Carenza di medici di famiglia in provincia di Vicenza: interrogazione della Luisetto (PD)

Il caso più recente si è verificato nel quartiere dei ferrovieri a Vicenza dove 4.000 
residenti, nel mese di maggio, si sono ritrovati da un giorno all’altro senza un medico di famiglia e attualmente devono far riferimento alla guardia medica per far fronte alle loro necessità basilari. Ma in tutta la provincia la situazione è allarmante: le zone carenti sono infatti 143, un numero che è secondo solo al territorio veronese. L’assessore regionale alla Sanità sta valutando tutte le soluzioni possibili per rimediare ad un quadro che è in costante peggioramento?“.
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A chiederlo con un’interrogazione è la consigliera regionale del PD Veneto, Chiara Luisetto.
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Si stima che il numero complessivo dei medici di medicina generale pensionandi nella sola
 provincia di Vicenza tra il 2021 e il 2025 sarà di 283. Un fenomeno che inizialmente riguardava molti piccoli e medi centri, ormai completamente sguarniti di medici di medicina generale e che ora interessa anche la città capoluogo dove si sono verificati disservizi e la chiusura di ambulatori e centri medici in più quartieri della città. Tutto ciò comporta enormi disagi, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, come anziani e disabili che si vedono costretti a rivolgersi alle strutture ospedaliere e ai Pronto Soccorso, sempre più sovraccarichi“.
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Secondo l’esponente vicentina “il massimale individuale pari a 1.500 assistiti rappresenta di per sé una soglia critica difficilmente gestibile dai medici di medicina generale. E in più i tempi di attuazione dei provvedimenti di riforma della sanità territoriale che prevedono la realizzazione delle Case e degli Ospedali di Comunità non possono costituire una soluzione a breve termine. Sono, quindi, più che mai necessari provvedimenti contingenti. Tra questi l’attivazione di medicine di gruppo integrate e micro-team (attraverso il supporto di personale  di segreteria, infermieristico e di locali per ambulatori). Ed inoltre il riconoscimento di incentivi ai medici che lavorano e scelgono di lavorare in aree ‘disagiate’. Senza dimenticare la promozione della telemedicina e l’ammodernamento tecnologico. Attorno a queste soluzioni – si chiede in conclusione – è in corso una valutazione e la volontà di agire concretamente?“.

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C. stampa

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