La squadra parlamentare del Centrodestra

Il Governo deve ancora essere formato, ma intanto il centrodestra -più o meno unito- ha schierato i propri giocatori nelle due Camere: è qui che debbono sempre passare tutti i provvedimenti per divenire legge, ed avere “capitani” capaci è la chiave del successo (o del fallimento).

Un primo sguardo al quadro istituzionale che va componendosi non può che partire dallo scenario parlamentare ormai definitosi, ossia le Presidenze delle due Camere e i CapiGruppo, in attesa del Governo che ormai è prossimo ad arrivare a giuramento…o quasi.

Per la partita delle Presidenze delle due Camere per la coalizione di centrodestra erano ipotizzabili varie opzioni di attacco: è stata evidentemente scelta quella del marcare, nettamente, il territorio, schierando e facendo eleggere figure che hanno fatto, fanno e probabilmente ancora faranno parlare non poco di sé.
Potremmo dire che Ignazio La Russa al Senato e Lorenzo Fontana alla Camera siano certamente scelte identitarie e potenti, il cui messaggio va oltre la loro singola persona, poiché simboli e portatori di valori e idee forti e chiare, decise e quindi per forza di cose divisive, probabilmente più il Presidente della Camera che quello del Senato.

Ignazio La Russa ha un lungo cursus honorum nelle istituzioni: deputato dal 1992 al 2018 ininterrottamente, è stato Vice Presidente della Camera dal 1994 al 1996, dal marzo 2018 è al Senato di cui è stato Vice Presidente (alcuni ricorderanno il siparietto della conduzione dell’aula con tanto di Gazzetta dello Sport aperta sul paginone dedicato alla sua amata Inter) appunto nella scorsa Legislatura, costituendo questa carica per così dire un ottimo viatico per arrivarne alla Presidenza. Questa sua condizione personale nota a tutti -così come il suo volto e la sua voce- è tale per cui le polemiche avverso la sua nomina sono stata cosa più da giornali e talk show che di stretta politica, ed infatti La Russa ha raccolto qualche voto in Aula pure tra le fila freschissime di rinnovo delle opposizioni. Al di là di possibili ricostruizioni e retroscena, verificabili a breve quando si andranno ad eleggere i Presidenti delle Commissioni Parlamentari tutte, è ipotizzabile poiché questione umana che la preferenza sia andata a La Russa proprio per la sua persona, gradita più di eventuali altre figure. Valutazioni sul piano personale, chiaramente, più che su quello politico, ma si sa: il piano della persona nel contesto dell’Aula fa tantissimo, non illudiamoci non sia così, non potrebbe che essere così.

Lorenzo Fontana, neo Presidente della Camera dei Deputati, invece è solo alla seconda Legislatura, non avendo fatto poi molta pratica da parlamentare, se non altro perché in almeno parte della scorsa e sua prima Legislatura ha ricoperto incarichi di governo: nel Governo Conte I è stato Ministro per la Famiglia e la Disabilità (giugno 2018-luglio 2019) e per un breve momento (luglio-settembre 2019) Ministro per gli Affari Europei (ché, ci è andato mai a Bruxelles in due mesi?), non vivendo appieno la vita parlamentare. Dopo la caduta del Governo Conte I ha impiegato 10 mesi per tornare al lavoro in una Commissione Parlamentare, e a fine Legislatura risulta essere stato presente solo 44,44% delle votazioni (ma La Russa è stato presente ancora meno: 41,96%, ciò secondo i dati di Openparlamento).

Chiusa la partita dei Presidenti d’Assemblea, si è aperta per ogni partito la partita interna dei CapiGruppo. E che dire? Poco di nuovo sotto il sole! Su 16 Capigruppo, 9 lo sono già stati nella scorsa Legislatura. Se per i Presidenti d’Assemblea rivestire la carica è figlia anche di un percorso nelle istituzioni -solitamente- e di un beneplacito più ampio del mero contesto partitico interno -solitamente- potremmo dire che fare il CapoGruppo sia, per così dire, “un punto di partenza” e la Presidenza di una Camera sia, specularmente, “un punto di arrivo”. D’altro canto è anche vero che, in inizio di Legislatura, la nomina a stretto giro di Presidenti delle Camere e CapiGruppo è un po’ come schierare le proprie truppe sul campo di battaglia ad inizio scontro, alle prime luci del mattino, quando il sole sorge sulla piana che presto si tingerà di colori infuocati, dando bella mostra dei propri volti e dei propri lustrini. Passiamoli dunque in rassegna questi generali e le loro medaglie al petto.

Licia Ronzulli eletta, addirittura per acclamazione (così riportano le fonti ben informate e quindi segrete), CapoGruppo al Senato per Forza Italia è il riequilibrio per la mancata e (il siparietto tra Berlusconi e La Russa mostra quanto) stizzita elezione della stessa alla Presidenza del Senato, nonché la conferma più che altro del legame forte e diretto con l’Anziano Leader (che comunque sta tenendo in scacco da solo, a più di 86 anni, l’intera coalizione di governo) Silvio Berlusconi. I malpensanti con malizia, i benpensati come mero dato di cronaca, noterebbero che è la sua assistente personale (sostituendo di fatto Mariarosaria Rossi) dall’intervento chirurgico cardiologico del 2016.
Il Capogruppo alla Camera è invece Alessandro Cattaneo, 43enne brillante (perché ne dimostra di meno), già Sindaco di Pavia dal 2009 al 2014 (quando non venne confermato per un secondo mandato), già enfant prodige del PDL prima e poi appunto di Forza Italia, di cui è Responsabile Enti Locali dal 2014 e in seguito a ciò membro del Comitato di Presidenza, nonché deputato già dal 2018. Aveva fatto parlare di sé per motivi alterni. Nel 2010 la sua Giunta a Pavia è oggetto dell’attenzione della magistratura per l’Operazione “Crimine Infinito” (ndrangheta nel pavese) risultando lui mai e dicasi mai toccato nemmeno marginalmente toccato dalla vicenda. Nel 2012 lancia il movimento “formattiamo il PDL”, che però a seguito del suo scioglimento nel 2013 si scioglie anch’esso, tornando in sella l’amato leader Berlusconi. Che in un certo senso, ma più per ottenere, giustamente e sensatamente, istituzionalmente per così dire, visibilità, Catteneo aveva sfidato nella corsa alle primare della coalizione di centrodestra per cui si era candidato in prima persona, e di fatto l’occasione che lo rese noto per la prima volta al grande pubblico.
Se per Ronzulli è una conferma, forse un poco un ripiego in peius, per Cattaneo è, nei termini che si dicevano sopra, un punto di partenza…o forse anche per lui un ripiego, dato che il suo nome girava insistentemente come Ministro, foss’anche senza portafoglio.
Salutato quindi il capogruppo uscente, Paolo Barelli (Presidente della Federazione Italiana Nuoto, da poche settimane sospeso poiché sotto inchiesta in Svizzera), “che ha svolto il suo lavoro magistralmente”, fanno sapere da fonti interne. Forse anche perché non ci si è poi così accorti del suo lavoro nell’anno passato (prima a rivestire la carica di Capogruppo fu l’attuale Presidente di Regione Calabria, Roberto Occhiuto, anch’egli distintosi perché mai sopra le righe…quindi poco notato).

Restando nella maggioranza, conferma piena al squadra di Fratelli d’Italia, poiché “squadra che vince non si cambia”: Francesco Lollobrigida (cognato di Giorgia Meloni, suo fedelissimo dai tempi in cui FdI sembrava un refugium degli esuli di Alleanza Nazionale) alla Camera e Luca Ciriani (già Consigliere e VicePresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, il fratello è Sindaco di Pordenone) al Senato, entrambi eletti per acclamazione.

Stessa linea tenuta dalla Lega: confermati i Capogruppo uscenti, ossia Massimiliano Romeo (già Consigliere Regionale in Lombardia per due mandati dal 2010 al 2018, la moglie è Sindaca di Lentate sul Seveso, nei pressi di Monza, già condannato in secondo grado -si attende il terzo- per peculato) al Senato e alla Camera Riccardo Molinari. Matteo Salvini quindi alla Camera ha il pieno controllo del Gruppo, avendo messo alla Presidenza e come Capogruppo due suoi fedelissimi: Lorenzo Fontana e appunto Riccardo Molinari. Molinari negli ultimi 12 anni è saltato da un incarico all’altro, probabilmente per marcare il territorio in quota Salvini: nel 2010 eletto in Regione Piemonte, si deve dimettere per invalidità d’elezione nel 2012; nel 2013 non risulta eletto alle Elezioni Politiche ma viene nominato Assessore Regionale in Piemonte, pur restandovi un solo anno. Nel 2016 risulta eletto Segretario del Piemonte della Lega (allora ancora “Nord”), dopo una sfida assai tosta con Gianna Gancia, moglie di Roberto Calderoli, altra figura pesantissima nella Lega, allora come ora, e prendendo il posto che era stato per ben 15 anni di Roberto Cota (già Presidente di Regione Piemonte, uscito male dalla vicenda delle firme non regolari per la presentazione delle liste). Nel 2017 è Assessore Comunale ad Alessandria, appena riconquistata dal centrodestra, ma a giugno tornata al centrosinistra.

Gli altri esponenti del centrodestra eletti in collegi uninominali ma afferenti a partiti differenti dai grandi tre si sono riuniti in un gruppo a sé stante al Senato (che ora prevede un minimo di 6 componenti richiedenti, mentre alla Camera la soglia è rimasta non adeguata alla riforma del numero dei parlamentari cioè a quota 20 deputati) che ha eletto Capogruppo Antonio De Poli, senatore di lunghissimo corso (dal 2006 ad oggi, salvo quando è stato deputato dal 2008 al 2013), già Sindaco del suo piccolo Comune di origine, due volte eletto in Consiglio Regionale del Veneto e due volte Assessore Regionale (nel 2000 e nel 2005), in entrambe le ultime due Legislature (dal 2013 a settembre scorso) è stato nominato Questore, acquisendo una dimestichezza invidiabile sia col Regolamento sia con i colleghi. Potrebbe rivelarsi un asso nella manica per la maggioranza, almeno in sede di votazioni cruciali proprio al Senato.

Infine, beh, non sono certamente Capigruppo (se non di sé stessi ormai), ma non si possono non citare quelle che sin da ora potremmo definire le due primissime meteore di questa XIX Legislatura: Gianfranco Fini e Luigi Di Maio.
Ne abbiamo parlato in un altro articolo qui sulle pagine di 7 Comuni Online, ma le previsioni sono state perfino più rosee di quanto la realtà abbia riservato loro.
Di Gianfranco Fini si sono nuovamente perdute le tracce, e nessuno pare interessato a inseguirle peraltro.
Di Luigi Di Maio si vedono solo macerie e briciole di notizie. Pare l’ex-Ministro degli Esteri (lodato in sede europea dall’Alto Rappresentante UE per la Politica Estera, Joseph Borrell) abbia intenzione di trovarsi una seria e valida occupazione tra le fila del lobbismo. Onorevolissima (e ben pagata) occupazione per la quale ormai Di Maio avrebbe eccome un sostanzioso quid. E però sembra proprio autoinferta legge del contrappasso per chi voleva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno ed abolire la povertà. Ma per Di Maio “mai dire mai” è una regola, così come il giocare d’azzardo, alzando sempre più la posta. Ironia della sorte, proprio pochi giorni fa, prima che venisse posto “in manutezione”, il sito web personale luigidimaio.it è stato vittime di attacchi hacker che lo hanno reso un dominio sede di gioco d’azzardo. Provaci ancora, Luigi.


La squadra parlamentare del Centrosinistra