti, sia la composizione delle delegazioni regionali, che hanno sempre risposto alle logiche dei partiti più che ad appartenenze regional-territoriali.
Il Movimento 5 Stelle è il primo gruppo sia alla Camera (158) sia al Senato (74), per un totale di 232.
La Lega è il secondo gruppo alla Camera (133) ed al Senato (64), per un totale di 197.
Viene poi il Partito Democratico, con una delegazione di 132 parlamentari, di cui 94 alla Camera e 38 al Senato (dove però non è il terzo, ma il quinto gruppo).
Forza Italia, partito di Berlusconi (ecco perché le sue chances non sono poi così infondate, almeno stando ai numeri e al consenso più che altro dei partiti), è messo bene sia alla Camera (79) sia al Senato (50, ossia più senatori del PD), per un totale di 129.
Fratelli d’Italia non ha una delegazione parlamentare corrispondente all’apprezzamento nei sondaggi, e questo è bene ricordarlo (contano i voti delle elezioni del 4 marzo 2018, e non potrebbe essere altrimenti): 58 totali, di cui dalla 37 Camera e dal Senato.
Italia Viva, gruppo costituitosi -non senza polemiche, anche con appigli regolamentari- in corso di Legislatura, ha 29 deputati e 15 senatori, per un totale di 44.
Solo alla Camera poi è presente il gruppo di Coraggio Italia (gruppo del Presidente della Liguria Giovanni Toti e del Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro) che conta un rispettabile drappello di 21 deputati. Potremmo dire che il corrispondente di Coraggio Italia è il Gruppo “Idea-Cambiamo!” al Senato, che conta 9 senatori (computati all’interno del Gruppo Misto).
Liberi e Uguali ha un proprio gruppo alla Camera (dove conta 12 deputati), ma non lo ha al Senato (dove i 6 senatori sono computati all’interno del Gruppo Misto), esprimendo in totale 18 rappresentanti.
Le minoranze linguistiche hanno costituito il Gruppo per le Autonomie al Senato (dove però contano su due componenti “extra ordinem”: i senatori a vita Elena Cattaneo e Giorgio Napolitano), con 8 membri, mentre alla Camera sono racchiusi dentro al Gruppo Misto e contano 4 membri.

Quinto gruppo in senso organizzativo alla Camera (66) e perfino quarto al Senato (48) è il Gruppo Misto, ma non avrebbe senso in questo caso considerarlo in questo contesto come un gruppo unitario, cosa che certamente non sarà, quanto invece è più utile andare ad individuare le micro (o macro, pardon) galassie di elettori in sede di scrutinio presidenziale, meritando -fosse solo per la mole di dati- un paragrafo a sé stante.
Di Liberi e Uguali e di Idea-Cambiamo! si è già detto, infatti.
Tra i partiti più noti a far parte del Gruppo Misto ci sono anche Più Europa ed Azione, che hanno costituito da tempo sottocomponenti unite (e sparute), esprimendo 3 deputati e 2 senatori.
8 i membri alla Camera del sottogruppo “MAIE-Facciamo ECO”, però MAIE conta solo 1 senatore.
6 i membri alla Camera del sottogruppo del Centro Democratico di Tabacci.
5 i membri alla Camera di “Noi con l’Italia”, che però non vede corrispettivo al Senato (o forse, più correttamente, lo si può indicare come componente confluente nel già citato “Idea-Cambiamo!”).
Restano alcuni rivoli e i più consistenti sottogruppi dei “non iscritti ad alcuna componente”: questi ultimi sono 48 in totale e più specificamente 24 in ciascuna camera (al Senato non si sono iscritti ad alcuna componente anche gli altri 4 senatori a vita: Monti, Segre, Piano e Rubbia). Quanto ai rivoli parlamentari: al Senato c’è 1 senatore del Partito Comunista, 1 di Potere al Popolo, 1 di Italia dei Valori (partito redivivo) e 3 di Ital-Exit (partito di Gianluigi Paragone).
Da ultimo davvero resta da segnalare che alla Camera un sottogruppo, chiamatosi “Alternativa”, è stato costituito da un drappello non indifferente di deputati fuoriusciti dal Gruppo del Movimento 5 Stelle, e ammonta a 16 deputati.

“Oh, finalmente: abbiamo finito”, direte voi. E invece no: manca ancora da individuare -andremo qui più per ipotesi- la composizione delle delegazioni regionali, cioè come saranno ripartiti i 58 delegati regionali.
In questi casi è necessario agire componendo un alchemico mix tra prassi e dati di attualità. Se la Valle d’Aosta esprime 1 solo delegato e da sempre è espressione delle minoranze linguistiche, e se similmente il Trentino-Alto Adige dei propri 3 delegati ne esprime 1 riconducibile alle autonomie (e non sarà il Presidente, per la prima volta, visto che da luglio 2021 è in carica un membro della Lega), tutte le altre Regioni hanno sempre seguito la prassi di indicare come delegati [I] il proprio Presidente di Regione, [II] un altro membro della Maggioranza (più spesso il Presidente del Consiglio Regionale) e [III] un membro dell’opposizione scelto dai e trai membri di quest’ultima.
Come non è difficile pronosticare, la partita sarà tutt’altro che semplice, per esempio perché in alcune Regioni l’accordo PD-5 Stelle potrebbe determinare richieste di equilibrio tra i delegati, o specularmente dove il Presidente è di Forza Italia potrebbe essere chiesto un rappresentante per la Lega (potendo dirsi anche viceversa, o altro ulteriore assetto e scontro quando rientra nella partita anche Fratelli d’Italia, come in Regione Marche e Regione Abruzzo -e forse in senso lato anche in Regione Sicilia- dove detiene la Presidenza della Regione).

La Lega “vince” questa strana partita, avendo 6 Presidenti di Regione (e peraltro l’unica donna oggi Presidente di Regione). Forza Italia ha 4 Presidenti di Regione, tanti quanti il PD. Fratelli d’Italia ha 2 Presidenti di Regione. 1 Presidente ha Cambiamo!, così come 1 è indipendente di sinistra ed 1 indipendente di destra. Il Movimento 5 Stelle non esprime alcun Presidente di Regione, e solo in Lazio e Puglia c’è collaborazione col PD nel governo della Regione.
Risulta arduo stabilire a quale partito attribuire quanti delegati, ma ci possiamo provare, indicando sia i “delegati sicuri” (ciooè appunto i Presidenti di Regione) sia quelli ipotizzati.

Il PD potrebbe contare su 4 delegati sicuri (i Presidenti di Regione) più 10 ipotetici (sommando ai secondi delegati dove governa, quelli in quanto opposizione). Il Movimento 5 Stelle, non avendo Presidenti di Regione, potrà avere solo candidati qui ipotetici: stimiamone 7, considerando un accordo dove governa il PD e similmente una concessione in alcune delle Regioni dove è all’opposizione. Si potrebbe ipotizzare anche la concessione da parte del PD di 1 delegato ad Articolo1 o Liberi e Uguali, cui si può attribuire anche la Presidenza della Puglia. In ipotesi 1 delegato potrebbe essere quindi concesso anche ad Italia Viva.
Più complicate le ipotesi all’interno del centrodestra. Considerando che 14 sono i Presidenti di Regione riconducibili all’area, una ripartizione dei secondi delegati potrebbe imputare -usando alchimie derivanti dai rapporti di forza attuali- 4 delegati a Lega e 5 a Fratelli d’Italia, 4 invece a Forza Italia (più 1 in concessione alle Autonomie in Trentito dove governa la Lega). Nelle altre 5 Regioni dove governa il centrosinistra, visti gli esiti elettorali in quelle Regioni, si potrebbero ipotizzare 3 delegati alla Lega, 1 a Forza Italia ed 1 a Fratelli d’Italia.

Avremmo quindi questa composizione data dalla somma di delegati sicuri ed ipotizzati: 15 delegati per il PD; 7 delegati per il Movimento 5 Stelle; 2 per Liberi e Uguali; 13 per la Lega; 8 per Fratelli d’Italia; 9 per Forza Italia; 2 per le Autonomie; 1 per Cambiamo; 1 indipendente di destra riconducibile a Fratelli d’Italia.

Ecco infine che forse possiamo provare a ricomporre quello che sarà l’assetto del Parlamento in seduta comune, tra certezze (deputati, senatori e presidenti di regione) e ipotesi.
Il Movimento 5 Stelle potrebbe avere, da solo, 239 elettori.
Il Partito Democratico potrebbe averne 147; Liberi e Uguali 20; ed ancora in orbita centrosinistra potrebbero collocarsi 1 di Potere al Popolo, 1 del Partito Comunista, 1 di Italia dei Valori, ed anche sia la nutrita componente (16) di Alternativa, sia la delegazione di “MAIE-FacciamoECO” (9); indicativamente un totale di 434 voti.
Nella galassia del “centro” vedremmo la delegazione di Italia Viva con 45 elettori; Più Europa/Azione con 5; le Autonomie con 12; il Centro Democratico con 6; indicativamente un totale di 68 voti.
Nel centrodestra dominerebbe la Lega con 210 elettori, seguita non da vicino da Forza Italia con 138, poi Fratelli d’Italia con 67, il raggruppamento che fa riferimento a Coraggio Italia-Cambiamo! e Noi con l’Italia a 36, infine il grupposcolo di Italexit a 3; indicativamente per un totale di 454 voti.
Restano fuori da caselle preconfezionate i Non Iscritti e i Senatori a vita (poco più dei restanti 50 elettori).

Se come abbiamo detto in apertura la soglia dei primi 3 scrutini è fissata a quota 672, facendo qualche calcolo (ora sebbene magari non preciso alla singola unità, certamente più chiaro in termini generali), sono chiare alcune cose:
– nessuna delle “coalizioni di governo” viste fino ad oggi sarebbe in grado di raggiungere la soglia richiesta;
– sebbene mai vistasi fino ad oggi, la varcherebbe la coalizione Movimento 5 stelle + Centrodestra potendo raggiungere al pieno delle proprie possibilità addirittura 693 voti;
– la attuale maggioranza di Governo avrebbe sulla carta ampissimo margine (tra gli 850 e i 900 voti) per eleggere “un proprio” Presidente della Repubblica, ma non si registra alcuna vera azione in questo senso;
– sono ipotizzabili una infinità di somme possibili, ma resterebbe la loro innovatività rispetto a quanto registrato sino ad oggi.
Pur restando auspicabile si trovi un accordo ampio e condiviso per individuare una figura eletta al soglio quirinalizio nel giro dei primi tre scrutini, non si può certo ignorare la -almeno ad oggi- non remota possibilità che si proceda oltre, e quindi richiedendosi, lo ricordiamo, dal quarto scrutinio in poi la maggioranza assoluta del plenum, cioè 504 voti. E le cose qui si fanno ancora più interessanti:
– nemmeno in questo caso, seppur per un soffio, tutte le forze del Centrosinistra sommate ai 5 Stelle ed alla eterogenea galassia riuscirebbe a farcela da sola, constando di 502 voti totali: possiamo dire che il prossimo/la prossima Presidente della Repubblica non potrà essere espressione del solo Centrosinistra, in senso lato e se ancora oggi ha una chiara accezione;
– al contrario, invece, il Centrodestra trovando la quadra con la galassia del centro (ma non solo con Italia Viva) potrebbe arrivare in potenza a toccare quota 522 voti.

In questi calcoli e considerazioni non sono stati tenuti in conto i membri non iscritti ad alcun Gruppo (48), il che più che valutarsi come errore o mancanza, andrebbe forse inteso come spia del fatto che probabilmente la “caccia ai grandi elettori” è già cominciata, almeno nelle retrovie, in particolar modo in questa tornata presidenziale.

In conclusione, e per chi è sopravvissuto allo snocciolamento di numeri e di nomi di Gruppi Parlamentari (ma alcuni chi li ha mai sentiti?!), non resta che dare qualche consiglio.
Primo, armatevi di pazienza: con così tanti elettori, con due chiame previste per ciascuno scrutinio, probabilmente si svolgeranno due scrutini al giorno. La pazienza è la virtù dei forti.
Secondo, la matematica e i calcoli sono cose nobili e scientifiche: la politica forse non è sempre inquadrabile nella prima categoria, certamente non lo è quasi mai nella seconda.
Terzo, il toto nomi del Quirinale ci avvincerà tutti e forse ci distrarrà -in maniera nobile, speriamo- per una settimana, indicativamente, magari anche di più: godiamocela! Chi può segua ogni forma di “maratona”, che sia televisiva, radiofonica, social o anche solo di passaparola tra amici: comunque vada è e sarà certamente un piccolo passaggio storico per la nostra storia.

Quarto…pop-corn alla mano: nessuna elezione del Presidente della Repubblica, nemmeno le più brevi, non hanno saputo riservare sorprese, inediti ed imprevisti che non siano poi divenuti, appunto, storia.

L’infografica con i numeri degli attuali schieramenti in campo

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