Turismo, l’Altopiano traina il vicentino: arrivi in crescita del 9,2% mentre la provincia arretra

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In un’economia provinciale che alterna segnali di ripresa e difficoltà strutturali, l’Altopiano dei Sette Comuni si distingue per la crescita del turismo. Mentre il territorio vicentino registra una contrazione sia degli arrivi sia delle presenze, il comprensorio altopianese procede in controtendenza, confermando il proprio peso strategico nell’economia turistica della provincia. È quanto emerge dall’Osservatorio sull’economia e il lavoro della Camera di Commercio di Vicenza, aggiornato al 26 ottobre 2026, che fotografa l’andamento delle imprese, dell’occupazione, del commercio e dei principali settori produttivi.

Il dato più significativo riguarda proprio il turismo. Nei primi otto mesi del 2026 l’Altopiano ha registrato un incremento del 9,2% degli arrivi e dell’1,6% delle presenze, un risultato particolarmente rilevante se confrontato con quello dell’intera provincia, dove gli arrivi sono diminuiti dell’1,4% e i pernottamenti del 3,2%.

Ma è soprattutto il peso dell’Altopiano sul totale provinciale a evidenziare l’importanza del territorio: il comprensorio concentra da solo il 16% di tutti gli arrivi turistici del Vicentino e addirittura il 35,8% delle presenze. In altre parole, più di un pernottamento su tre registrati nelle strutture ricettive della provincia avviene sull’Altopiano dei Sette Comuni.

Un dato che racconta non soltanto la capacità di attrarre visitatori, ma anche quella di trattenerli sul territorio, con ricadute economiche che interessano alberghi, strutture extralberghiere, ristoranti, pubblici esercizi, negozi e l’intero sistema dei servizi collegati all’accoglienza.

Accanto all’Altopiano, anche Bassano del Grappa presenta risultati positivi, con arrivi in crescita del 3,9% e presenze dell’1,8%, sostenuti anche dal richiamo di iniziative culturali e musicali. Più difficile la situazione del capoluogo, dove gli arrivi diminuiscono del 5,5% e le presenze del 7,7%.

Per l’Altopiano questi numeri confermano la centralità del turismo nell’economia locale, ma richiamano anche l’importanza di continuare a investire nella qualità dell’offerta, nella valorizzazione delle risorse naturali, negli eventi e nella capacità di rendere attrattivo il territorio durante tutto l’anno.

Il rapporto camerale evidenzia però un quadro economico provinciale più complesso, nel quale non tutti i settori riescono a tenere il passo. A fine giugno 2026 le imprese attive come sedi in provincia erano 78.466, in diminuzione dello 0,2% rispetto all’anno precedente, anche se il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni non d’ufficio nel primo semestre rimane positivo per 392 unità.

A soffrire maggiormente sono le realtà di piccole dimensioni. Le microimprese, quelle con meno di dieci addetti, registrano una diminuzione dell’1,6% sia delle unità locali sia dell’occupazione. Un fenomeno che merita attenzione anche nei territori a forte vocazione turistica e commerciale, dove il tessuto economico è tradizionalmente caratterizzato da attività familiari e imprese di dimensioni contenute.

Il commercio al dettaglio continua infatti a perdere terreno, con 179 unità locali in meno nell’arco di dodici mesi, pari a una contrazione dell’1,6%. Una tendenza che riflette le trasformazioni delle abitudini di acquisto, la concorrenza dei canali digitali e le difficoltà legate ai costi di gestione.

All’interno del terziario emergono tuttavia segnali positivi. Crescono le attività legate alla salute, con un incremento del 6,6% delle unità locali, i servizi finanziari, che avanzano del 9,8%, e le attività direzionali e di consulenza, in aumento del 15,1%. Positivo anche il comparto dell’alloggio, con un incremento del 3,6% delle unità locali, un segnale coerente con la crescente importanza dell’economia dell’ospitalità.

Sul fronte occupazionale, nel primo semestre del 2026 le assunzioni provinciali sono state 53.910, l’1,2% in più rispetto all’anno precedente. A crescere sono soprattutto i contratti a tempo determinato, che rappresentano il 54,1% delle nuove assunzioni, mentre quelli a tempo indeterminato diminuiscono del 3,5%. Una situazione che mette in evidenza il permanere di una forte componente di precarietà, particolarmente significativa anche nei settori caratterizzati dalla stagionalità.

Segnali incoraggianti arrivano invece dall’industria, con una produzione cresciuta del 2,6% su base annua nel secondo trimestre e un export che, nei primi sei mesi, ha raggiunto gli 11,62 miliardi di euro, in aumento del 2,3%.

Nel quadro di un Vicentino che cerca nuovi equilibri economici, l’Altopiano di Asiago si conferma dunque uno dei territori più dinamici sul fronte turistico.

La sfida sarà ora trasformare questa capacità di attrazione in uno sviluppo sempre più stabile e diffuso, affinché i risultati del turismo possano tradursi in benefici duraturi anche per il commercio, l’occupazione e le piccole imprese dei Sette Comuni.

L’infografica

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