L’8 marzo non è una data da consumare in fretta tra frasi di circostanza, mimose e ritualità svuotate dal tempo. È, semmai, un giorno che obbliga a fermarsi. A guardare con onestà il cammino compiuto e soprattutto, quello che resta ancora da fare. Perché parlare delle donne oggi significa parlare di diritti, di responsabilità, di libertà, di opportunità reali. Ma significa anche, più semplicemente e più profondamente, parlare di valore.
C’è un punto che, da uomo, ho sempre sentito con grande chiarezza: nella vita e nel lavoro non ho mai cercato scorciatoie rassicuranti né comode appartenenze. Ho cercato persone capaci, forti, sensibili, intelligenti. E molto spesso queste persone sono state donne. Non per una scelta ideologica, non per inseguire una bandiera, ma per una ragione molto più concreta: in quel momento erano, semplicemente, le migliori con cui costruire qualcosa di serio, vero, duraturo.
È una convinzione che mi accompagna da sempre e che oggi ritrovo, con ancora maggiore forza, nella grande avventura di Gruppo Media Sette e 7 Comuni Online. Un percorso importante, impegnativo, carico di responsabilità, nel quale un ruolo decisivo lo ha la mia socia Valentina Costantin: amministratrice della società, co-founder e senior editor della testata, nonché una delle colonne portanti dell’intero progetto.
Affidarsi a lei non è stato un gesto simbolico. Non è stata una scelta “perché donna”. È stata una scelta perché era quanto di meglio si potesse trovare sul territorio. Per competenza, affidabilità, equilibrio, determinazione, lucidità e visione. Per quella capacità rara di tenere insieme la concretezza del fare e il senso più profondo delle cose. Per la serietà con cui affronta ogni passaggio e per la forza, mai esibita ma sempre presente, con cui sa reggere il peso delle responsabilità.
E forse è proprio questo il punto più importante, anche nel giorno dell’8 marzo. La vera conquista non è celebrare una donna come se fosse un’eccezione. La vera conquista è riconoscere che tutto questo dovrebbe essere la normalità. Dovrebbe essere normale che una donna sia chiamata a guidare, decidere, amministrare, costruire. Dovrebbe essere normale che venga scelta per il suo valore e non tollerata come concessione. Dovrebbe essere normale che il merito non abbia bisogno di spiegazioni aggiuntive.
Per questo, guardando alla nostra realtà, sento anche un orgoglio particolare. Perché nel nostro piccolo, ma con assoluta convinzione, stiamo provando a essere esattamente questo: un esempio di normalità. Non un’eccezione da esibire, non una medaglia da appuntarsi al petto, ma il segno concreto di come dovrebbero andare le cose quando si mette davvero al centro la qualità delle persone.
E qui il pensiero si fa inevitabilmente più personale. Perché quando parlo di Valentina non parlo soltanto di un ruolo o di una funzione aziendale. Parlo di una presenza preziosa, di una persona su cui so di poter contare; affidarmi alla sua competenza mi rende profondamente tranquillo nel condividere con lei questo importante cammino. E questa fiducia, prima ancora che professionale, è umana. Nasce dalla stima, ma anche da qualcosa di più profondo: dalla consapevolezza che certi percorsi diventano possibili davvero solo quando accanto hai le persone giuste.
L’8 marzo serve allora anche a questo: a ricordarci che il riconoscimento non è una gentile concessione, ma un atto dovuto. E che il futuro non si costruisce a parole, ma nelle scelte quotidiane, nei ruoli che si affidano, nella credibilità che si riconosce, nello spazio che si apre. Le donne non hanno bisogno di essere celebrate una volta all’anno. Hanno bisogno, ogni giorno, di non dover dimostrare due volte ciò che gli uomini troppo spesso possono dare per scontato una volta sola.
Se c’è un messaggio che oggi sento di consegnare è proprio questo: il valore delle donne non va difeso soltanto per appuntarsi un’ipocrita medaglia di inclusività (che fa tanto “figo” in questo periodo). Va riconosciuto sempre, con naturalezza, con rispetto, con coerenza. Nella società, nel lavoro, nelle istituzioni, nelle famiglie, nell’informazione. Ovunque si decida il presente e il futuro di questo paese.
E allora sì, questo 8 marzo merita di essere vissuto fino in fondo. Non come una parentesi, ma come una presa di coscienza. Perché ogni volta che una donna viene scelta per ciò che vale, ogni volta che le viene riconosciuta autorevolezza senza paternalismi, ogni volta che la sua forza viene considerata normale e non straordinaria, facciamo tutti, ripeto, TUTTI un grande passo avanti.
Buon 8 marzo a tutte le donne, di cuore.
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