Immersa nel silenzio: così scompare la Repubblica parlamentare italiana

C'è sempre una prima volta, ma non sempre è bene ci sia. Potremmo dire questo di ciò che sta per andare in scena tra Camera e Senato di qui a fine anno: nessun emendamento è stato presentato (e così promettono non accadrà) alla manovra di bilancio.

Diciamola diversamente: niente dibattito in aula, niente triplo passaggio, niente ping pong tra Camera e Senato fino a San Silvestro a pochi minuti dall’inizio del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. No, quest’anno facciamo presto!

Se ne sono viste di cose -di tutti i colori- tra prima e seconda repubblica (a che numero siamo arrivati?! Forse già terza…), eppure mai, ripetiamolo pure, mai nella storia della Repubblica Italiana era mai capitato che la maggioranza non presentasse nemmeno uno, nemmeno mezzo, un accenno, emendamento alla documento economico finanziario, la legge per eccellenza, l’atto di governo supremo per un esecutivo. Mai.

Capiterà quest’anno. E sarà il Governo Meloni e la sua Maggioranza a renderlo possibile.

Cosa aspettarsi? Un’Aula muta, evidentemente.

Venendo al dato istituzionale,  così facendo il Parlamento abdica al proprio ruolo: l’Italia, a norma di Costituzione, è a tutt’oggi una Repubblica Parlamentare, eppure non basta certo che una norma sia scritta perché essa sia anche applicata, ed infatti stiamo per assistere alla disapplicazione consenziente della Costituzione da parte dei parlamentari stessi. Un vulnus, come si suol dire in questi casi.

D’altra parte, invece, vi è anche chi celebra il raggiungimento di questo traguardo: la maggioranza è stata così capace ed ha svolto un lavoro sì certosino da garantire a sé stessa ed al proprio Governo una navigazione oltremodo tranquilla perfino lungo le solitamente forche caudine della sessione di bilancio.

E ancora, dicono costoro: niente maxi emendamento, eh no! Perché si, di solito, dopo un mese e più di dibattito la maggioranza del momento chiudeva la discussione con un emendamento abnorme che conteneva tutti gli emendamenti valutati in una qualche maniera ammissibili -che fossero della maggioranza stessa così come della opposizione, ma questo assai di rado-, vi poneva la fiducia e tutto veniva approvato.

Anche questo, dopotutto, non era un segnale di buona salute per la repubblica parlamentare.

Ma d’altronde che dire?! Sempre lunedì 30 ottobre, mentre si raggiungeva l’accordo per la non presentazione di emendamenti alla legge di bilancio, si chiudeva anche il cerchio riguardo alla riforma costituzionale della Ministra Alberti Casellati: alle prime informazioni trapelate -premierato forte, con elezione diretta, obbligo del Presidente della Repubblica di indicazione e non più di nomina, peraltro un dovere ad andare ad elezioni in caso di caduta del Governo- pare chiaro che siano state già ben due le campane a morto per la Repubblica Parlamentare in Italia.

Ci vediamo alla prossima puntata di questa agonia del Parlamento. Per ora conosciamo i congiurati, susseguitesi nel corso di questi anni tra personalizzazione della politica e dei partiti, riforme eccessivamente invasive, demagogia e tagli di parlamentari. Chi saranno gli assassini definitivi? Al prossimo atto.

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