Prosegue il progetto per il monitoraggio del lupo sull’altopiano

Oltre 3000 i dati di posizione di Cimbra registrati in quattro mesi

Sirio, il lupo del Grappa radiocollarato
Sirio, il lupo del Grappa radiocollarato

Prosegue con successo il progetto sperimentale finanziato dalla Regione Veneto in collaborazione con l’Università di Sassari per la gestione proattiva del lupo mediante telemetria satellitare. L’obiettivo principale del gruppo di esperti coinvolti è acquisire dati sul comportamento predatorio del lupo sia verso i domestici che verso i selvatici e sperimentare dei sistemi tecnologici di rilevamento, virtual fences e sensori di prossimità, utilizzabili per prevenire attacchi, utilizzando una tecnologia mai usata in Europa. Il progetto si prefigge inoltre di sanare la frattura creatasi tra allevatori e lupi cercando un punto di incontro e garantendo la massima trasparenza nella comunicazione dei dati raccolti a tutte le categorie coinvolte.

Gli strumenti attualmente in utilizzo sono prototipi che potrebbero potenzialmente essere messi in produzione da alcune ditte a partire già dai prossimi mesi“, spiega Duccio Berzi, tecnico faunista che da anni si occupa di attività di monitoraggio del lupo e che fa parte del progetto in questione. “Per le catture dei lupi, il nostro obiettivo è di formare il personale delle istituzioni locali per poter continuare in autonomia una volta finita la sperimentazione”.

La tecnologia protagonista del progetto, unico ad utilizzarla nel contesto alpino, è basata sulla telemetria, che fornisce dati di posizionamento geografico dell’animale, indispensabili per capire comportamenti e abitudini tipici degli esemplari presenti sul territorio.

Il progetto, che comporta un contributo annuo di Regione Veneto di circa 50 mila euro, è attualmente l’unico che prevede l’uso di radicollari in tutto l’arco alpino. Grazie ai radiocollari GPS di ultima generazione di cui vengono dotati gli esemplari catturati, è possibile seguire con estrema precisione i loro spostamenti, le attitudini, avvisare in tempo utile gli allevatori di un eventuale avvicinamento alle stalle e anche controllare la veridicità degli avvistamenti segnalati per evitare allarmismi, nocivi alla comunità.

Lo scorso lunedì 29 marzo abbiamo catturato il quarto lupo del Veneto. Si tratta di un animale che conosciamo da tempo, Sirio, il maschio riproduttivo del Grappa. Il 3 aprile Sirio si è nuovamente riunito al branco, composto dalla sua storica compagna Ivana (anche lei dotata di radicollare) e dai suoi quattro cuccioli“, racconta Berzi.

Poco dopo la metà di aprile il gruppo di esperti tornerà di nuovo sull’altopiano per tentare di catturare almeno un altro esemplare e ottenere così ulteriori informazioni utili sul branco, in vista della stagione di alpeggio.

Cimbra: la prima lupa monitorata

La prima lupa a cui è stato applicato il radiocollare in Altopiano si chiama Cimbra ed è stata catturata lo scorso novembre.

Mappa fix Cimbra
La mappa di alcuni punti in cui è stato registrato, grazie al radiocollare, il transito di Cimbra

In poco più di quattro mesi sono oltre 3000 i dati di posizione registrati, che danno utili indicazioni circa le sue abitudini. Dall’analisi di questi emerge che Cimbra risulta essere un elemento piuttosto marginale nel branco a cui si pensava appartenesse. Lo frequenta invece in termini opportunistici, seguendolo e sfruttandone le carcasse lasciate lungo il cammino, ma già prima dell’inizio del monitoraggio sembra restasse tendenzialmente distanziata.

È probabile che si tratti di un esemplare destinato ad andare in dispersione: infatti già un paio di volte si è spinta fino alla Lessinia, forse allo scopo di esplorare il territorio, per poi ritornare subito sull’altopiano, dove copre comunque grandi distanze ed è stata ripresa anche in compagnia di una volpe.

Lupi e prede

Il lupo è un animale che tende ad autoregolarsi come numero di componenti all’interno di un territorio in base alla disponibilità di prede. Sull’altopiano sembra che attualmente siano presenti tre branchi, in un numero complessivamente adeguato rispetto alla vastità del territorio.

Le prede predilette sono caprioli e mufloni, che tuttavia popolano ancora in gran numero l’altopiano. Il motivo per cui se ne incontrano di meno è che sono animali capaci di adattarsi alla situazione e, sembra strano dirlo ma è così, grazie al lupo imparano di nuovo a comportarsi da selvatici uscendo nelle ore crepuscolari ed essendo più schivi.

Diverso e ben più grave è invece il discorso sull’Appennino dove, nonostante l’alta densità di lupi e l’intensa attività venatoria, è necessario attuare misure di contenimento degli ungulati per evitare eccessivi danni all’agricoltura.

In media, un branco di lupi si nutre di poco meno di un ungulato al giorno, il che risulta piuttosto equilibrato rispetto alla popolazione dell’altopiano. “Grazie ai clusters di geolocalizzazione è possibile identificare dei siti di predazione che vengono analizzati da un gruppo di tecnici che da mesi risiede in Altopiano. In seguito al reperimento della carcassa, i tecnici compiono dei rilievi per conoscere lo stato di salute della preda, confrontando i campioni con quelli degli animali abbattuti durante la stagione venatoria, consegnati dai cacciatori locali. Dal confronto dei dati sarà possibile comprendere meglio aspetti del comportamento predatorio del lupo, in termini di scelta delle specie, delle classi d’età e valutare se il lupo effettivamente colpisce gli animali che dal punto di vista sanitario hanno dei problemi o meno”. Lo stesso approfondimento viene eseguito sui lupi del Grappa, anche in quel contesto grazie alla stretta collaborazione con il mondo venatorio.

Lupo e cani da compagnia

Così come per gli allevatori, anche per tutto il resto della comunità vale la necessità di un’educazione mirata ad evitare di entrare nelle mire predatorie del lupo, mettendo in pratica alcuni accorgimenti utili.

Recentemente si sono registrati degli episodi in cui i cani a spasso con i padroni sono stati aggrediti dai lupi. “Si tratta di un fenomeno legato principalmente alla territorialità – spiega Duccio Berzi e alla stagione tipicamente votata alla riproduzione.” Fondamentale diventa in questo caso tenere il cane al riparo in un luogo chiuso e utilizzare sempre il guinzaglio durante le passeggiate, come d’altra parte prevede anche la legge, ma anche monitorare con estrema attenzione la situazione.

Qualora il lupo dovesse interiorizzare la facilità del reperimento di prede nei pressi delle case, potrebbe infatti innescarsi un comportamento seriale di specializzazione nella predazione del cane e ciò renderebbe naturalmente necessario un intervento da parte delle autorità.
Fino ad ora, tuttavia, anche l’incontro diretto con alcuni esemplari non ha prodotto reazioni aggressive, così come accaduto anche ieri ad uno dei nostri lettori (leggi qui la notizia), e lascia ben presagire per una convivenza possibile tra uomo e lupo.

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