|
Ascolta l'articolo
|
Con la delibera del 28 ottobre il Consiglio comunale di Gallio ha stabilito che dal 1° gennaio 2027 anche chi pernotta nelle sue strutture ricettive verserà l’imposta di soggiorno. L’amministrazione ha scelto di accompagnare il passaggio convocando gli operatori in Sala consiliare per l’11 novembre, con la possibilità di collegarsi a distanza per chi non potrà essere presente. Si può leggere la decisione come l’ennesimo prelievo scaricato sul turismo, ma credo sia più corretto vederla come il riallineamento di un comune che finora era rimasto fuori da un sistema che in altri comuni dell’Altopiano funziona già da anni.
Quando alla fine del 2022 Roana seguì la strada tracciata da Asiago, su queste pagine raccogliemmo alcune preoccupazioni dell’allora minoranza. La più sentita nelle frazioni era che una parte dei turisti avrebbe preferito le località vicine dove l’imposta non si pagava. Quattro anni dopo l’Osservatorio della Camera di Commercio di Vicenza fotografa un quadro diverso. Nei primi otto mesi del 2026 l’Altopiano registra arrivi in crescita del 9,2% e presenze dell’1,6% mentre la provincia arretra e arriva a raccogliere da solo più di un pernottamento su tre dell’intero Vicentino.
La fuga temuta allora non c’è stata: quella crescita è maturata in un Altopiano dove Asiago e Roana applicano l’imposta da anni. Del resto il turista ci è ormai abituato, perché la trova in quasi tutte le località che frequenta, dal mare alle città d’arte fino alle montagne vicine. Chi sceglie i Sette Comuni per una settimana sulla neve o un fine settimana tra le malghe la mette in conto come il parcheggio o lo skipass, senza che qualche euro a notte cambi la destinazione.
Il punto, semmai, riguarda chi paga oggi ciò che il turista usa. Piste, sentieri, eventi, decoro dei centri e manutenzione del territorio sono servizi di cui gli ospiti godono ogni giorno e finora sono stati sostenuti quasi per intero dal bilancio di una comunità di poche migliaia di residenti. L’imposta trasferisce una piccola parte di quel costo su chi ne beneficia per qualche giorno, che è esattamente lo scopo per cui il legislatore l’ha pensata.
La legge, del resto, lascia poco spazio agli usi impropri. La Corte dei conti del Veneto lo ha chiarito rispondendo a un sindaco che voleva usare parte del gettito per ridurre la TARI alle attività economiche: quelle risorse servono a finanziare in modo diretto il turismo e gli interventi collegati. Usarle per la fiscalità generale non è consentito, perché sono vincolate a finalità precise. Per gli albergatori di Gallio questo vincolo è una garanzia più che una minaccia, dato che ogni euro raccolto dovrà tornare sotto forma di servizi, promozione o cura dei luoghi di cui vivono.
Gallio non rischia nemmeno di mettersi fuori mercato. In Italia i comuni che applicano l’imposta sono passati dai 1.013 del 2023 ai 1.389 del 2025. Le destinazioni di montagna con cui l’Altopiano si contende gli stessi ospiti, a partire da quelle del vicino Trentino, la chiedono da tempo. Chi teme la concorrenza dei vicini ha più di un motivo per guardare oltre il proprio confine comunale prima di preoccuparsi.
C’è poi una questione di equità che riguarda gli stessi operatori. L’incontro dell’11 novembre è rivolto a tutta l’ospitalità, compresi gli appartamenti in locazione turistica. Le procedure passeranno dal portale StayTour, che porterà sotto le stesse regole chi affitta per pochi giorni e l’albergo che da sempre fa i conti con controlli e adempimenti. Un’imposta applicata in modo uniforme contribuisce a far emergere un pezzo di ospitalità che sull’Altopiano conosciamo bene.
Le critiche del 2022 contenevano però una lezione che Gallio farebbe bene a tenere a mente. L’opposizione di Roana denunciava soprattutto il mancato confronto con gli albergatori e un territorio che sul turismo continuava a muoversi diviso. Aver cominciato da un incontro con gli operatori è un buon segnale. La fiducia, però, si costruirà negli anni successivi, quando il Comune dovrà rendere conto con chiarezza di quanto ha incassato e di dove lo ha investito. Servirà anche la disponibilità a sedersi allo stesso tavolo con Asiago, Roana e gli altri comuni per decidere insieme come usare risorse che, sommate, cominciano a essere quelle di una destinazione.
Un’imposta, una volta istituita, difficilmente viene tolta, ammoniva allora un consigliere di minoranza. Aveva ragione, motivo in più per imparare presto a spenderla bene.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Siamo presenti anche su TELEGRAM, iscriviti al nostro gruppo per rimanere aggiornato e ricevere contenuti in esclusiva: https://t.me/settecomunionline




















