Soccorsi in montagna, cambia tutto: chi li chiama senza motivo rischia di pagare il conto

Le nuove regole riguardano gli interventi della Guardia di Finanza: nessun costo per chi è realmente in pericolo, ma in caso di richiesta immotivata o ingiustificata possono essere addebitate le spese di uomini e mezzi impiegati.

Quando si è in montagna e ci si trova davvero in difficoltà, la regola resta una sola: chiedere aiuto senza esitazione. Le nuove disposizioni sui soccorsi della Guardia di Finanza non introducono infatti un pagamento generalizzato per chi lancia un allarme. A cambiare è piuttosto il trattamento delle richieste che, una volta ricostruite le circostanze, risultino prive di una reale giustificazione.

La novità è entrata in vigore nel 2026 e riguarda gli interventi di ricerca, soccorso e salvataggio effettuati dalle Fiamme Gialle. La legge prevede che il costo possa essere richiesto a chi ha determinato l’intervento quando l’evento è imputabile a dolo o colpa grave, oppure quando la richiesta di soccorso è risultata immotivata o ingiustificata.

Un aspetto è però fondamentale: prima si soccorre, poi si valuta. La richiesta di aiuto non viene infatti sottoposta a un controllo prima dell’intervento. Se una persona è realmente in pericolo, oppure teme concretamente per l’incolumità di qualcun altro, deve continuare a chiamare i soccorsi. Saranno successivamente ricostruite le circostanze che hanno reso necessario l’intervento.

La questione assume particolare importanza in montagna, dove una richiesta di soccorso può mettere in movimento una macchina composta da uomini, mezzi e attrezzature specializzate. Il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza opera da decenni nella ricerca e nel soccorso in ambiente montano, anche in collaborazione con gli altri soggetti che fanno parte del sistema di emergenza.

Dietro un intervento possono esserci ore di lavoro e l’impiego di personale specializzato, unità cinofile, mezzi terrestri, droni, elicotteri e altri strumenti. Una richiesta infondata può quindi impegnare risorse che, nello stesso momento, potrebbero essere necessarie per una persona realmente in difficoltà.

Ed è proprio questo il motivo della nuova disciplina: non scoraggiare chi ha bisogno di aiuto, ma cercare di evitare che le risorse destinate al soccorso vengano mobilitate senza una ragione concreta.

Quanto può costare un intervento

A stabilire concretamente i costi è stato il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 24 luglio 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 agosto. Il provvedimento stabilisce i corrispettivi dovuti per gli interventi di ricerca, soccorso o salvataggio della Guardia di Finanza nei casi previsti dalla legge.

Il tariffario tiene conto delle diverse componenti dell’intervento: personale, mezzi e attrezzature. Per il personale le tariffe sono calcolate sulla base delle qualifiche e delle ore di impiego, mentre per alcuni mezzi il costo viene determinato in funzione dell’utilizzo.

Particolarmente rilevante può essere l’impiego dei mezzi aerei. Un’operazione che richieda un elicottero o un altro aeromobile comporta infatti costi decisamente superiori rispetto al semplice impiego di personale a terra. Anche i mezzi terrestri e navali hanno tariffe specifiche.

Non significa, però, che una persona che chiama il soccorso e poi viene raggiunta da un elicottero debba automaticamente pagare migliaia di euro. L’addebito scatta solo quando vengono accertate le condizioni previste dalla normativa.

La legge di Bilancio 2026 ha inoltre previsto disposizioni analoghe, alle condizioni stabilite dalla legge, per interventi di ricerca, soccorso e salvataggio effettuati da altre amministrazioni, tra cui Polizia di Stato, Carabinieri e, per quanto compatibile, Guardia costiera e Vigili del fuoco.

Il messaggio, soprattutto per chi frequenta la montagna, resta quindi semplice: in caso di reale pericolo non bisogna mai esitare a chiedere aiuto. La priorità continua a essere quella di salvare una vita. Le nuove regole intervengono invece su chi attiva deliberatamente o senza giustificazione una complessa macchina di soccorso, chiamando uomini e mezzi senza che ce ne sia realmente bisogno.

In montagna, dove il tempo può fare la differenza tra una situazione gestibile e un’emergenza grave, anche una telefonata può diventare decisiva. Ma proprio per questo il sistema ha bisogno che gli allarmi siano il più possibile reali e circostanziati.

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