La prossima Alps Hockey League nasce con un quadro più definito e con un livello competitivo destinato ad alzarsi. La stagione 2026/27 del campionato transnazionale scatterà a settembre e vedrà al via 14 formazioni, una in più rispetto all’ultima annata. Alla conferma del Merano, inizialmente in bilico dopo il termine d’iscrizione non rispettato, si aggiunge infatti il ritorno dell’EC-KAC Future Team, formazione di Klagenfurt che rientra nella lega dopo due anni di assenza.
Per l’Hockey Club Asiago sarà una stagione di verifica tecnica e di conferma. I giallorossi ripartono da campioni d’Italia in carica e saranno nuovamente una delle sette squadre italiane inserite nella doppia corsa: quella internazionale della Alps Hockey League e quella nazionale della IHL Serie A, collegata alla prima fase del campionato.
Le sette formazioni italiane in lotta per lo Scudetto 2026/27 saranno Asiago, Rittner Buam, Cortina, Vipiteno, Unterland, Merano e Gherdeina. Un gruppo che sintetizza bene il peso dell’hockey italiano all’interno della lega. Da un lato c’è l’Asiago, tornato protagonista nazionale dopo il passaggio dall’ICE Hockey League all’Alps. Dall’altro ci sono il Gherdeina, fresco vincitore del titolo Alps e il Merano, finalista dopo una rimonta che ha cambiato la percezione tecnica della squadra.
La novità più rilevante per la corsa tricolore riguarda la formula. Dopo la Final Four di Milano, lo Scudetto tornerà ad essere assegnato con semifinali e finali al meglio delle tre partite. Un formato più selettivo, meno esposto all’episodio secco e più adatto a misurare profondità del roster, tenuta mentale, gestione delle rotazioni e capacità di adattamento tra una gara e l’altra.
Per l’Asiago questo significa una cosa precisa: non basterà arrivare al momento decisivo in buona condizione. Servirà costruire continuità lungo tutta la prima parte di stagione, perché la classifica Alps inciderà anche sul percorso nazionale. La squadra dovrà quindi tenere insieme due piani: rendimento nella lega internazionale e posizionamento utile per la fase Scudetto.
La conferma di John Parco alla guida tecnica va letta proprio in questa direzione. L’Asiago sceglie la continuità dopo una stagione chiusa con il titolo italiano e riparte da uno staff che conosce ambiente, gruppo e richieste del campionato. Accanto a Parco resta Mirko Bianchi nel ruolo di assistant coach. Una scelta che dà stabilità al progetto tecnico e permette di lavorare su principi già assimilati: aggressività sul forecheck, transizioni rapide, attenzione alla fase difensiva e valorizzazione del nucleo italiano.
Il tema della prossima stagione sarà anche quello della gestione. Una Alps a 14 squadre comporta un calendario più denso e più articolato. Il ritorno del Klagenfurt Future Team aggiunge una formazione giovane, fisica e legata a un sistema di sviluppo di alto livello. Non sarà solo una questione numerica. Più partite, più trasferte e più incroci internazionali aumenteranno il peso della profondità del roster e della capacità di distribuire minuti senza abbassare l’intensità.
L’Asiago dovrà quindi lavorare su tre livelli. Il primo riguarda la solidità difensiva, fondamentale in un campionato nel quale le squadre più organizzate riescono spesso a ribaltare serie e pronostici. Il secondo riguarda gli special team, power play e penalty killing, che nei playoff diventano spesso la differenza tra una squadra competitiva e una squadra vincente. Il terzo riguarda la produzione offensiva distribuita, perché una stagione lunga non può dipendere solo da una linea o da pochi giocatori ad alto impatto.
Il precedente dell’ultima Alps Hockey League è significativo. Il Gherdeina, undicesimo al termine della regular season, ha attraversato pre-playoff e playoff fino al titolo, battendo il Merano nella finale tutta altoatesina. Un percorso che dimostra quanto la Alps sia diventata una lega difficile da leggere solo attraverso la classifica della prima fase. Conta il piazzamento, ma conta ancora di più arrivare al momento decisivo con automatismi chiari, condizione fisica e fiducia.
Anche il Merano cambia status. Dopo una stagione regolare chiusa al decimo posto, le Aquile hanno costruito una rimonta fino alla finale e si presenteranno alla nuova annata non più come sorpresa ma come squadra da rispettare. La conferma dell’iscrizione ha un valore sportivo e politico per l’intero movimento, perché mantiene sette squadre italiane nel campionato e conserva una piazza tradizionale all’interno della lega.
Il presidente dell’HC Merano/o Pircher, Stefan Kobler, ha spiegato così il momento del club: «Successo e delusione sono spesso molto vicini l’uno all’altro. Lo abbiamo sperimentato la scorsa stagione, passando dal decimo posto al secondo posto in campionato. Dopo un anno di successi, vogliamo proseguire il nostro percorso di crescita». Parole che fotografano una società intenzionata a stabilizzarsi nella parte alta del campionato.
Anche il commissario dell’Alps Hockey League, Michael Suttnig, ha sottolineato l’importanza della permanenza meranese: «Siamo molto lieti di mantenere nella nostra lega l’attuale seconda classificata. Merano è una sede tradizionale dell’hockey su ghiaccio e una parte importante dell’Alps Hockey League».
Nel quadro italiano il Renon ripartirà da vicecampione d’Italia e con la volontà di rientrare subito nella lotta per il titolo. Il Cortina resta una piazza strutturata e abituata a competere. Vipiteno e Unterland rappresentano due realtà capaci di togliere punti a chiunque, soprattutto in una stagione regolare in cui la continuità pesa quanto gli scontri diretti. Il Gherdeina, da campione Alps, partirà invece con una nuova responsabilità tecnica: confermare il livello raggiunto nei playoff.
Per l’Asiago la prospettiva è chiara. La stagione 2026/27 non sarà soltanto la difesa dello Scudetto. Sarà il primo vero banco di prova dopo il ritorno al vertice italiano. La squadra giallorossa dovrà dimostrare di saper restare competitiva in una lega più ampia, con avversarie italiane cresciute e con una concorrenza internazionale che obbliga a giocare ogni sera con intensità.
L’Hodegart tornerà così al centro di una stagione che si annuncia tecnica, fisica e lunga. L’Asiago parte con il peso del titolo e con una struttura sportiva che punta sulla continuità. Il margine tra conferma e arretramento sarà sottile. In una Alps Hockey League sempre più equilibrata, il dettaglio farà la differenza: una superiorità numerica, una rotazione in più, una gestione corretta dei portieri, una risposta dopo una sconfitta. È su questo terreno che i campioni d’Italia dovranno costruire la loro nuova corsa.
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